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(Scritta durante una mostra a Lido di Camaiore.) Si sono già accesi i lampioni, la pioggia qui scorre sul tetto e sento l’asfalto frusciare d’accordo con l’acqua del mare. Imbruna sulla passeggiata e i rari passanti bagnati s’infilano dentro i parcheggi o metton sul molo le barche agli ormeggi. Autunno già bussa alla porta; ma io non rispondo. Sono come morta. Più niente mi tocca da farmi tremare le vene; mi sono assuefatta alle pene, più volte delusa, distrutta, ferita, somiglio a una pietra rugosa che osserva degli altri la vita. (Immagine correlata) Tra poco le foglie cadranno tessendo tappeti sui prati di giallo e di bruno screziati. Tra poco al mattino, la brina verrà a ricoprire di trina la pelle del mondo. In fondo, potrei pur’io rivestirmi di brina e star delle foglie al di sotto usandole come cappotto. Non sono una pietra ambiziosa: non voglio trinati da sposa o un cappotto rosso. Mi scrollo di dosso qualunque elemento, spazzata da vento, lavata dall’acqua piovana, io, pietra spugnosa, un po’ strana: poggiata sull’orlo di un tetto di cotto, che al primo uragano, potrebbe cadere di sotto… Alberta Rossana Bianchi (Immagine correlata) |
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