CAP. XVI° - PERIPEZIE IN TOSCANA

Aprile, maggio e giugno 1985



Con il ritorno della primavera, Sveva fu costretta ad abbandonare definitivamente anche la galleria, dato che gli Scorpio, soprattutto il Lepre, invece di aiutarla , cercavano di dissuaderla dal mantenere un impegno che, a loro, non sembrava conveniente.

“Tu sei sprecata in questa zona e, con gli artisti che frequenti, meglio se lasci tutto e segui Mortimer a Z, così potrai conoscere gente che conta e potrai lavorare con lui,
introdurlo nelle gallerie ed organizzargli le mostre!”

“Quand’è che ti decidi a venire con me?…Quando me lo fai il contratto?…Dov’è che mi organizzi una bella mostra?..” – Ripeteva continuamente il Lepre. E si raccomandava a lei perché le trovasse un nuovo studio, poiché per il vecchio aveva ricevuto lo sfratto, consigliandola di affittare qualcosa insieme a lui, “uno spazio grande” – diceva – per poter lavorare bene e in tranquillità.

In quel periodo, si era messo a lavorare sodo e si comportava molto affettuosamente con Sveva, anche se, ogni tanto, dava in escandescenze, quasi sempre per via dei genitori che pretendevano di controllarne tutte le spese e tutte le mosse.

La donna rimaneva però molto perplessa sul fatto di andare a stare insieme, pure se egli giurava e spergiurava di non avere più alcun rapporto con Giulia e con il marito di lei!

In effetti ultimamente egli le dimostrava un grande attaccamento, tanto da convincerla ad organizzargli alcune cose molto importanti.
Mostre collettive e personali, presentazioni su riviste qualificate e “la grande mostra antologica” da tempo desiderata, presso uno spazio adeguato di proprietà di un Ente pubblico, da allestire nel mese di agosto.

Sveva stava rischiando molto assumendosi delle responsabilità per conto di persone che in effetti non le offrivano molte garanzie, ma era entusiasta per il lavoro che ella ed il Lepre portavano avanti in coppia.
Tanto che finì per farsi coinvolgere più del dovuto, anche se cercò di chiarire bene con gli Scorpio fino a che punto fossero disposti ad investire economicamente sul lavoro del figlio, per non ritrovarsi poi nei guai, come era successo per Osvaldo.

“Non vorrai per caso paragonare me e mio marito con certe persone! “ – Aveva osservato la Mamtide inorridita, come già aveva fatto altre volte.
“Se mio marito ti dà una parola, stai tranquilla che la manterrà!…Puoi anche non avere fiducia in mio figlio…ma nel Professore!”

Invece Sveva non era affatto tranquilla e ne aveva ben donde, dato che già si stava accorgendo della crescente gelosia della vecchia nei suoi confronti, maturata soprattutto dacché il figlio aveva cominciato a seguirne sempre i consigli ed a passare con lei quasi tutto il suo tempo libero, spendendo in trasferte e in materiale per la preparazione della mostra, più di quanto la madre avesse desiderato.

Infatti, non appena Sveva ebbe trovato un ambiente grande e confortevole dove poter lavorare insieme al Lepre, lontano però dalla intromissione continua e dai frequenti controlli della Mamtide, la seconda iniziò una tattica di “demolizione” contro la prima, criticandone apertamente ed aspramente il modo di agire ed accusandola di far “stancare” suo figlio, quasi volesse incolpare la donna di “consumarglielo” chissà con quali nefandezze!

“Non te la prendere!…Tanto io sono con te…io ti difendo!” – Diceva il Lepre.
Ma intanto cominciava ad osservare che “Giulia gli preparava sempre da mangiare delle belle bistecche…che Giulia gli faceva sempre dei regali…che presto sarebbero arrivate le vacanze e che, quest’anno, non sarebbe partito con Giulia per andarsi a divertire…per via della mostra di agosto…”

XXX

Sveva, la quale lavorava più di Morty, stancandosi più di lui e mangiando meno e peggio di lui, sentiva come il proprio lavoro venisse ingiustamente valutato e ricompensato.

Tuttavia, orgogliosa dei risultati ottenuti dal Lepre e ostinata nel cercare di tenerlo lontano da pericolose ed inquietanti trame, ( infatti del Mostro al momento non c’erano state più notizie) perseverava non curandosi degli attacchi della strega, che divenivano sempre più duri ogni qualvolta suo figlio voleva condurre Sveva a pranzo “in famiglia”.

In quelle occasioni, la Mamtide cominciava a sottolineare il fatto che il figlio avrebbe dovuto “prendere moglie”, desiderando tanto un nipotino…Che c’era un’amica di Morty, professoressa, che gli telefonava sempre e, “quell’imbecille”, non andava mai a trovarla…C’era perfino una vedovella…tanto carina…amica del papà…che sarebbe stata proprio un buon partito…oltretutto piena di soldi!”

E così, facendo allusioni all’età di Sveva, alla miseria della medesima, alla sua scarsa salute e al fatto che il figlio “si era esaurito” da poi che lavorava con lei, pensava di trovarsi di fronte ad una sprovveduta che si sarebbe lasciata menare per il naso impunemente.

Mentre la donna ritornava col pensiero a quante volte Morty aveva accusato la madre di avergli messo una donna accanto, per poi allontanarla quando questa non le sarebbe più servita; e lo ammoniva dicendogli:
“Guarda, se tua madre fa di tutto per staccarti da me, ora che ti ho messo il piatto pronto in tavola, potrebbe anche riuscire nell’intento, ma non creda di passarsela tanto liscia, dopo…”

“Hai ragione!…Ci penso io!…N on preoccuparti…ci penso io!”- Ma invece Morty ricominciava a pensare soltanto a sé stesso, si faceva sempre più svogliato e malediceva il giorno in cui si era detto disponibile per tutte le mostre che erano in programma.

XXX

Sveva era amica di un giovane critico d’arte, molto bravo e stimato nell’ambiente e l’aveva invitato a visitare la casa e lo studio del Lepre allo scopo di fargli scrivere una presentazione per le prossime mostre del giovane.

La sera in cui egli arrivò a casa degli Scorpio, la Mamtide inscenò una mezza tragedia, cercando addirittura di cacciarlo via, soltanto perché l’invito non era partito direttamente da lei e rovinando già sul nascere un rapporto che avrebbe potuto rivelarsi molto importante in futuro.

Comunque egli fu comprensivo e, dopo aver esaminato attentamente tutti i lavori che Morty aveva a disposizione, lo invitò addirittura a partecipare ad una mostra nazionale, selettiva ed assai prestigiosa, che si sarebbe tenuta nel mese di giugno in un antico chiostro, nel cuore della Toscana.

Una delle cose che interessarono maggiormente il critico, durante quella sua visita allo studio del Lepre, furono i cartoni , tutti intagliati, che Morty aveva preparato anni prima, per eseguire pitture con la tecnica dell’aerografo.

Disse che nessuno degli artisti di sua conoscenza aveva mai dimostrato un’abilità così “mostruosa” nell’usare il “taglierino” e che quei cartoni erano cose preziose, da conservare con cura, quali passi importanti nel curriculum artistico del Lepre.

Nessuno allora avrebbe pensato che, invece,l’autore li avrebbe ben presto distrutti completamente, forse temendo che potessero costituire una “prova” a suo carico nell’eventualità di un’indagine sul proprio operato….


XXX

L’esposizione di giugno nel chiostro di SM, fu un duro lavoro per Sveva, che si ritrovò a fare lavori da falegname, quasi sdraiata sul pavimento nel tentativo di inchiodare i telai di legno necessari al montaggio delle opere del Lepre, mentre egli sfarfallava mettendosi in posa davanti a coloro che assistevano alle operazioni e sbagliava quattro martellate su cinque.

Era tutto preso a pavoneggiarsi per quanti venivano a sbirciare i suoi lavori e lo elogiavano per il numero considerevole di immagini, assai notevoli, che sarebbero state esposte.

Per aiutarlo a realizzare e plastificare quelle immagini, Sveva si era di nuovo recata a Z, insieme a lui e, per alcuni lunghissimi giorni, grondando sudore da tutti i pori, aveva maneggiato carta e plastica adesiva in continuazione, oltre a curare i pasti e lavare le camicie ed i calzini dell’amico.

Ed ora, veniva lasciata da sola a finire l’allestimento ed a provvedere alle pulizie dello stand, mentre egli, tutto euforico per l’interesse destato, se ne andava a casa a prendere i genitori ed a cambiarsi d’abito per l’inaugurazione.

Quando, dopo qualche ora, i tre Scorpio arrivarono, Morty, questa volta tutto vestito di bianco e adorno delle solite cerniere, dai polpacci alle spalle, prima accompagnò mammà in cerca di un ristorante che potesse prepararle i cibi particolari, sempre gli stessi, che ella pretendeva in ogni circostanza; poi si mise a cavalcioni sul muretto del chiostro, attendendo con ansia l’arrivo di Elisabetta, la sua amica modella di Montecatini, che egli dichiarò di aver invitata per la cerimonia.

Ma questa non si fece vedere, con grande disappunto dell’intera famiglia del Lepre, che, per un bel po’ ne magnificò la bellezza e gli altri pregi…

Inoltre, la Mamtide che si era messa in lungo, tutta in bianco e rosa, con scialletto traforato e sandaletti con taccone, si lamentò per tutta la sera sentendosi “sprecata” lassù, senza una poltrona sulla quale sedere e nemmeno una bottiglia di spumante!

“Questa mostra è una schifezza!” – Dichiarò con convinzione. E, al braccio di Sveva che dovette sorreggerla per evitare che inciampasse ad ogni passo nelle pietre sconnesse del selciato, volle abbandonare prestissimo la compagnia degli artisti ( tra i quali era anche Osvaldo) e dei numerosi presenti, perché “stanchissima e stufa”.

Durante il viaggio di ritorno a casa, sulla macchinina del Lepre, accusò Sveva perfino di essere “troppo pesante”, tanto da far cigolare le “sospensioni” e la costrinse a cambiare di posto un paio di volte.
Infine, giunti a T, pretese che il figlio si ritirasse subito per andare a dormire, perché, disse, era troppo “provato” per rimanere ancora fuori.

XXX

Dopo tre giorni, nei quali il Lepre non si era fatto più vivo, Sveva seppe che era stato denunciato, con ben quattro denunce, per avere esposto a SM immagini ritenute pornografiche e contrarie alla decenza, con il risultato che alcuni dei suoi lavori erano stati tolti dai pannelli dello stand.

Sveva l’aveva ammonito, a proposito, a non portare quelle pitture incriminate che anch’ella non riteneva adatte ad una esposizione in un luogo “sacro”, ma egli non le aveva dato ascolto, dicendo che i “falli” presenti nelle immagini di cui sopra, erano dipinti in modo da sembrare dei gelati alla fragola e al limone e nessuno ci avrebbe fatto caso!

E Leone Scorpio, ora tuonava nel telefono contro la povera Sveva come al solito:
“ E’ colpa tua!…Dovevi impedirglielo di esporre quella roba… a tutti i costi!”
Come se la donna fosse la “governante” responsabile di un bambino dispettoso e disubbidiente, affidatole dai genitori incapaci di tenerlo a freno!

Al che, la donna, dovette, come sempre, cercare di ammansire le ire del Professore,recandosi con il Lepre nella caserma di SM, a perorare animosamente la causa dello sciagurato compagno, il quale, “furbo, veloce ed intelligente” come si diceva, mancò poco che se la facesse sotto e tentò, in ogni modo, di mettere subito a tacere la cosa.

XXX

Il suo modo di fare, però, di fronte al Maresciallo dei carabinieri, aveva insospettito la donna che da tempo cercava di allontanare dalla mente le supposizioni relative alla somiglianza dell’amico con il Mostro di Firenze.
Egli si dimostrava spesso addirittura terrorizzato in presenza della polizia…come se avesse davvero qualcosa di molto grave da nascondere…


Sveva che era riuscita ad abituare il Lepre al lavoro, cercando di tenerlo sempre occupato anche fisicamente, costringendolo a volte a rimuovere mobili, portare pesi, caricare e scaricare quadri ,ecc…. aveva avuto la soddisfazione di notare, giorno dopo giorno, i mutamenti positivi avvenuti in lui.

Le sue spalle si erano allargate, la sua pelle si era schiarita ed aveva acquisito elasticità; il suo carattere si era fortificato e addolcito e , senza bisogno di tutte le pillole che sua madre gli faceva buttar giù sei volte al giorno, aveva guadagnato in mascolinità ed era più spontaneo, meno complicato.

Alla donna sembrava che il “masochismo” di Morty fosse ormai divenuto una posa, da rispolverare ogni tanto solamente per sentirsi “diverso”.
E il rapporto che si era creato fra loro era , tutto sommato, abbastanza buono.

Qualche crisi depressiva si era risolta ben presto per la schiettezza e l’umorismo di lei e, passato il momento peggiore, egli l’aveva sempre gratificata con un bel sorriso dichiarandole:
“Come si può litigare con te?!…Sei troppo forte!…Tu sai sempre come fare e cosa dire…Tu comanda, che io ubbidisco…tanto sei sempre tu la mia padrona…E poi…io con te mi diverto più che andare al cinema!…”

E, ogni tanto, si entusiasmava anche per quello che ella stava scrivendo e la pregava di “fare un libro” dedicato a lui.
“Dovresti raccontare la nostra storia…sì, perché noi faremo storia, gattona mia!…
Siamo una coppia inimitabile!…Insieme gliela faremo vedere a tutte queste facce di merda che ci stanno intorno!…Faremo epoca!…Faremo la moda!…”
Al che Sveva si metteva a ridere, pensando che, se tutti avessero indossato quello che si mettevano di solito loro due, il mondo sarebbe diventato molto, molto buffo!

XXX

Ora però, per i troppi rimbrotti dei genitori, ricominciava ad innervosirsi ed a ricorrere ai farmaci, denunciando tendenze e desideri che spaventavano la donna, e, forse anche per il caldo incipiente, presentava sonnolenza ed apatia.

Proprio durante uno dei viaggi al chiostro si era scontrato verbalmente con Sveva e si era lasciato andare a reazioni piuttosto violente, dapprima colpendola con una gomitata al braccio sinistro, poi, giunti a casa di lei, lanciando contro una parete del soggiorno un piatto contenente la cena che ella aveva preparato per tutti e due.

Al che, ella, senza battere ciglio, nonostante il tremore interno , per evitare chissà quali sgradevoli sviluppi, aveva afferrato scopa e segatura e, sempre in silenzio, si era messa a raccogliere i cocci.

La scena recitata da lui era stata addirittura disgustosa e le imprecazioni e le accuse erano andate avanti a ruota libera ancora per un bel pezzo, finché Sveva, riacquistata fermezza e la completa padronanza di sé gli aveva intimato duramente di sparire per sempre.

Ma egli, il mattino seguente, era di nuovo a bussare alla porta con i fiori e le paste in mano per chiederle scusa, pensando che la cosa si sarebbe dissolta in una bolla di sapone.
Mentre lei cominciava veramente ad avere paura e voleva davvero troncare ogni rapporto, prima di arrivare a conclusioni ben più traumatizzanti.

Così, in un momento di calma, provò ad affrontare l’argomento, chiedendo al Lepre se, ora che ella gli aveva praticamente già organizzato tutto, poteva ritirarsi dall’impegno, adducendo stanchezza e necessità di intraprendere un lavoro diverso, che potesse procurarle introiti immediati e sicuri, visto che , da casa Scorpio non arrivava mai una lira e che ella, per tirare avanti, doveva sacrificare sempre più spesso, oggetti personali di un certo valore e, affettivamente, molto importanti.

“Tanto” – gli disse – “ tua madre qui non ti manda perché dice che c’è umidità e i tuoi lavori si sciupano! Inoltre tu non pensi ad altro che ai viaggi che quest’anno non puoi fare…e ti arrovelli dalla rabbia, non lasciandomi alcuna speranza che arriverai alla mostra di agosto in condizioni ideali per garantirne la messa a punto.

Per me, invece, ora che la stagione balneare è ancora agli inizi, non dovrebbe essere difficile trovare qualche lavoro più remunerativo e sicuro!”

Ma il Lepre, cominciò subito a dare in escandescenze e a gridare: “No!…Tu mi devi fare la mostra!…Hai capito bene?!…E solo dopo farai quello che ti pare!…Anzi…faremo quello che ci pare…perché anch’io ho bisogno di curarmi…e non posso stare qui ad aiutarti, ora che non hai più nemmeno la macchina e dovrei accompagnarti qua e là.

Mia madre qui non mi manda, perché non hai il telefono e non mi può controllare come vorrebbe…e poi, vuole che vada al mare…dice che ho bisogno di mare!…
Al massimo..se vuoi, potresti venire al mare anche tu...!"

“Senti..ho capito tutto...Anzi, non mi par vero se tu non vieni qui a lavorare…
Così potrò finalmente far rimanere con me anche i miei figli…
Pure loro hanno bisogno di mare e, da qui, potranno facilmente arrivarci anche in bicicletta!…” – Rispose la donna sorridendo.

"Porca puttana!" - Le gridò il Lepre mentre se ne andava con la coda tra le gambe!





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