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(Poesia inedita di Virginio Bianchi) Febbraio. Ancora bioccoli di neve sulla pergola; ma pochi: sui pali neri, sui sarmenti. Il muro dell’orto ha la muffa bruna, la patina verde, a toppe. Nei solchi bruni, il poco tenero verde di fili stenti, le foglie marce, nere, arricciate, hanno concluso la danza ai piedi del muro. La gatta rossa salta da un palo a un sarmento – agile com’è – la coda ritta. Miagola; un lamento. Lei sa il perché. Lontano, l’ululato del cane nero. Lo so ch’è nero. Lo conosco. E’ un solitario. Vive in solitudine, a catena, nel canile. E’ un cane domestico, m’assomiglia. Ho il suo colore nell’anima. Ho l’anima nera. La catena alla strozza. Vivo nel canile. Vorrei abbaiare a questi giorni desolati, punteggiati di neve… spaventare la gatta e soffocare il suo lamento. Vorrei concertare col cane nero una canea assordante che spaccasse il piombo delle nubi… Ma, forse non so il perché. Tutto è latente, tutto è precluso – è certo – all’anima nera. Virginio Bianchi |
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