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Fine luglio e agosto 1984 Sveva era rimasta senza una lira. Gli ultimi denari se n’ erano andati per organizzare il Festival di Poesia, anche se, col tempo, le sarebbero rientrati. Gli Enti Pubblici sono lenti, nelle liquidazioni dei contributi! Il martedì 31, al Club non c’era niente da mangiare, fuorché un paio di chili di patate! Comunque, quel giorno, la preoccupazione maggiore di Sveva, era quella di trovare il bandolo di un groviglio di sospetti che dal primo mattino le avevano affollato la mente, dopo aver letto degli omicidi di Pia Rontini e di Claudio Stefanacci, i due giovani fidanzatini di Vicchio, nel Mugello. Erano le 19, ed ancora si rigirava in mano La Nazione, rileggendo per l’ennesima volta le varie cronache dell’accaduto, quando arrivò il Lepre, non atteso ma tutto pimpante! “Uh…uh…uh.. Sveva che legge il giornale!. Uh…uh…”Sghignazzava con la faccia cattiva! “Come la mettiamo se ti dico che io, senza aver letto i giornali, ti posso raccontare con esattezza tutto quello che c’è scritto?” La donna, sentendosi arrossire, fece finta di non aver capito e ripiegò il quotidiano mettendolo da una parte. “Sono venuto a dirti che parto! Me ne vado con i miei amici di Z a fare una gita nell’Est…Vado via domani!” Sveva si sentì gelare: aveva già notato le coincidenze degli arrivi e delle partenze improvvise di Morty con i tempi dei vari eccidi del Mostro e questa volta, in modo particolare, aveva la conferma delle sue supposizioni. Era andata a ricercare le cronache dei fatti accaduti negli anni precedenti e si era accorta che i mesi preferiti dal mostro per colpire, erano il giugno, il luglio ed il settembre, cioè dopo la fine delle scuole ed immediatamente prima dell’inizio del nuovo anno scolastico. C’era stata stranamente un’eccezione: nel 1981. Il secondo eccidio non era stato commesso in settembre ma in ottobre. E Morty, era arrivato dall’America proprio in quel mese; e in ottobre era ancora a casa, qui in città, pronto a ripartire per Z, dopo aver cambiato anche il proprio “look”, rasandosi la barba, i baffi alla Mefistofele ed i capelli, che fino ad allora aveva portato piuttosto lunghi. I giornali poi , avevano già messo in risalto una notizia riguardante anche i proiettili della pistola usata dal Mostro, che in Italia non erano più in commercio, dicendo che si potevano acquistare soltanto in America e dichiarando che quelli usati per gli ultimi delitti risultavano“diversi”, più nuovi di quelli usati in precedenza, piuttosto rugginosi. Quale migliore occasione sarebbe stato il viaggio di Giulia e del Lepre, durato due mesi, (agosto e settembre 1981), per rifornirsi di questi proiettili? Altri omicidi anomali, che si potevano però considerare in qualche modo “simili” per alcuni particolari a quelli del Mostro, erano stati compiuti in circostanze a dir poco strane E Sveva ripensava alla professoressa fiorentina Adele Barsi Arena, uccisa a coltellate in Valdaosta di recente, esattamente il 19 luglio scorso, quando il Lepre era tornato per un paio di giorni su in alta Italia. Erano ancora fresche le dichiarazioni di lui, quando aveva raccontato di aver conosciuto durante il viaggio in Danimarca una “professoressa di Firenze, con gli occhiali”, che gli era piaciuta molto. E la Val d’Aosta era una meta “solita” per i “ritiri” vacanzieri di Morty e di Giulia, sia in inverno che in estate. Poi, per di più, il tarlo di Sveva le suggeriva un altro particolare: perché dopo un viaggio in Danimarca, uccidere, questa volta, una ragazza di madre danese, con i parenti in Danimarca? E magari c’era la probabilità che avesse anche conosciuto la poverina a Vicchio, al Bar della stazione, nel quale ella lavorava da poco tempo. XXX Un’altra ragazza era stata ammazzata, sempre a coltellate, nella lavanderia di un albergo a Sampieri (Ragusa) il 22 agosto 1982. Era anche lei di Firenze, studentessa in architettura; ed abitava a pochi metri di distanza da Susanna Cambi, uccisa dal Mostro dieci mesi prima , una delle vittime dell’ottobre 1981. In più si chiamava come la modella “porca” del Lepre, quella di Montecatini… Sveva, senza fare commenti all’annuncio del Lepre, relativo alla prossima partenza, affrontò l’argomento alla larga: “Ogni anno d’estate te ne vai a fare questi tours sado-culturali, come li definisci tu: Nell’ottantuno, New-York, nell’ottantatré Berlino, nell’ottantadue, dove sei andato? “ “Egli guardò Sveva con diffidenza: “Perché lo vuoi sapere?” “Così, per avere un quadro della situazione, per curiosità. Non me ne hai parlato mai…” La donna cercava di sorridere, di fingere superficialità… “Sono andato a fare un giro lungo la costa, fino in bassa Italia”.- Egli rispose. Intanto, si era seduto e scarabocchiava come al solito su alcuni depliants in mostra sul tavolo. Aveva disegnato una macchina lancia-dardi, dalla quale partivano varie freccette che si andavano a conficcare in un brenciolo sgocciolante, infilato in un gancio da macellaio appeso da qualche parte. Un brandello che avrebbe potuto rappresentare benissimo uno dei macabri trofei del Mostro, appeso ad asciugare… “Lo sai che non posso rimanere qui…lo sai che sono troppo veloce, troppo furbo, troppo intelligente per persone come voi…e mi annoio!… Io mi sento un Dio e vorrei essere Giove per scagliare fulmini a destra e a sinistra!”- ( e intanto li disegnava). “Mi dispiace per te..gattona…che rimani qui a lavorare ma non posso farci niente…” “E allora vattene…vai…vai!…Spero che stavolta ti pestino tanto da levartene la voglia per sempre. E, quando sarai tornato pieno di pustole e magri con le brache piene di merda, non venire a piangere sulla mia spalla…!” “Uh..come la butti sul tragico! Io sono abituato e sono troppo forte per venire demolito così alla svelta!…Tu parli così perché sei gelosa…lo dici solo per questo!… Vedi di non pensarci…anzi, se vuoi venire con me, ti porto a sentire il concerto di James Brown alla Bussola. Posso pagare solo i biglietti, però, perché ho litigato con mio padre che non ha voluto darmi altri soldi e sono uscito di casa anche senza cena. Ma se vuoi venire sbrigati, altrimenti facciamo tardi!” Sveva, fatti rapidamente due calcoli, capì che, se non fosse andata con lui quella sera, non l’avrebbe veduto più prima che partisse. E lei, ora , voleva “sapere” , aveva bisogno di chiarire ancora alcune cose troppo importanti. Intanto, mentre erano in macchina, riuscì a scoprire che il concerto in questione doveva esserci stato la domenica scorsa. Invece era stato rimandato perché la “band” di James Brown era stata fermata dalla polizia sui monti del Mugello per problemi di “droga”. Così che il Lepre, il quale la fatidica sera del 29, era uscito di casa assai prima delle 20 per acquistare il biglietto, aveva dovuto cambiare programma… “Allora, dove sei stato, se non sei andato alla Bussola?” “Cosa fai…mi spii?…Perché lo vuoi sapere?…” Sveva credette opportuno di non insistere e tacque per un po’.. Dopo il concerto, tornati al Club, la donna si mise a friggere una padellata di patate, con aglio e rosmarino, per insaporirle, dato che ambedue erano senza cena e, mentre i due sedevano al tavolo per mangiare, si accorse che, dall’apertura della camicia del Lepre, sulla parte alta del petto, si scorgevano alcune striature rossastre. “Cos’hai fatto, sul collo, ti sei graffiato?” Morty si sbottonò e, allargando la camicia, fece vedere a Sveva il torace, dove si notavano tanti segni paralleli che, in certi punti, sembravano quasi incrociarsi fra loro. “Vedi…per divertirmi mi sono tagliuzzato un po’ con la lametta , mentre mi rasavo!” E Sveva pensava al Mostro, che aveva lasciato sotto le unghie di Claudio Stefanacci “pelle e peli…” - Così era scritto sul giornale! XXX Partito il Lepre, ella continuò ad informarsi leggendo tutti i quotidiani reperibili, trovando ogni giorno qualcosa da aggiungere ai suoi già molti sospetti. Per prima cosa, telefonò alla Polizia per informarsi se una Mini con il motore truccato avrebbe potuto raggiungere Vicchio, partendo da Lido di Camaiore prima delle 8 di sera, in tempo per compiere i delitti. Ed ebbe risposta affermativa. Quindi, ancor più determinata, il 5 agosto telefonò alla redazione fiorentina de La Nazione, per conoscere il nome della medium , la quale, intervistata dal giornalista Umberto Cecchi e da un collega di costui, aveva rilasciato una descrizione del Mostro, somigliante sorprendentemente a Morty fino nei minimi particolari. Si parlava infatti di un uomo agile e snello, sulla quarantina, che indossava prevalentemente abiti di pelle con borchie e placche di metallo, che zoppicava da una gamba (un notevole difetto ad una gamba o ad un piede - e lui li aveva ambedue) e che portava uno strano bracciale. (Morty ultimamente si era messo al braccio sinistro un collare da gatto). L’uomo in questione, sembrava avere molto a che fare con la scuola ed i mezzi di trasporto e doveva avere una madre anziana alla quale confidava tutti i suoi segreti. La casa dove abitava doveva essere a poca distanza da una stazione ferroviaria, e si presentava "trascurata e piena di libri". Si parlava anche di un istituto scolastico per ragazzi difficili (e Sveva pensava a quello di Colle Salvetti, vicino a Livorno), di un padre forse assente (vedi i sentimenti di Morty per il padre) e di un amico del Mostro il nome del quale ricorreva spesso nei racconti di costui e che, per la medium, sembrava essere Guglielmo. Il Lepre aveva avuto infatti un amico carissimo, compagno di scorribande e morto in giovane età in un incidente d’auto, il nome del quale era molto simile a Guglielmo. (E infatti cominciava con la G e finiva con MO ) E, parlando di quest'ultimo, diceva sempre: “Lui ha già pagato…io devo ancora pagare…!” (Cosa avrebbe pagato, il suo amico preferito, di tanto grave da dover scontare con la propria morte?) XXX Sveva non era riuscita a sapere di più sulla medium. In compenso era uscito, sempre su un giornale , un identikit spaventosamente somigliante a Morty. A questo punto, la donna non sapeva se fosse bene o male avvisare la polizia dei propri sospetti o attendere il ritorno del Lepre cercando di avere ulteriori conferme. Esporsi direttamente, in assenza di lui e dei suoi “compari”, i quali sicuramente dovevano avere un ruolo determinante nel comportamento di Morty, le sembrava poco saggio. E poi, nel frattempo, poteva darsi che succedessero fatti nuovi e che gli inquirenti arrivassero da soli a trovare qualche indizio. Decise perciò di aspettare e, intanto, di riordinare le idee e cercare di ricordare altri interessanti particolari che potessero servire allo scopo. XXX Continuando ad osservare le immagini dei giornali e a rileggere di continuo le cronache relative ai fatti di Firenze, Sveva aveva notato che gli occhiali dell’identikit erano uguali, come forma, a quelli di Morty; che l’altezza del Mostro doveva essere almeno di un metro e settantacinque centimetri, ed anche questo corrispondeva; e che, per muoversi così bene nelle notti senza luna, poteva darsi che l’uomo fosse anche albino. Morty, per spaventare Sveva, si muoveva al buio nelle stanze urlando e facendo un gran baccano. E quando lei, di rimando, gli gridava:”Accendi la luce…scemo!”- rispondeva ridendo: “Lo sai che io non ho bisogno di accendere! Di notte, ci vedo come un gatto!” Sommando tutti questi indizi al fatto che il Lepre usava il taglierino come un dio ed aveva studiato anatomia per potersi laureare a Brera, il quadro che se ne poteva ottenere era veramente preoccupante. Tanto che la donna si convinceva sempre di più che sarebbe stato meglio porre fine a qualsiasi tipo di rapporto con lui e con la sua famiglia, cominciando a temere anche per la propria sicurezza e per quella dei propri figli, i quali venivano spesso a trovarla. XXX Mentre Sveva si tormentava così, fra il desiderio di sapere e il timore di frequentarlo di nuovo, il Lepre folleggiava in Turchia e la Mamtide si disperava perché non dava segno di voler tornare. “Aveva detto di trattenersi al massimo dodici giorni…invece si trattiene ancora un po’!” E piangeva nel telefono… Ogni momento telefonava al Club, raccomandandosi a Sveva che, al ritorno di Morty gli stesse vicino… e gli organizzasse il lavoro…e così via… Finché Sveva, stanca, malinconica e nauseata per tutto quello che stava accadendo, le rispose che , invece, avrebbe evitato definitivamente di avere contatti con suo figlio non avendo intenzione di frequentare persone poco chiare e poco pulite! La Mantide, scandalizzata, fingendo di ignorare la realtà, cominciò a protestare che il figlio non faceva nulla di sconveniente con quegli amici che bazzicava. E tanto disse e tanto supplicò, che Sveva dovette consigliarla di torchiare per benino il figlio al suo ritorno a casa, se veramente, voleva saperne di più. Evidentemente, la signora conosceva già molte cose se, prima del rientro di Morty,facendo pressioni su persone importanti, riuscì a farlo trasferire a sua insaputa, dalla scuola di Z ad un’altra scuola, distante due ore di treno dal capoluogo, affinché avesse meno tempo a disposizione per stare con Giulia. Quindi si era messa d’accordo con il medico di famiglia, perché spaventasse il Lepre e lo convincesse a cambiar vita; ed infine, aveva persuaso il marito ad imporre al figlio di troncare con l’amica ad ogni costo, avendo compreso che ormai, Sveva sapeva già “troppo”e non avrebbe più frequentato Morty, per nessun motivo, se la situazione non fosse cambiata radicalmente! Dopo aver organizzato tutto quanto, come pareva a lei, la Mamtide ricominciò a telefonare a Sveva ad ogni ora del giorno, adducendo mille pretesti per vederla,chiederle informazioni, farsi accompagnare con la macchina…ecc…sempre per ottenere il vero scopo di quell’armeggiare, cioè destare la compassione della donna, affinché non rifiutasse di incontrare il Lepre al suo ritorno. E tanto disse, tanto fece e tanto pianse che egli, appena arrivato, dopo ventuno giorni di permanenza in Turchia, si precipitò al Club carico di cianfrusaglie che- mentì– aveva comperato apposta per Sveva, “il suo angelo…la sua unica speranza”, alla quale aveva tanto pensato, rimpiangendo che anch’ella non fosse “con loro” in vacanza, per fare “magari” qualche bella “ammucchiata”, tutti insieme! XXX I “regalini” di Morty, consistevano in : un profumo dolciastro e verdognolo, imprigionato in una boccetta a forma di moschea, una sciarpa trasparente rosa e oro, un anello zodiacale con il segno dell’ariete (cosa c’entrasse, questo, non si sa), un opuscolo pubblicitario scritto in turco ed una scatola di dolcetti morbidi con una mandorla nel centro, che – disse un giovane scultore amico di Sveva, - dovevano essere stati impastati con la saliva! La donna, con un occhio alla chincaglieria ed uno al Lepre, ne osservava gli zigomi arrossati, quasi tumefatti e ne annotava l’aspetto allucinato. Sembrava che il viaggio fosse stato burrascoso. Infatti egli confermò di “averne combinate di tutti i colori”. “Ho fatto indigestione di sesso! Scopare e mangiare…Non sono riuscito a fare altro! Sai, gli uomini mi venivano a toccare per la strada e mi baciavano sulla bocca! Anche la mia amica si lasciava palpare per strada…E’ carina..sai…molto carina!…” Sveva cercava di fingere indifferenza ma provava un grande disgusto nell’udire l’elenco delle “prodezze” del lepre e nel constatarne il progredire della follia. Fisicamente sembrava molto più maturo, più adulto; ma gli schizzetti che ora disegnava, rasentavano il parossismo. La Mantide si era raccomandata a Sveva che lo accogliesse con dolcezza, “Perché” –aveva detto, - “quando saprà del trasferimento e di tutto il resto, darà sicuramente in escandescenze. E se si accorgesse di aver perduto anche il tuo affetto (era ormai passata al TU), chissà cosa potrebbe combinare! Magari potrebbe anche uccidersi! Lo porterò con me, in vacanza, in un posto tranquillo, vicino a Livorno, dove si sta tranquilli e potrà riposare!” XXX Ma dopo due soli giorni, la Mamtide telefonò che il figlio voleva suicidarsi. “Mi raccomando a te…Quando verrà a trovarti, cerca di convincerlo a rimanere qui e a stare calmo…Solo tu lo puoi fare…ti prego..non abbandonarlo…proprio in questo momento!” Il Lepre venne; e parlò di suicidio, di volersi arruolare nella Legione Straniera, di ammazzare un po’ di gente..e, in macchina, tirava sputacchi dal finestrino contro tutti e tutto. Raccontò che, nel pensionato al mare, c’erano ragazzi e ragazze che gli chiedevano di uscire con loro, sulla spiaggia… “Ma non lo sanno, questi idioti, che a me i giovani interessano soltanto se sgozzati e squartati!…” Quindi, ribadì cose già dette, come: “Non posso rimanere in questi posti di merda!…Ho bisogno di emozioni forti!…” E la donna capì che i programmi della Mamtide sarebbero serviti a ben poco, contro quel fuoco malsano che divorava la carne ed il cervello del figlio! Peccato! Aveva portato a far vedere a Sveva una serie di studi piuttosto interessanti, ma ancora cose estremamente violente e crude; ed ella si era complimentata con lui per la sua abilità, ma gli aveva ripetuto chiaramente che non avrebbe potuto organizzargli una mostra con opere di quella specie e di quelle dimensioni. “Dovresti modificarle ed ingrandirle, per renderle commerciabili. Se pensavi davvero di fare una mostra per Natale, hai già perso troppo tempo! Non ce la farai!” “Io sono un Superman…vedrai che ce la faccio!” Ma non faceva che pensare alla sua “amica”, al suicidio e, tra una visita e l’altra al Club, passava giorni interi a trastullarsi sul letto, litigando aspramente con il padre perché aveva scritto una lettera di diffida a Giulia accusandola di “plagio”e con la madre, alla quale gridava.”Brutta troia!…Sei gelosa perché mi vorresti chiavare tu!…” |
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