CAP. XV° - COSE DA PAZZI !

Gennaio – febbraio e marzo 1985



Nei giorni che seguirono, il Lepre riprese a lavorare di gran lena.
Andava da Sveva, in galleria, e si metteva a dipingere nel piccolo ufficio, dietro la saletta delle mostre.

La donna ascoltava le sue chiacchiere e cercava di dargli buoni consigli, per distoglierlo dagli argomenti da lui preferiti.
“Cerca di affrontare temi meno crudi!…La gente ha già tanti pensieri e tanto dolore…Non ama avere davanti agli occhi immagini indisponenti. Possibile che tu non riesca a capire!”

Così, dopo un po’, sui grandi fogli che il Lepre stendeva sul tavolo, cominciarono a fiorire stupende composizioni variopinte, non più frazionate, come prima, ma armoniose e ben costruite tra gli spazi meditati ed equilibrati .

Sotto il pennello veloce, la donna vedeva sbocciare le più belle promesse che mai avrebbe sperato.
Era come un miracolo, che compensava in parte le angosce degli ultimi mesi.

Però la serenità della donna ebbe breve durata.
Dopo alcuni giorni, egli si rintanò di nuovo.

“Non mi va di lavorare dove viene gente!” – Disse.
E se ne stette a dipingere per conto proprio, nella torbida atmosfera della sua casa.

Si tagliuzzò di nuovo peli e capelli e si ricaricò di orpelli e di fibbiette.

XXX

Faceva un gran freddo. La neve, caduta abbondantemente, aveva stretto la città e le campagne limitrofe in una morsa gelata.
Così la galleria rimase chiusa di nuovo e i debiti si accumularono sempre di più.

I genitori del Lepre non avevano mantenuto nemmeno questa volta la promessa di “trovare il denaro” per Sveva, che si era dovuta arrangiare chiedendo brevi proroghe.

“Non prendertela..non ci pensare!…Quando riscuoto, te lo pago io l’affitto!” Ripeteva sempre il Lepre.
Invece, i suoi soldi se ne andarono in un attimo, allorché, entusiasta per le abbondanti nevicate, volle uscire in macchina, di sera, per fare i soliti “giri”.

Non contento dell’ottima cena a base di farro che avevano consumato insieme in un piccolo ed accogliente locale, aveva tentato una “notte brava” da perfetto teppista sul lungomare, intraprendendo una pazza gincana tra le aiuole e le panchine e usando la macchina come slittino, nonostante le ammonizioni di Sveva che cercava di convincerlo a rientrare.

Così, dopo aver semidistrutto le aiuole e divelto steccati, era andato a cozzare violentemente contro un albero.
“Bello!” – Aveva urlato il Lepre.
“Bello un corno!”- Aveva ribattuto la donna, che, fra l’altro, aveva visto il tronco dell’albero, fortunatamente flessibile e abbastanza sottile, proprio davanti al suo naso.

XXX

Come se non bastasse, il giorno dopo venne anche maltrattata dagli Scorpio perché non era riuscita a dissuadere Morty dal “fattaccio”, che sarebbe costato, in riparazioni della macchina, la cifra esatta che doveva servire a pagarle l’affitto.

Sveva; adesso, non sapeva proprio cos’altro inventare per ottenere nuovi rinvii.
Per fortuna, durante il periodo di Carnevale riuscì a racimolare qualcosa per sanare i debiti più pressanti.
Ma, il giorno in cui doveva consegnare il denaro al proprietario del fondo della galleria, manco a farlo apposta, le rubarono il borsellino, con tutti i suoi averi, proprio mentre mostrava alcuni quadri a dei clienti piuttosto sospetti.

Di nuovo, disperazione e sconforto.
C’era un’ultima chance da poter tentare: l’Expo-Arte di Bari, che si sarebbe svolta di lì a poco.

Sveva decise di partire, se avesse trovato i soldi per il viaggio; pertanto caricò sulla macchina un certo numero di piccoli quadri e di grafiche di autori diversi e, in una mattinata, facendo alcune visite a domicilio tra i suoi migliori clienti, riuscì ad ottenere abbastanza per un pieno di benzina e per qualche pasto modesto, senza pretese.

Il Lepre si era offerto per accompagnarla.
Così, il 5 marzo, partirono di pomeriggio facendo sosta a Roma per dormire un po’sui sedili della Renault di Sveva; e il giorno 6 erano a Bari, nello stand dei Piccinni, i quali li accoglievano sempre con piacere.

Morty però non era soddisfatto, non abituato a viaggiare in economia, con la consuetudine di sperperare acquistando qualsiasi cosa gli venisse in mente.
E Sveva si accorse ben presto quanto fosse difficile tentare delle vendite, senza avere i regolari permessi ed un proprio stand, come lo aveva preso nell’ottantadue, insieme ad Osvaldo.

Pertanto, considerato che l’iniziativa non avrebbe dato i risultati sperati, i due decisero di ripartire il giorno seguente, prima di sprecare quanto rimaneva ancora alla donna delle vendite fatte a domicilio; e che sarebbe servito, giusto giusto, per l’affitto arretrato.

Ma, ahimè, la sorte era davvero crudele con Sveva, la quale, ad un mese esatto dal precedente furto in galleria, venne scippata a Bari, proprio nell’atto di salire in macchina per ritornare a casa.

Questa volta, non solo del borsellino ma della borsa con tutto il contenuto, compresi i pochi gioielli che ella non aveva voluto lasciare a casa, ( proprio per paura dei ladri) e gli occhiali “buoni” del Lepre, che egli vi aveva riposto perché non gli entravano nelle tasche dei calzoni..

XXX

Stavolta la donna andò fuori dalla grazia di Dio e, nauseata da tutto quanto le stava capitando, compreso il comportamento di Morty che aveva assistito impassibile allo scippo , senza nemmeno cercare di reagire, se la prese con lui, convinta che tutte le disgrazie che le stavano piovendo sul groppone, derivassero da una sorta di iella che egli le aveva trasmesso o da qualche”fattura” malefica da parte della perfida Giulia.

“Sei tu che mi porti sfortuna, con la tua malvagità e con tutti quei teschi che ti porti indosso! Tu, che continui a masturbarti sulle foto oscene della tua amica stronza e conservi i suoi regali come cose preziose, compresi gli strumenti di tortura e i cazzi finti!…

Giuri di aver interrotto i rapporti con lei, ma non è vero!
Sei sempre in comunione con il suo spirito, tramite le sue immagini e le sue memorie!”

“Ma davvero sei convinta di quello che dici? Pensi davvero che sia per questo, che ne succedono di tutti i colori?”

“Certo! Tutte queste disgrazie che mi capitano da quando ti ho conosciuto!…Cos’è? Sei dannato?…Mi hai dato il malocchio?!”

“Guarda…se dici che è così…guarda!” – E il Lepre cominciò a sfilarsi rapidamente gli anelli dalle dita e li gettò, uno dopo l’altro, dal finestrino.
Poi si sfilò la cintura (soltanto quella aveva diciotto teschietti) e la lanciò fuori .

“Ed ora” –disse – “quando tornerò la prossima volta da Z , porterò tutta la roba che mi ha regalato Giulia e la butteremo via insieme…foto, dischi, mutandine e lenzuola!
Che ne dici gattona…eh…ti piace l’idea?”

Sveva, che non si era aspettata una reazione del genere, ora stava ridendo…
“Vuoi vedere che questo qui forse sta cambiando veramente!…Tutto sommato, se si comporta così, può essere segno che almeno il desiderio di migliorare non gli manca!”

“Bravo!…Ora sì che mi piaci!…E se penserai meno alle cazzate e più al tuo lavoro, vedrai che belle cose faremo insieme!”
Ella, mentre pensava che ora, sicuramente, avrebbe dovuto lasciare anche la galleria e magari cambiare pure mestiere, sperava però che, se il Lepre si fosse comportato onestamente, avrebbe potuto organizzargli comunque una bella mostra;
magari con l’aiuto di un Ente pubblico ed anche in un ambiente prestigioso!

L’incubo di trovarsi a tu per tu con il “mostro”, si era momentaneamente allontanato dalla sua mente ed era riuscita perfino a riderci sopra…Cose veramente da pazzi!

XXX

Era una di quelle sere in cui il mare, stanco di starsene al di là del molo, cercava di spingersi oltre il porticciolo, oltre i pini, per spruzzare di schiuma sabbiosa le case calcinose dei vageri, aiutato da una tramontana tagliente che sferzava le gambe e faceva slittare le gomme delle auto in sosta sulle banchine.

Il Lepre, appena arrivato da Z , era corso a casa a prendere la sua macchinina e, con Sveva, si era recato a casa di conoscenti che avevano invitato a cena i suoi genitori.

“Io verrò più tardi, con “una mia amica”, aveva specificato ai due sposi, ex allievi del papà.

Era tutto agitato. Aveva portato, in due borse di nylon, pacchi di fotografie sconce scattate da lui e da Giulia nel corso dei cinque anni di relazione.
In più, una coppia di lenzuola rosa ed alcune paia di mutandine e di reggiseni di tulle, eterei trofei delle loro battaglie d’amore.

Le due borse, attendevano nel portabagagli di essere svuotate del loro contenuto “scottante”, che avrebbe dovuto essere “bruciato”, come aveva suggerito Sveva.

Ma, terminata la cena, quando i due uscirono per andare ad eseguire quanto era programmato, la serata non si prestava minimamente ai falò, anzi: la fiammella dell’accendino, voltando la testina rossa in segno di diniego, si rifiutava di appiccare il fuoco a qualsiasi cosa.

Perfino le stelle e la luna si erano nascoste, forse in qualche nera spelonca dove il vento non potesse arrivare a scompigliarne i luminosi capelli.

“Tempo da lupi” – avrebbe detto Sveva se, invece che a due passi dal mare, si fossero trovati in montagna, vicino a qualche baita isolata, simile a quella che avrebbe dovuto ospitarli per l’ultimo dell’anno, ormai lontano nel ricordo.

Così, decisero di buttare tutto nel porto e il Lepre, sempre più eccitato, tolse dalla bauliera le borse, una rossa e l’altra gialla, aprendole con difficoltà, perché aveva le mani intirizzite.

“Tira bene il freno!” – Gli gridava intanto la donna, osservando come il vento riuscisse a spostare la macchinina, ferma vicino ai paranchi.
Il foulard di Sveva sventolava violentemente e un miscuglio di acqua e sabbia le pungeva le palpebre, costringendola a tenere gli occhi quasi chiusi.

Attraverso la luce dei fari, gli spruzzi brillavano in aria come manciate di diamanti e l’acqua del porticciolo s’increspava in migliaia di collinette che mutavano continuamente forma e dimensione; e luccicavano inseguendosi l’una con l’altra, sotto i lampioni allineati lungo il molo.

Le prime foto, sfuggirono dalle dita del Lepre, andandosi a perdere lontano.
“Strappale…strappale!” – Gridava la donna per farsi sentire.
“Non lasciarle intere!…Qualcuno potrebbe ripescarle e riconoscerti!

Morty cominciò a strappare le foto in tanti piccoli pezzi e a gettarle in acqua. Erano almeno un centinaio di immagini, più svariati spezzoni di negativi a colori e molte diapositive.

Sveva, con la coda dell’occhio, cercava di sbirciare le foto, prima che lui le facesse a pezzetti: le natiche, i seni, i piedi di Giulia, straripavano dappertutto.

Dagli shorts rosso fuoco, dalle mutandine rosa-fucsia, da ogni e per ogni dove, inseguite dal fallo leporino onnipresente e perennemente in erezione, sostenuto dalle mani inanellate del Lepre medesimo o dai legacci che Giulia vi aveva arrotolato intorno, più o meno nel modo in cui si legano i salamini.

A mano a mano che i pezzi delle foto e delle pellicole cadevano in mare, il moto delle piccole onde increspate li portava subito al largo, lasciando spazio per i pezzi seguenti, che si distribuivano sulla superficie con regolarità, distanziandosi l’uno dall’altro e disponendosi a ventaglio.

Ed in breve, ogni increspatura ebbe il suo pezzo di cartoncino o di pellicola a colori. Quindi, a finire in acqua, fu la volta delle lenzuola rosa, degli slips di Giulia, dei reggiseni di Giulia…

Le lenzuola si gonfiarono a mo’ di paracadute, i reggiseni come palloncini di gomma e, mentre il tutto danzava tra le rade imbarcazioni ormeggiate, allontanandosi velocemente nel vento, il Lepre abbracciava Sveva sbaciucchiandola sulle tempie, all’attaccatura dei capelli, dicendole a muso lungo, come un bimbo che avesse dovuto separarsi dai suoi giocattoli preferiti:
“Sarai contenta…ora che non potrò più masturbarmi su quelle foto!…”

Sveva rideva felice, anche se l’aria fredda, entrandole nei bronchi e nei polmoni, le procurava sofferenza.

Infine, osservando lo spettacolo di quelle foto ballerine, paracadutate da un aereo carico di sogni e di speranze ma sballottato dalla tempesta, si lasciò sfuggire:
“Sai come saranno contenti stanotte i pesci sega! Chissà che movimento…che festa..sotto l’acqua!”

E allora rise di cuore anche il Lepre e continuarono ambedue a ridere per tutta la strada del ritorno fino all’alloggio di Sveva, dove i sonagli cinesi appesi in aria dalla donna e gli uccellini di paglia colorata, attaccati al lampadario dal Lepre, li avrebbero accolti pure essi con allegria.



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Si parla inoltre di toscana.

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