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Fine dell’estate 1984 Intanto, per Sveva, era giunto il dolorosissimo momento di prendere una decisione anche a proposito del Club. Le ultime mostre organizzate non avevano dato introiti sufficienti a mantenere aperto il locale ed ella, che aveva sperato nel soccorso degli Enti pubblici, si stava accorgendo quanto spreco di tempo e di energie comportasse questa ipotetica soluzione. Ormai, senza Osvaldo, la colonna crollata nel terremoto delle emozioni di Sveva, ella si sentiva esposta a tutte le bufere e la stanchezza si stava stratificando giorno per giorno sulle sue spalle rotonde, gravandole anche sui seni, fino a toglierle il respiro. Avrebbe dovuto trovare un appartamento e trasferire una parte dei mobili nella galleria, compresi i grandi pannelli di legno per le esposizioni che, adatti al Club, sicuramente, avrebbero portato via un bel po’ di spazio nelle due piccole stanze in centro! Ma non poteva permettersi di gettare tutte quelle cose ancora nuove che aveva scelto ed acquistato con tanto amore!. E nemmeno le altre che ella stessa aveva costruito, con le proprie mani e la propria fantasia e che si era trascinata dietro dalla casa dove aveva abitato col marito, prima della separazione ! Le bollette da pagare per le spese del Club, si erano ormai ammonticchiate in un cassetto ed era urgente traslocare…ma l’unico appartamento che la donna aveva trovato e che si era potuta concedere, sarebbe stato a sua disposizione soltanto per pochi mesi, fino alla primavera del 1985. E, ahimè…era poco distante dalla casa del lepre! XXX Sveva, oppressa da questi pensieri, aveva rimandato la decisione riguardante Morty, il quale, guardato a vista da papà e mamma e messo energicamente “in cura” dal medico di famiglia con calmanti e disintossicanti, era caduto in depressione e, più che di uccidere qualcuno, aveva voglia di suicidarsi. (O almeno, così diceva.) Tanto per passare il tempo, aveva aiutato la donna ad allestire l’ultima manifestazione da lei programmata e dedicata all’infanzia, nell’atrio di un Palazzo Comunale della Versilia. E, dato che ella si era procurata uno squarcio in una gamba con un vetro rotto e zoppicava notevolmente, egli si era dato molto da fare piantando chiodi con la velocità del fulmine e trasportando il materiale necessario per la mostra, compreso il quadro che aveva dipinto in precedenza e che era tanto piaciuto a Sveva. Però lavorava con lena finché la cosa lo divertiva; poi mollava improvvisamente accusando fame o sete, stanchezza e noia e scompariva fino al giorno seguente, per ripresentarsi con il registratore sotto il braccio o con una piccola “batteria” elettronica che non riusciva a far funzionare come avrebbe desiderato. Ogni tanto, riproponeva alla donna qualche composizione rielaborata da vecchi studi, aggiungendovi alcuni particolari arricchiti con il colore e lamentandosi di non avere stimoli sufficienti per produrre cose nuove. Un giorno arrivò addirittura con una fotocopia, raffigurante la propria immagine impressa su di un grafico di linee ascendenti e discendenti; una iperbole – egli disse – dell’orgasmo femminile scientificamente rappresentata, con tanto di numeri riguardanti le pulsazioni cardiache, le frequenze del respiro, ecc… ed in più, con l’aggiunta del volto di una bionda urlante ed atterrita! Sveva osservò che, nella foto personale, egli era vestito esattamente come il 29 luglio scorso, con la camicia guarnita di sangallo. Gli mancavano soltanto gli occhiali, ed aveva veramente l’aspetto di un maniaco, esibizionista ed assassino. “Vedi questo grafico? Ecco, io vorrei potermi introdurre nella vagina della donna soltanto nel momento culminante, quando fosse già stata eccitata sufficientemente da un altro, al punto più alto della iperbole…Lo sai che a me non interessa il rapporto di coppia… anzi..lo odio!… Sarebbe così una specie di jus primae noctis, come dovrebbe toccare ad un Dio… ad un robot del sesso come me!” “Come ti sei fatto brutto!”- Esclamò la donna , impressionata, che però accolse di buon grado la richiesta che lui le fece di tenere il lavoro per ricordo. Era un documento in più da poter mostrare se, per caso, le cose fossero mutate improvvisamente. “Sai…fra qualche giorno ripartirò per Z, pertanto dovrai arrangiarti da sola. Ho chiesto ai miei di darti una mano, per il trasloco… Sono contento che tu abbia trovato casa vicino a loro…così potremo tenerci meglio in contatto, gattona mia!… Ora che ci sono io, potrai stare tranquilla…senza soffrire e senza stancarti come hai fatto fino ad ora…Hai visto…noh…come sono veloce e come sollevo i pesi quando lavoro!…Io sono giovane e forte…anche se in questo periodo, senza Giulia che mi picchia e senza poter frequentare ambienti di un certo tipo, non mi va di fare sesso! Non mi eccito…proprio non mi va! Tu, del resto, con questa storia del lavoro…ti vesti da borghese, con le scarpe basse ed i capelli sulla fronte, che non ti donano…Poi, la sera, ti metti alla televisione, mentre fuori c’è gente che si “spacca” o va ad ascoltare concerti che sfondano il cervello, con la luce dei laser o dei riflettori che “splash” …lampeggiano da far impazzire!” Ti avevo chiesto di mettere nel Club degli amplificatori per la batteria elettronica, perché mi sarebbe piaciuto, una sera, di sorpresa, spaccare le orecchie a questa folla di borghesi di merda che ti vengono a trovare! Ma ora, invece, chiudi anche il Club… A casa, non lo posso fare di certo, perché mio padre s’incazza da matti!” Così il Lepre si sfogava a tenere le cassette a tutto volume, mentre accompagnava Sveva qua e là, in quella fine-estate afosa ed umida di pioggia, mentre ella, dolorante da capo a piedi, tossiva continuamente per un’influenza che non aveva curato abbastanza! XXX Dato che ormai la scuola stava per riaprire i battenti , i genitori del Lepre temevano che, una volta rientrato a Z si sarebbe precipitato di nuovo tra le braccia di Giulia, nonostante il trasferimento e le promesse di “voler lavorare” per preparare quella “benedetta mostra”. E il padre, ossessionato dalla Mamtide, la quale fingeva svenimenti a catena e stava al telefono per ore, a raccomandarsi a Sveva e ad altri conoscenti per cercare di “salvare il figlio da quella vipera sgualdrina affamata di carne (di Lepre)”, decise di seguire il frustrato “robottino” a Z, per tentare di impedirgli ulteriori approcci sado-amorosi. Così, padre e figlio partirono insieme, lasciando sola la Mamtide che dichiarò di essere tranquilla, perché “ora” c’era Sveva alla quale avrebbe potuto rivolgersi in caso di bisogno. Sveva, invece, rimase a sgomberare il Club da tutti i cimeli provenienti dalle mille battaglie delle sue crociate di donna, sposa, madre, artista e commerciante, mentre una pioggia insistente ne lavava la polvere e le scorie, bagnando pure la pelle ed i capelli della donna che, a forza di stare sotto l’acqua, si sentiva ormai più un “pesce” che un “sagittario”! “Mi è venuto anche il mal di cuore!” - Rifletteva caricando la sua povera Renault , sempre traboccante di cenci e di scartoffie! Infatti, il peso sul torace si era fatto ogni giorno più greve ed il respiro sempre più corto. Fitte dolorose e frequenti pungevano lo spazio fra le costole, dalla parte sinistra del dorso della poverina, braccata dai creditori e dal proprietario del locale che ne esigeva la restituzione entro breve termine, pena il pagamento di nuovi, pesanti tributi. Il giovane medico al quale si era rivolta, strappando pochi minuti di tempo al trasloco, aveva ipotizzato un’ ischemia, consigliando alcuni esami clinici che la donna dovette rimandare, poiché ambedue gli uomini che ella aveva a fatica trovato per trasportare gli oggetti più pesanti, si erano ammalati seriamente a causa degli sforzi compiuti sotto la pioggia..Quindi, toccava a lei, ora, finire il lavoro, nel più breve tempo possibile! XXX Il Lepre, rientrato alla fine della settimana con il papà, si dimostrava piuttosto preoccupato. “Non ammalarti, ti prego…non ammalarti!…Proprio ora , che non mi rimani che tu!…Giulia non mi ha più cercato, per paura di mio padre…ed io sono disperato, anche perché devo sobbarcarmi ogni giorno, per andare a scuola, un viaggio lungo e noioso, in un posto di merda! Poi, il fatto di essere accompagnato e sorvegliato, mi fa andare di fuori! Pensa che mi vengono idee parricide e l’altro giorno ho preso mio padre per il collo, per la strada; e poco ci manca che non l’abbia strozzato! Pure, è un uomo in gamba e non è noioso! E’ molto diverso, quando è solo con me, da com’è in presenza di mia madre! Evidentemente lei lo manda in tilt. Le commesse dei supermercati, si meravigliano quando dico loro che è mio padre! Un tipo come me, non dovrebbe avere un padre!…Caso mai un amante anziano…un protettore…Così fanno certe facce! Certo, il fatto che mi si vieti di fare quello che voglio, non è giusto!…Ucciderei volentieri chiunque mi impedisca di fare il comodo mio, anche mio padre e mia madre…tanto, hanno già vissuto abbastanza….Non si può interferire nella vita dei giovani e non si deve proibire questa o quella cosa! Per favore, vieni tu a casa mia e cerca di calmare i miei, che mi vogliono rinchiudere in un ospedale psichiatrico perché ho fatto volare un po’ di roba e ho rotto un portaritratti con una fotografia di mia madre! Per favore, dai…vieni! Non ho altri che te, Sveva, non ho altri che te!…” I bacetti del Lepre cadevano sulle mani e sul viso della donna come le gocce della pioggia, che batteva sul tetto a terrazza del Club, ormai quasi deserto! Ed ella trovò anche il tempo di andare a calmare quelle esasperazioni, quegli eccessi di violenza. Si sedette a tavola con gli Scorpio, accettando di dividerne il pasto, insipido e rinsecchito, cucinato dalla Mamtide sul fornello unto e bisunto, mentre Morty, sempre provocatorio, lanciava attraverso i coperti le mele e le prime arance della stagione. Questi, ruzzolando, andarono a rimbalzare sulla scodella del Prof. Leone, dopo aver rovesciato un paio di bicchieri colmi di vino rosso, denso e pastoso, che ben legava con le rape e con le cipolle crude che arricchivano il piatto del “robottino” urlante. Poi, tutto si risolse in qualche strizzatina d’occhio che il Lepre, ormai calmato, indirizzava a Sveva mentre il padre, ancora adirato, sbatteva violentemente i pugni sul tavolo. E più tardi, nell’uscita precipitosa della donna che, arraffata la borsetta, si lanciò giù per le scale scocciatissima, con il Lepre che la inseguiva trotterellando, timoroso di non rivederla “mai più”. XXX Piano piano, Sveva ce la fece a finire il trasloco e ad ammucchiare le sue cose nel piccolo appartamento, affittato fino alla primavera. Il Lepre era stato carino con lei, questa volta, facendole mettere a disposizione due giovanottoni con un furgone, per evitare che ella si strapazzasse ulteriormente. Questo, prima di ripartire per Z, ma “da solo”, poiché il padre, spaventato dalle sue imprevedibili reazioni, si era rifiutato di seguirlo. La donna, però, nonostante le promesse di Morty, temeva che egli non avrebbe resistito alla tentazione di tornare con Giulia, una volta abbandonato a sé stesso, nella grande città. Comunque, il sabato seguente, egli arrivò di nuovo, con il treno della sera. Già il crepuscolo calava sul terrazzino, affacciato sul cortiletto della nuova abitazione di Sveva ed alcune luci erano già accese, su in alto. Il Lepre era euforico e gli occhietti azzurri brillavano, dietro le lenti. “Non posso crederci! Hai già messo tutto a posto!…Ma è una reggia…Incredibile come da sola tu sia riuscita a fare tutto questo!…Questa è una di quelle sere che non si dimenticheranno mai, nella vita!” E volle che la donna lo seguisse sul terrazzo, dove, appoggiati al davanzale, seguirono con gli occhi le nubi giallastre e le luci, mentre i treni sferragliavano poco più in là. Più tardi, mentre Sveva friggeva le solite patate nella nuova cucina, egli si prodigò in mille attenzioni. Poi, allungati sui cuscini colorati del divano, bevvero insieme il tè alla rosa che ella aveva comperato a Londra. “Questa è una svolta decisiva, per la mia vita!…Questa è una svolta decisiva…” Ripeteva il Lepre incessantemente. XXX Però, parlando della mostra che avrebbe dovuto preparare per le feste natalizie, egli si dimostrava piuttosto evasivo. E Sveva pensava sgomenta che ora, l’unico posto in cui ella avrebbe potuto svolgere la propria attività era la piccola galleria in centro e sarebbe stato meglio non impegnarla affatto per Morty, a rischio di compromettere e scombinare tutti i programmi invernali! Inoltre, ella stava molto male, anche se gli elettrogrammi non avevano denunciato notevoli alterazioni…I dolori nel petto e tra le costole non accennavano a diminuire e le forze scemavano, giorno dopo giorno. “Vorrei andare alla spiaggia per godermi un po’ dell’ultimo sole della stagione e per parlare seriamente con te” – Disse la donna al Lepre la domenica mattina, dopo che la Mamtide, venuta a trovarla di nascosto mentre il figlio ancora dormiva, si era nuovamente raccomandata a lei promettendole mari e monti, se si fosse occupata esclusivamente della mostra di Morty, tralasciando ogni altra eventuale esposizione per seguirlo addirittura a Z. “Non combinerà mai niente da solo! In tutto questo tempo, monopolizzato dalle continue visite di Giulia, non ha fatto niente di niente! Quella ha assorbito ed annullato ogni sua velleità! Vai tu!…Vai tu…non devi preoccuparti per le spese! Provvederemo a tutto, mio marito ed io. Tu sei tanto brava…hai tanto ascendente su di lui! E non capisco come fai ad avere tanta pazienza… senza averne paura, poi… Io sono terrorizzata dalle sue scenate…e non potrei andare, perché, con il mio mal di stomaco e senza le mie comodità, morirei in tre giorni!… Tu non dovrai pensare a niente…fuorché a mio figlio!…” XXX Il Lepre aveva fatto opposizione al “giretto sulla spiaggia” e sembrava proprio non avesse alcun desiderio di “parlare seriamente”. Ma Sveva lo convinse e, camminando lungo la battima del mare di T, mentre con una mano si riparava gli occhi stanchi dal sole alto di mezzogiorno, lo affrontò: “Amico, parliamoci un po’ da uomo ad uoma! Tu mi stai facendo perdere un sacco di tempo! Mi chiedi continuamente di occuparmi di te e sai benissimo che non mi segui! Voglio vederci chiaro!…Ho il sospetto che tu mi stia vendendo vento e che il lavoro non sia per te, come vuoi farmi credere, la cosa più importante. Se desideri veramente che io ti faccia una mostra, sarò costretta a partire insieme a te, per vederti muovere nel tuo ambiente, capire veramente chi sei, saggiare e spremere ogni tua possibilità! Io non posso mettere in gioco la mia credibilità per una persona ambigua che giura e spergiura senza mai mantenere la parola data! Dove sono le cose che vorresti esporre? A parte qualche foglio di carta o di cartoncino fotocopiati, lavori pronti per un’esposizione non ne vedo proprio!” Il Lepre ascoltava eccitato; la durezza di Sveva lo aveva scosso. Ella, aveva raccolto da terra uno straccale e, camminando e parlando, con esso sferzava la sabbia. Gli occhi del giovane ne seguivano il movimento, brillando di emozione. Evidentemente le sferzate dello straccale gli dovevano ricordare i colpi infertigli sul corpo dalla sua sadica amica!…E tutti i suoi muscoli stavano fremendo, sotto il giubbetto di pelle! “Bene…bene…come mi piaci quando sei incazzata! Hai proprio ragione…la volta prossima partiremo insieme! Sei contenta tesoro?…Sei contenta!?…” Ma la donna, che con il sole e l’aria pungente aveva riacquistato un po’ della sua grinta battagliera, lo guardava con gli occhi torvi. La faccia del Lepre non sembrava davvero sincera! E poi, con quello che la donna sospettava sul conto di lui, anche se, durante quel mese di settembre, non c’era stato, fortunatamente, nessun delitto del Mostro, ci voleva un bel coraggio soltanto a pensare di partire e rimanere qualche giorno da sola con Morty! Forse, se ancora non c’era stato alcun misfatto da segnalare, si doveva proprio alla sorveglianza esercitata su di lui dai genitori, o ai farmaci che il medico gli aveva prescritto, o alla forzata lontananza da Giulia, la quale doveva essere sicuramente l’istigatrice delle sue follie! XXX Dopo la partenza del Lepre, le condizioni di salute di Sveva erano peggiorate rapidamente. Una notte in cui ella si era trattenuta fino a tardi al tavolo da lavoro per scrivere indirizzi sui depliants di una mostra in preparazione, aveva accusato fitte fortissime al fianco sinistro, che le impedivano di respirare. Così si era provata la temperatura, che da tanto non controllava, scoprendo di avere 39,5 gradi di febbre. Spaventatissima e priva di telefono (l’appartamento non aveva il collegamento telefonico), si era messa a letto rimanendo immobile per più di due ore, trattenendo il fiato per non gridare e temendo di non potersi alzare mai più. Non sarebbe stata certamente in grado di salire al piano di sopra per bussare ai vicini o di affacciarsi al terrazzo per invocare aiuto. Al mattino, attenuatisi finalmente i dolori, si era trascinata in bagno ed era poi riuscita a scendere le scale, salire in macchina ed arrivare alla casa del giovane medico che l’aveva visitata tempo prima. “Devo avere la pleurite!” –Disse a questi che la guardava preoccupato. – “Altro che mal di cuore, Federico...questa è pleurite di sicuro!” Il medico, ancora incredulo, la controllò accuratamente. “Hai proprio ragione! Ti accompagno subito all’ospedale!” Il liquido, aveva invaso il polmone sinistro di Sveva che, ignara, si trascinava in quella situazione da un mese e mezzo! “Devi ricoverarti!…Dovrai fare molte cure…Sei sola in casa e non hai nessuno che provveda a te!” “Non posso!…Se non sistemo le mie pendenze entro tre giorni, mi sbatteranno fuori anche dalla galleria e dall’appartamento! Federico, non posso proprio! Segnami la cura…mi arrangerò! Mi farò le iniezioni da sola e starò a letto più che potrò, ma non è il caso di ricoverarmi!” Il figlio maggiore di Sveva era soldato, i piccoli erano da poco rientrati a scuola e la vecchia madre era ormai un pappagalletto ricurvo e rinsecchito, che ce la faceva appena a reggersi in piedi, appoggiandosi al manico della scopa. Rivolgersi a qualcuno di loro, avrebbe voluto dire complicare notevolmente la vita a tutto il nucleo familiare e dover sentire, per di più, un sacco di rimproveri per essersi trascurata così a lungo! Nei tre giorni che seguirono, la mattina Sveva si trascinò da una banca all’altra, tra uffici postali ed agenzie, fermandosi ogni tanto in qualche cabina telefonica, per comunicare con qualcuno e per riprendere fiato. Faceva anche le provviste per il pranzo e poi rientrava, infilandosi subito nel letto. Si iniettava gli antibiotici davanti allo specchio della camera, ogni quattro ore; e cercava di mantenersi calma e lucida di mente, ragionando freddamente sulle proprie condizioni. Il quarto giorno, fortunatamente la febbre era caduta! XXX Sveva aveva avvisato la Mamtide della situazione ed ella si era soltanto rammaricata: “Allora non potrai partire!” Ma tanto lei che il marito, contrariamente al solito, in quei giorni non si erano fatti vedere, forse temendo un contagio, anche se erano stati rassicurati che non avrebbero corso alcun pericolo. Sveva aveva dovuto abbandonare una mostra che si stava svolgendo in galleria e si sarebbe conclusa a fine settimana e, in quello stato di salute, per un po’ non avrebbe potuto prepararne altre. Pertanto, date le promesse dei coniugi Scorpio, considerava più vantaggiosa la proposta di andare qualche giorno a Z per aiutare il Lepre a terminare i suoi lavori, in un ambiente asciutto e riscaldato e spesata completamente, piuttosto che rimanere sola e senza soldi in un appartamento freddo, senza telefono e senza prospettive di guadagni immediati. Era convinta che, con i sui consigli, Morty avrebbe lavorato speditamente e bene. Intanto egli aveva ottenuto un nuovo trasferimento (tramite le solite pressioni paterne, su qualcuno che “contava”nell’ambiente scolastico), che l’aveva fatto riavvicinare a Z. Così avrebbe avuto tempo sufficiente per dedicarsi alla pittura ogni pomeriggio , fino a tarda sera. Sempre che non avesse già riallacciato rapporti con Giulia, contrariamente a quanto aveva affermato! “Non dite niente a vostro figlio di quello che mi è successo! Tanto, probabilmente, al suo ritorno starò già bene e potrò seguirlo senza alcun problema!” – Sveva mandò a dire alla Mamtide. “Quel mascalzone!…Sarebbe meglio si preoccupasse per te, invece che per quella vipera!” – Fu la risposta di lei! |
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