BRUNETTA PUCCINELLI - PITTRICE

Sugli antichi colli di Massarosa a monte della via Sarzanese e dai quali si vede il mare,
si trovano Bargecchia, Corsanico e Mommio Castello; paesini arroccati in alto, dove, un tempo, mancando ogni altra forma di intrattenimento collettivo, fuorché le funzioni religiose, a sera gli anziani erano soliti raccontare storie intorno al focolare.
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Accadimenti vissuti, tramandati oralmente da generazioni ma anche e soprattutto, gesta eroiche di castellani e cavalieri immaginari ; ed infine le fiabe, popolate di dame fiere e gentili e di fate, gnomi e folletti dispettosi.


Racconti carichi di mistero e di magia, ed i più piccini tra gli ascoltatori, con gli occhi sgranati che brillavano davanti alla fiamma, tardavano poi a prendere sonno per scrutare fantasticando le ombre ballerine che le candele accese creavano sui muri grigi delle camere da letto.

Scarsi gli abitanti ed i mezzi di comunicazione con la pianura ; quando non c’erano a soffiare i forti venti che s’incrociano lassù, oltrepassato il centro di Corsanico, il silenzio delle notti era denso e profondo: rarissime le voci o i passi.

Unici cantori, gufi o civette solitarie ogni tanto spezzavano l’immobilità di quel silenzio, finché alle prime luci del giorno, le campane delle chiese davano il segnale del risveglio e una musica celestiale si innalzava dall’organo della Chiesa di Corsanico, fugando le ultime ombre notturne ma non i sogni , che rimanevano per mischiarsi con la realtà delle persone più semplici e per arricchirne e colorarne la scialba quotidianità.

Poi era cambiata la vita nelle vecchie dimore ristrutturate e la corrente elettrica aveva già modificato profondamente le abitudini delle famiglie, quando, in una piccola casa proprio nei pressi della Chiesa di Corsanico, era nata Brunetta Puccinelli.

La popolazione era aumentata e graziose villette avevano arricchito le pendici dei colli. Ma l’ingenuità, la timidezza ed il misterioso riserbo degli oriundi del luogo ormai sembrava far parte del DNA di ogni nuovo nato, come un patrimonio acquisito per discendenza.
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Brunetta, che già nel nome ricorda valorosi cavalieri e dame medioevali e richiama profumi e sapori agresti di bacche, di more e di castagne, è cresciuta sofferente ma, per fortuna , assistita con amore dai congiunti e dai vicini.

Come svago e sollievo a lunghi periodi dolorosi dell’adolescenza, ha usufruito di svariate letture, tramite le quali si è creata un proprio mondo fantastico, favorita anche dall’aura magica e incantata che aleggiava nel paese, ed ha trovato in sé la forza e le armi giuste per sconfiggere il male.

Ora è una giovane, dolce signora, madre di un bambino biondissimo, come i reucci delle fiabe.
Anche il lavoro di Brunetta è legato all’Editoria e, principalmente, alla narrativa e alle letture per l’infanzia.

Inoltre, da quando la sua vita è cambiata in positivo, ella ha iniziato anche a dipingere.
Autodidatta in materia, è dotata naturalmente per il disegno, che affronta con mano leggera e sicura, creando figure dalle morbide rotondità, con abbondanza di elementi decorativi, sempre delicati e mai di cattivo gusto.

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Ed ha imparato a trattare l’acquerello come ben pochi sanno.

Lavora su cartoni francesi dalla grana ruvida e spessa e stende i colori con rapidità , come una vera professionista, tono su tono, raggiungendo trasparenze e velature che spesso hanno lasciato meravigliati ed increduli i visitatori delle varie mostre collettive alle quali ella ha avuto occasione di partecipare in questi ultimi due anni.

E cos’altro avrebbe potuto dipingere se non quei personaggi che da sempre hanno popolato il suo mondo di fantasie e che ella riesce così bene a mantenere vivo attingendone ispirazione, come parallelamente s’ispira alle proprie esperienze di giovane donna moderna!

E così, accanto ad una amazzone medioevale , ci presenta con disinvoltura un manifesto carnevalesco con Burlamacco in groppa ad un cavalluccio marino.
Vicino ad una damina abbandonata languidamente nelriposo; un’altra donna dedita alla lettura, nella delicata penombra di un’abat-jour.
Oppure un folletto travestito da corsaro , e più in là una coppia di bambini in abiti invernali ,con cappelli a falda larga, che scrutano il mondo esterno con aria di mistero

Bellissimi gli effetti ottenuti nel rappresentare ogni tipo di tessuto, sia velluto che raso o seta damascata, fino alle pelli o al cuoio.
Morbide le piegature della stoffa, trattenute da cordoni o nastri; come il gioco dei capelli, ondulati o intrecciati.

Indimenticabile il colore delle carni della stilizzata e sensuale“Donna in abito rosso”.
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Ed infine, un incredibile ed unico paesaggio: i sassi tondeggianti del greto di un fiume che emergono dalla neve; sullo sfondo, un piccolo colle ed appena un cenno di vegetazione.

Come se dal passato fosse riaffiorata all’improvviso una leggera ombra di sofferenza; un ricordo doloroso stemperato nelle sfumature violacee di un’invernale malinconia.

Alberta Rossana Bianchi

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(Settembre 2001)

Testo pubblicato sul catalogo della “MOSTRA COLLETTIVA”
Organizzata dalla Circoscrizione VIAREGGIO NUOVA dal 20 ottobre al 3 novembre 2001



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