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Giugno 1984 Ogni volta che Morty si recava al Club, Sveva lo trovava sempre più tirato, eccitato e violento. Parlando, scarabocchiava tutti i bigliettini che trovava sui tavoli. Disegnava, con tratti duri e pigiati, frecce, coltelli, saette, ganci sanguinanti, poppe e falli, alati o senza le ali ma sempre gocciolanti . E figure androgine, con natiche enormi e volti baffuti. “Mi piacerebbe arruolarmi nella Legione Straniera!…La mia vocazione sarebbe quella di sparare a zero su questa fetente umanità!…Vorrei essere come un robot…cibarmi di pillole e fare il sesso solo artificialmente, in barba alle donne porche e stronze!” “Che sia davvero lui il Mostro? – Si chiedeva spesso Sveva. Poi, subito dopo, cercava di convincersi del contrario. Intanto, però, invece di buttare via i disegnini del Lepre, li raccoglieva in un cassetto e andava a ricercare vecchi giornali che riportassero notizie sugli eccidi delle coppiette. Stranamente, Sveva aveva conosciuto Morty nei giorni immediatamente seguenti all’uccisione dei due tedeschi (trucidati tra il 9 e il 10 settembre del ‘83 nella zona del Galluzzo), ed egli aveva raccontato di essere appena rientrato dalla Germania, dopo essersi fermato un paio di giorni in un albergo nei pressi di Firenze. Per “lavorare” -diceva- ad un puzzle di immagini oscene (vedi il I° Cap. di questo racconto), insieme alla sadica Giulia che lo torturava mentre lui dipingeva, per fargli raggiungere “risultati più veritieri”. Inoltre, un giorno Sveva gli aveva chiesto se possedesse una pistola, dato che si dichiarava campione di tiro al bersaglio. Ed egli aveva risposto di averla ma di tenerla “da un’altra parte”. Erano piccole cose ma, sommate alla smania crescente del giovane che confessava di comprare riviste sado-maso allo scopo di eccitarsi e di masturbarsi davanti ai suoi dipinti, dato che , per lavorare, aveva bisogno di sentirsi sempre “in tiro”, mettevano Sveva in un perenne stato di angoscia. Sapeva anche che il Lepre doveva conoscere bene le campagne intorno a Firenze avendo trascorso molte estati della sua infanzia e della fanciullezza, in una casa colonica nella zona di Vinci, dove abitava una sua zia paterna. Là egli scorrazzava per i campi, appiccando il fuoco alle stoppie, solo per il gusto di sentirsi braccato dalle forche dei contadini adirati. O si arrampicava sulle collinette sassose, dalle quali lanciava o faceva rotolare grossi sassi in direzione degli amici del padre, che egli diceva di odiare. Le stesse campagne e quelle dei dintorni, le aveva poi percorse in motocicletta, qualche anno più tardi, compiendo pazze gimcane e procurandosi anche un grave incidente, sulla via di Vaiana. Infatti, quella sua andatura caracollante, era dovuta ad una placca di accaio, inseritagli in un ginocchio, proprio a causa di questa caduta. Un altro scempio, il Mostro lo aveva compiuto nei pressi di Montecatini, ed anche là Morty avrebbe potuto avere un aggancio, dato che vi abitava la sua modella di nome Elisabetta. Lui la chiamava “porca”, perché gli posava nuda “per eccitarlo” senza mai concedergli qualcosa in più ma facendogli intravedere “paradisi proibiti”. Così che, dopo, era solito vagare da solo qua e là nella notte, per scaricare in qualche modo la tensione nervosa. Sveva aveva riletto questi racconti del Lepre nelle sue creazioni grafiche e pittoriche, dove ritrovava le tappe delle sue tormentate vicende giovanili che egli, evidentemente, non riusciva a dimenticare ed annullare. Tentava soltanto di distorcerne il senso applicando sopra quelle immagini di sesso e di violenza, cuoricini rossi dedicati alla madre (Mamma, ti amo!) oppure icone sacre come la Madonna o il Cuor di Gesù ( A Gesù , per Maria! ). La donna credeva di capire che il Lepre non sarebbe uscito da questo stato di alterazione mentale e fisica se avesse continuato a bazzicare l’ambiente di Giulia, la quale aveva anche un’amica dedita alla magia nera; e se non avesse smesso di andare a cercarsi le peggiori depravazioni, per ricavarne sensazioni da trasmettere agli altri. Pensava sgomenta ai giovani studenti che a Z frequentavano le classi di Morty e di Giulia.. Cosa avrebbero potuto donare, questi due “insegnanti”alle loro limpide intelligenze? Con quanti impulsi negativi avrebbero guastato questi germogli di una nuova generazione, ai quali sarebbero poi state affidate le sorti di un comune futuro? Possibile che non ci fosse un modo per interessare il Lepre ad altre cose? Come aiutarlo a venire fuori da questo liquame? XXX La sera seguente, la luna era già alta quando Morty volle portare Sveva sulla passeggiata a mare. Lei era in nero, e la lunga gonna plissettata svolazzava lievemente alla brezza. Egli portava ancora il collarino rosa e se lo rigirava intorno al collo, imprecando perché si era allargato. “Se lo perdessi, quando tornerò a Z, Giulia mi punirà duramente” – diceva. Era irritabile e bizzoso e sembrava tollerare appena la presenza della donna che si sentiva a disagio. Il Lepre guardava con ostilità le giovani coppie che si sbaciucchiavano, sedute sul muretto di marmo bianco. – “Quei maledetti!…Si amano!!…Io non sopporto l’amore, non sopporto i giovani che si baciano! Mi danno il voltastomaco..li odio!!” Alzava la voce e si dimenava come un tarantolato. “Le uniche donne che fanno per me sono le sadiche e le stronze!.. Non ti ho già detto che posso sopportare solo le zitelle o le vedove, perfide e bigotte!?” “Allora, dovrei per caso ringraziarti per essere qui con me?…Dovrei forse essere felice, quando mi dimostri un certo interesse?” “Che c’entra…che c’entra?… Cosa c’entri tu?” – Rispondeva lui, continuando a rigirare il cerchietto. “Sai..se dovessi andare con una ragazzina, il mondo per me potrebbe finire!…Non ce la farei proprio a sverginarla!…Al massimo, potrei infilarle un tralcio di vite!” Nell’udire queste parole, Sveva cominciò a tremare e pregò, tutta un brivido: “Andiamo!?…Comincia a fare freddo!” Ma lui, di rimando: “Ho fame!.. Andiamo prima a mangiare una pizza!” I locali del lungomare stavano chiudendo. A Marina trovarono una pizzeria dove già lavavano il pavimento, così si sedettero fuori, all’aperto. La luce delle lampade al neon, unita a quella della luna piena, mandava luminescenze giallastre sulla pelle dei due “Però” – disse il Lepre osservandola – “Lo sai che sei proprio il mio tipo?…Tutta in nero, con i capelli così chiari e con la pelle color cadavere…la permanente…la bocca rossa…sì…Sì!… Mi piaci proprio!” E Sveva quasi svenne, spaventatissima e sentendosi protagonista di un film dell’orrore! “Pazzo!…Sei completamente pazzo!… Andiamocene!”E si alzò barcollando, senza più trovare il coraggio di guardarlo in viso. XXX Dopo alcuni giorni, il Lepre si rifece vivo e arrivò con un lavoro piuttosto bello. Si era impegnato ed ora, sotto le luci della galleria del Club, i colori del quadro splendevano come una bandiera di speranza ritagliata nell’arcobaleno. Sveva era soddisfatta ed emozionata. Forse la sua pazienza e il suo affetto cominciavano a dare qualche frutto. C’era anche la Mamtide, che scuoteva i riccioletti neri a cavatappi, ai lati del viso. Si pettinava così, con due ricciolini che lasciava fuori dal ciuffetto, portato alto, sulla sommità del capo. “Perché non lo appendi?…Perché non lo appendi?…” – Insisteva riferendosi al quadro del figlio. “Certo…certo…lo appendiamo subito!” – E Sveva trovò uno spazio sulla parete. Il dipinto era dedicato all’infanzia e, anche se fortemente drammatico, almeno non presentava immagini oscene o nauseanti. Il Lepre rideva contento, sporgendo i dentini: ”Sei il mio angelo custode, sei proprio il mio angelo! Con te io potrei fare grandi cose… ma mi devi aiutare…mi devi aiutare!..:” “Ti sto aiutando, mi pare…” “Ma perché non gli organizza una mostra?..Perché non lo presenta a qualche critico?” Continuava a chiedere la Mamtide. “La faremo…la faremo!” – E in quel momento, Sveva forse sperava davvero che la personale del Prof. Morty si potesse fare. “Ti andrebbe bene nel periodo natalizio?…Guarda che , se prendi l’impegno, dovrai lavorare sodo!..” “Sì sì…Sì sì…” –Annuiva il Lepre mandando il gozzo su e giù. Gli occhi azzurri, questa volta brillavano di gioia. “Oggi mi sembri un falchetto, un falchetto con gli occhi celesti…Ti chiamerò Falchetto Fiordaliso!”- Disse Sveva ridendo. E così, dopo averlo soprannominato prima “il Condor” e poi “il Lepre”, con quel nuovo allegro nomignolo che aveva trovato per Morty, inconsciamente ella aveva segnato l’inizio di tutti gli altri suoi incredibili, futuri malanni. |
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