|
“ Stasera ti porto a vedere i pompieri. Li conosci i pompieri?” “No, non conosco pompieri.” “Ecco: quella è la caserma dei pompieri; quello è il cartello dove sta scritto CASERMA DEI POMPIERI e quell’ombra dietro la finestra è l’ombra di un pompiere. Ora sai cosa sono i pompieri!” “Ora so che sei scemo. Quando finirai di fare lo scemo?” “Come?..Sei una delle poche persone privilegiate che ho portato a vedere i pompieri e ti lamenti? Allora ti porto a vedere i distributori di benzina. Ecco lì un distributore di benzina!” Frenò di scatto, facendola sobbalzare sul sedile e lei gridò di paura. Il riso di Guglielmo era un lampo bianco tra la peluria nera del viso. (Immagine correlata) I lampioni del distributore brillavano intensamente, pertanto Gianna credette opportuno chiedere: “Non c’erano altri posti dove fermarti?.. Ci stanno guardando tutti!…” Nell’auto faceva molto caldo ma lei l’abbracciò lo stesso e lo accarezzò a lungo, felice per la sensazione di quiete e di sicurezza che quel contatto sempre le procurava. Quando la quiete si mutò in desiderio e i due non seppero più sopportare l’afa e le costrizione dei sedili, scesero, quasi barcollando, per andare a baciarsi lungo il canale, appoggiati alle baracche di lamiera dei barconi che rimbombavano ai loro movimenti. Ad ogni rimbombo, Gianna cercava di fuggire imbarazzata e lui la inseguiva ridendo, accaldato e spettinato, con l’urgenza di gustare il corpo grande e maturo di lei. Tra i baci, lei lo guardava, considerando con tenerezza quanto di grande avesse in sé quel piccolo uomo robusto e quanto avrebbero potuto donarsi reciprocamente se il destino li avesse fatti incontrare qualche anno prima; ancor prima che il tempo avesse segnato per loro, sul suo grande registro, programmi e traguardi piuttosto divergenti. Quando, un po’ abbracciati e un po’ per mano, tornarono alla macchina, il lieve odore di putredine che saliva dall’acqua ferma cominciò a infastidirli, come le sciabolate dei fari dei càmions che cercavano un parcheggio notturno, davanti ai supermercati. (Immagine correlata) Allora Guglielmo decise di portarla con sé, nel suo mondo di ogni giorno; il grande capannone da lavoro, odoroso di legname, ingombro di tavoli e di tavole. Sulle grandi finestre dai vetri polverosi, le luci delle case dirimpetto rimbalzavano, senza penetrare, come per non violare il segreto delle due creature, un po’ patetiche, che si muovevano quasi a tentoni nell’angolo più nascosto del locale. Gianna si sdraiò sul compensato, assaporando il piacere di sentire le membra completamente distese; il capo rovesciato all’indietro ed ogni sua fibra vibrante nell’attesa dello struggimento che la vicinanza del compagno le avrebbe procurato. Guglielmo aveva un modo particolare di darsi ritraendosi, di ostentare racchiudendosi a un tempo. Taceva, legato da timidezze e pudori. Forse scontentezze; forse tenaci ricordi di altri amori, più felici o più tormentati. Chissà!… Ogni volta, dopo l’amore, si assopiva (o fingeva di assopirsi) sopra di lei che, a stento, riusciva a trattenere i sensi, sempre più accesi, impigliandoli in una rete d’immensa tenerezza. Gianna gli era grata di poter, anche se per brave tempo, introdursi nella mente e nel cuore di lui, tanto grandi e tanto frequentati da altre mille creature, altre mille cose… (Immagine correlata) I suoi quadri, figure solitarie e contorte, appoggiati negli angoli, in attesa di essere portati alla luce, per narrare al mondo la storia di silenziose implorazioni; i ritratti dei figli, delle donne amate. Gli autoritratti, enigmatici e dai lineamenti marcati, come maschere che potessero difendere la sua intimità dalla curiosità altrui o potessero impedire a lui medesimo di guardarsi fino in fondo, negli occhi marroni mutevoli dal riso ad una tristezza infinita. Più tardi, Guglielmo si arrampicò a cogliere albicocche dalla pianta i cui rami si affacciavano sul cortiletto retrostante e le offrì a Gianna, gocciolanti dell’acqua della pompa. Dopo, le cercò un orecchino, ruzzolato tra i banchi, aiutandosi con un grande frammento di specchio che rifletteva raggi di luna sul pavimento… Le propinò pure qualche sberla affettuosa, mentendo sul fatto che si fosse dimostrata “dura come il compensato”….Ma lei non gli credette. Era convinta di essere con lui sempre dolce e gentile; perciò finse di mettere il broncio e, salita di nuovo in macchina, attese a lungo, con il motore acceso, che lui tirasse giù la serranda. (Immagine correlata) Quando se lo ritrovò accanto, era carico di frutta, fiaschi di vino e quadretti incorniciati. La vecchia bicicletta Ganna 1934, ripulita da Guglielmo con una miscela di petrolio e bitume, era rimasta appoggiata, appositamente per scoraggiare i ladruncoli, al muro della Questura. “Vuoi che ti accompagni io con la macchina ? Ce la farai?” Chiese Gianna preoccupata e anche desiderosa di rimanere ancora un poco con lui. “Vai.. vai, che hai poca benzina!” Era molto tardi e poi, fra tutti e due, non arrivavano a mettere insieme cinquemila lire. E nemmeno si baciarono prima di separarsi, perché alcuni questurini stavano sulla porta, con le mani in tasca, a godersi il frescolino notturno. Gianna ripartì senza voltarsi, per non vederlo arrancare sulla bici, carico e dondolante come un albero di Natale allestito fuori tempo. Alberta Rossana Bianchi |
|
Su www.albertarossana.com riceverai notizie riguardo simone romani e nuvole. Si trattano inoltre argomenti quali forte dei marmi. |