CAP. XVII° - LA MOSTRA DI MORTY

Luglio e agosto 1985



Sveva fu molto felice che uno dei suoi figli, il maschio più piccolo, venisse a farle compagnia.
Era l’unico in famiglia a dimostrarle molto affetto e, dato che era mingherlino e un po’cagionevole di salute, ella gli dedicò molte attenzioni, ripagata dal fatto che , in pochi giorni, fosse rifiorito ed avesse riacquistato peso e una bella abbronzatura.

“Avevo tanto bisogno della mia mamma!” – Affermava il ragazzo; e si prodigava in tenerezze che, per Sveva, erano la migliore ricompensa, anzi, il miglior dono che ella avesse mai ricevuto, nella lunga e faticosa odissea della propria vita.


Fare la mostra al Lepre, significava lavorare ancora almeno due mesi per lui senza vedere un soldo, almeno momentaneamente, in attesa di stilare un contratto a lungo termine per le percentuali sulle possibili vendite e per un compenso immediato alla fine dell’esposizione.

Questo avrebbe dovuto essere piuttosto ingente, considerando il tempo, le trasferte e la fatica di tanti mesi spesi a fianco di Morty e mantenendo in piedi una situazione che, senza il presupposto di guadagni futuri, sarebbe stata addirittura pazzesca.

D’altronde, la donna non si sentiva disposta a fare un contratto con l’artista finchè non fosse stata più che sicura che egli e i suoi genitori avrebbero mantenuto la promessa di farle trovare il materiale pronto e decorosamente incorniciato entro il mese di luglio, volendo evitare le solite faticacce degli ultimi giorni ed i probabili accessi d’ira di Morty, che avrebbe potuto anche mollare tutto all’improvviso e lasciarla da sola a scontrarsi con le Autorità e l’Ente Comunale patrocinante della manifestazione.

Però, anche se a malincuore, ella affrontò l’impegno senza lasciare niente al caso e nulla d’intentato.

Frattanto il Lepre, che nel pomeriggio aveva ricominciato a venire a lavorare da lei, diventava sempre più strano ed irascibile e, a distanza di pochi giorni dalla mostra, dopo aver
dato in escandescenze e minacciando, come previsto, di far saltare tutto, dichiarò di non poter disporre di una lira perché i suoi gli negavano altri soldi da spendere per le cornici e la pubblicità.

Allora Sveva, con molta, anzi, troppa pazienza, cercò di trovare un’altra soluzione per appendere al muro i lavori plastificati di Morty, ipotizzando di utilizzare strisce di doppio adesivo della stessa larghezza dei dipinti, che potessero farli aderire alle pareti smaltate del locale di proprietà dell’Ente.

Cosa che rasserenò il giovane, convincendolo a continuare il lavoro.

XXX

Due giorni prima della mostra, la donna e il Lepre, dovettero spostare un bel po’ di materiale pesantissimo che era accumulato nel locale da adibire all’esposizione e dovettero pure provvedere ad una sommaria imbiancatura delle pareti che erano molto sporche e trascurate.

Faceva un caldo insopportabile e i due erano costretti a riposarsi e rinfrescarsi ogni tanto, usando il getto della pompa, nel giardino del palazzo.

Morty era piuttosto euforico e si divertiva a mostrare a Sveva la “potenza” dei suoi muscoli.
Dal suo studio, aveva trasportato grandi e vecchi dipinti su tavola, senza cornici e, anche per sistemare quelli, la povera Sveva dovette rimboccarsi le maniche e battere di martello, applicandovi listelli di due o tre metri di lunghezza e relative attaccaglie.

“Vedrai che bella mostra faremo…eh…gattona!…” – E il Lepre osservava compiaciuto l’ambiente ripulito e i grandi quadri che la donna cominciava a disporre contro le pareti delle sale laterali , ben ordinati e per successione cronologica.

Ma, quando iniziarono ad appendere i lavori in plastica, nella grande sala centrale, furono guai, perché lo smalto degli alti zoccoli delle pareti, non era abbastanza liscio e nemmeno saldo e l’adesivo, forse anche per la temperatura dell’ambiente, dette ben presto segno di volersi staccare dal muro.

Nonostante questo, a sera , i lavori facevano tutti bella mostra di sé, ben allineati e distanziati, con i colori vividi che risplendevano sotto le lampade, come tante fiammate multicolori.

XXX

Però, il mattino seguente, quando Sveva arrivò per lavare il pavimento della sala, si accorse che servivano ulteriori accorgimenti per fissare bene le opere al muro, poiché, a causa
del caldo asfissiante, la colla dell’adesivo non faceva presa e la plastica, con il suo peso, faceva slittare in basso le pitture.

Mentre ella, pensierosa, stava strofinando in terra con la scopa insaponata e ancora rifletteva su che pesci prendere, il Lepre arrivò e cominciò subito a sbraitare.

“Io non farò più un bel niente!…Io non spenderò più nemmeno una lira per questa mostra di merda!” – E correva da un capo all’altro della sala staccando tutti i dipinti e gettandoli sgarbatamente sul tavolo che era in mezzo alla stanza, con grande costernazione di Sveva che vedeva così annullato tutto il proprio lavoro del giorno precedente, e comprendeva che, in quella maniera, l’adesivo non sarebbe stato più utilizzabile.

“Non fare così!…Non rovinare tutto!…Troveremo una soluzione!”
Ma il Lepre non sentiva o non voleva capire e, stravolto, saltava qua e là, schizzando per ogni dove l’acqua saponosa sparsa sul pavimento e imprecando contro tutto e contro tutti, ma specialmente contro la donna che si sentì qualificare con ogni sorta di titoli, dall’inetta all’impostora, dalla rompi-palle alla troia!

“Lo sapevo io…” – gridava il Lepre – “Che mi volevi rovinare!…L’hai fatto apposta a farmi fare questo schifo di mostra perché sei gelosa!…Almeno se non ti avessi dato retta…a quest’ora sarei a chiavare chissà dove, invece di stare qui a rompermi le palle!…”


Sveva che aveva sopportato già abbastanza e ormai le palle se le sentiva pure lei,sbottò:
“Se tu ce l’hai rotte, io ce l’ho tanto cresciute e ciondoloni che adesso posso asciugarci il pavimento a mo’ di strofinaccio!

Falla finita di sbraitare…pazzo e fannullone che non sei altro!…E muovi invece le chiappe per uscire di qui, altrimenti stavolta ti spacco il bastone della scopa su quel cranio spelacchiato!”
E gridava tanto da sopraffare gli insulti del Lepre, il quale si zittì e si mise a sedere su una sedia, posta proprio nel mezzo di una pozza d’acqua e sapone.

Sveva , al contrario, non si chetò affatto e tirò fuori tutto il veleno che da tempo le stava rovinando il fegato.

Quindi, tirandosi dietro Morty, ridotto ai minimi termini e che ora sembrava un uccelletto bagnato da un acquazzone estivo, fece il giro delle poche mesticherie della zona che ancora non avevano “chiuso per ferie” per racimolare grappette e chiodini con i quali, alla meglio, riuscì a far aderire al muro tutte le immagini plastificate.

Dopo tanto soffrire, quando tutto fu sistemato e la donna capì che, nonostante i guai era riuscita, ancora una volta, a realizzare un’ottima mostra, Morty, mogio mogio, se ne andò da solo verso casa sua, con la testa bassa.

XXX

“Ora è tempo di pensare a stringere! Domani gli chiederò di firmare subito un impegno scritto!
Dato che ce l’ho fatta a concludere questa fatica terribile e dovrò rimanere al pezzo ancora per molti giorni, meglio premunirsi per evitare altri dispiaceri…” – Rifletteva la donna mentre ritornava in circolare verso il proprio alloggio, disfatta e madida di sudore e conscia soprattutto di dover affrontare ancora il peggio, non fidandosi più di nessuno degli Scorpio.

In particolar modo della Mamtide, con la quale aveva completamente rotto i rapporti, dopo aver chiamato, in vena di sincerità, “il bacio di Giuda”, un bacio di saluto che ella le aveva propinato schifiltosamente sopra una guancia!

L’inaugurazione della mostra fu un successo. I manifesti, sovvenzionati dal Comune, erano senza dubbio “originali” ed esercitavano un forte richiamo per gli appassionati del settore.

Per di più, Sveva aveva scelto un periodo in cui, nel palazzo, c’erano altre esposizioni collettive di un certo valore ed i visitatori arrivavano a frotte.

Il Prof. Scorpio si era dichiarato soddisfatto, ma la donna aveva colto brani di conversazione tra lui e la moglie, accompagnata da un’amica coperta da medaglioni raffiguranti i segni astrologici, (che faceva tanto“megèra d’alto bordo”), nella quale essi discutevano sulla cifra irrisoria, addirittura ridicola, che avrebbero voluto darle come compenso per tutto il lavoro svolto.

Inoltre, aveva notato certi intrallazzi della Mamtide, la quale stava cercando di interessare di nascosto altri galleristi, anzi, galleriste, ai lavori del figlio, con tutta l’aria di voler “cospirare” alle spalle di Sveva e, tutto questo, le dava piuttosto fastidio.

Perciò, il giorno dopo, ella sottopose al Lepre la bozza del contratto con il quale egli avrebbe dovuto impegnarsi a corrisponderle le percentuali sulle eventuali vendite delle
opere in esposizione e su tutte le altre che avesse presentato in futuro, in ulteriori mostre organizzate da Sveva, pena la cessione immediata alla medesima di un terzo delle pitture presenti nel locale o , in denaro, di un terzo del valore attribuito alle stesse.

Appena Morty ebbe finito di leggere, obiettò di avere molte riserve, dichiarando che non avrebbe firmato senza avere prima interpellato i genitori e pretendendo che la donna non reclamasse l’esclusività né per gli allestimenti delle mostre né per le vendite dei quadri.

Sedici giorni durò la guerra tra Sveva e gli Scorpio, prima che Morty si decidesse a firmare il contratto, in assenza del padre.

Nel frattempo, la Mamtide aveva già provveduto a rimpiazzare la donna, utilizzando la vedovella della quale si è già fatto cenno nel corso del racconto, come “un buon partito” da sfruttare.

Questa si era presentata durante il corso della mostra, tutta tremolante e sventolando davanti a Sveva una busta bianca contenente una poesia che, ella dichiarò, aveva scritto per Morty ; il quale, rosso per l’emozione, si era fissato a guardarle i piedi nudi e grandi che uscivano dagli zoccoli di legno e poi era uscito insieme a lei, senza farsi più rivedere fino al giorno seguente.

La nuova “tartaruga”, scelta dalla Mamtide, aveva tutte le caratteristiche per piacere al figlio: oltre ai piedi lunghi, i capelli scoloriti, la cellulite sulle cosce e la vocetta da bambina, con la quale pretendeva di recitare in pubblico addirittura tragedie Shakesperiane strillando come una pazza.

Nel suo passato , c’erano stati un fidanzato morto suicida a trentatré anni ed un marito malato di nervi, pure lui suicidatosi dopo otto anni di matrimonio.
E, dato il proverbio “non c’è due senza tre”, le prospettive non erano certamente incoraggianti per il Lepre.

Anche se il giovane critico d’arte che gli aveva scritto la presentazione, venuto a conoscenza dell’inizio della nuova storia d’amore, aveva sentenziato ridendo:
“Mi sa che questa volta morirà prima lei!”


XXX

Nei giorni che seguirono, la Tartarughina colse ogni pretesto per incontrarsi con il Lepre nell’ambito della mostra, all’insaputa di Sveva, trainandosi dietro modesti fotografi ed operatori di piccole TV private e promettendo a Morty mari e monti ma, soprattutto, monopolizzandolo anche durante l’orario di apertura dell’esposizione, tanto da farlo arrivare sempre in ritardo o assentarsi addirittura con varie scuse.

Coadiuvato in questo dalla Mamtide che sosteneva di avergli fissato appuntamenti con il dentista, con il dermatologo e così via…

Per provare fino a che punto arrivasse l’assenteismo degli Scorpio, un giorno Sveva rimase a casa.
Ebbene, la mostra restò chiusa, con i visitatori che attendevano davanti al portone!

E pensare che ella aveva persino fatto arrivare da Firenze la TV regionale e la propaganda della manifestazione figurava in una delle più note riviste d’Arte Moderna, con un dipinto del Lepre in copertina!

Senza dimenticare che, a quella mostra, ne sarebbero seguite altre due, non così grandi ma sempre molto importanti.
Una delle quali, addirittura nella città in cui Morty insegnava, dato che Sveva, tramite l’interessamento del suo amico giornalista, aveva preso contatti con una delle migliori gallerie del luogo e stretto amicizia con il proprietario; il quale si era dichiarato disponibile perfino ad offrire al Lepre un contratto piuttosto vantaggioso!

In precedenza, il Lepre si era raccomandato spesso: “Se vuoi che io riesca a dare il meglio di me, mi devi tenere sempre impegnato, sempre in tiro…con tante mostre, una dietro l’altra.
Devo sentirmi al centro dell’attenzione…come in palcoscenico!

Mi piaceva stare con Giulia anche perché con lei era come se avessi i riflettori perennemente puntati su di me!
Voglio diventare famoso, ricordatelo…a tutti i costi e con qualsiasi mezzo! Come posso fare per essere famoso?…Eh…come posso fare?”

Sveva, una volta - ed erano in presenza dei Piccinni – gli aveva risposto seriamente:
“Fai come Cicci, il Mostro di Scandicci. Senza troppa fatica, lui ammazza una coppietta ogni tanto e, voilà, si ritrova sulle prime pagine di tutti i quotidiani!”

Il Lepre, rosso come un tacchino, aveva biascicato: “Ah…sì?!” – Senza avere il coraggio di aggiungere una sola parola.


XXX

Nei giorni precedenti la firma del contratto, nonostante le tensioni, qualche volta il Lepre aveva accompagnato alla spiaggia Sveva e suo figlio, in un luogo non molto frequentato, che si raggiungeva da una zona boschiva, frequentata dalle prostitute.

Ogni volta che ne avevano incontrato un gruppetto, Morty si era affacciato dal finestrino ad inveire contro di loro gridando: “Puttane!…oh…puttane!” – Con grande imbarazzo della donna che aveva temuto un inseguimento da parte di qualche magnaccia; ed invece con grandi risate di suo figlio, il quale, non preparato alle stranezze dell’uomo, ne era rimasto parecchio sconcertato ed aveva chiesto alla madre come facesse a sopportare un pazzo di quel genere.

“Sai…” – diceva il Lepre – “io non sono mai stato con le puttane! Semmai ho accompagnato degli amici miei, ma io stavo soltanto a guardare. Non ci riesco proprio!…Allora mi fanno rabbia…perché mi piacerebbe andare con loro…le puttane sono molto belle!”

Poi, sulla spiaggia, si metteva a fissare qualche grassona anzianotta con le cicce al sole, avvicinandosi piano piano, facendole dei giri intorno come un gatto che studi un topo e, per fingere indifferenza, lisciandosi ogni tanto la testa con il palmo delle mani, come fosse intento ad asciugarsi la testa al sole.

Inoltre, ricominciava ad essere ossessionato dai piedi femminili e, dato che in estate le donne vanno tutte con i piedi scoperti, non faceva che voltarsi qua e là, maledicendo tutte le femmine e gridando che avrebbe volentieri mozzato le gambe a tutte quante!

Sveva che, conoscendo ormai il tipo, per andare in spiaggia metteva un pareo lungo fino sopra i piedi, cercava comunque di evitare contatti con lui e, quando la sera, dopo la chiusura della mostra, egli l’accompagnava a casa, non lo faceva nemmeno entrare, ricordandogli che “c’era il bimbo” che dormiva e non poteva disturbarlo.

Intanto, il bimbo che aveva trovato in casa un quadernetto sul quale il Lepre faceva degli studi di colore sul “piscio, la merda e il vomito”, si allentava dal gran ridere” .
Però era d’accordo con la madre nell’ammettere che i prodotti artistici del Lepre fossero molto interessanti e, anzi, si era fatto insegnare alcune tecniche per colorare i propri disegni, che non erano per niente male!

XXX

La mostra era piaciuta, tanto che Sveva era riuscita ad ottenere una proroga di una settimana, contro il desiderio di Morty che si diceva stanco e senza voglia di impegnarsi ogni pomeriggio.

Ma purtroppo, non essendoci state vendite, la donna tentava il tutto per tutto, cercando di battere ancora un po’ finché il tasto era ancora caldo.

Invece l’artista si preoccupava quasi esclusivamente del lato esibizionistico della cosa e si pavoneggiava soprattutto davanti alle donne, intavolando con loro conversazioni quasi esclusivamente basate sul sesso e sull’erotismo.

Sveva, più di una volta lo aveva richiamato, invitandolo a comportarsi più seriamente, sempre rimbeccata da lui che sapeva soltanto risponderle: “Cos’è?…Non rompere eh…!"

Ogni giorno le stranezze del Lepre aumentavano, come pure le provocazioni, evidentemente per stancare la pazienza della donna.

Non era andato più a Z, nemmeno per riscuotere lo stipendio; e anche questo era un motivo di attrito con Sveva, la quale, non avendo ancora ricevuto una lira come compenso a tutto il lavoro svolto, si trovava ormai senza mezzi di sussistenza.

“Non si può più andare avanti così!” –Si ripetevano alternativamente i due , durante gli scontri sempre più frequenti, mentre lui accusava l’altra di gelosia e lei, di rimando, gli dava dell’incosciente e dello scansafatiche.

“Mi hai messo di mezzo! Mi hai fatto credere che l’arte fosse la cosa più importante, per te.
Che avresti accettato qualunque sacrificio pur di riuscire a compiere quello che io ti ho messo in grado di poter fare! Invece non sei che un esibizionista e un pittore da strapazzo e ti basta una sottana che sventola per perdere la testa!

Secondo te ed i tuoi genitori, sono soltanto gli altri che dovrebbero fare sacrifici per voi, che state lì a sindacare sull’operato altrui ed a raccoglierne i frutti!
Tu hai messo in gioco la mia rispettabilità e le mie capacità per poi voltarmi le chiappe in questo modo indegno! Ma non finirà così!

Per tre anni, bene o male, dovrai rispettare il contratto che hai firmato …e mi dovrai sopportare, come io ho tollerato te e la tua famiglia, per tutto questo tempo!

Aveva ragione Osvaldo nel dire che sei solo un burattino…un povero bimbo viziato e succube di tua madre! E se è il palcoscenico che ti interessa, finalmente l’hai trovato, con la Tartaruga prima donna e gli altri due burattini che vi tengono la candela!

Quattro personaggi in cerca di autore! Vedrai che bella farsa ne verrà fuori! Altro che libro su di te…altro che libro!
E quando starai tanto male da battere la testa contro il muro, ricordati di me e di quello che mi avete fatto, tu e tua madre, in un momento in cui avevo bisogno di tutto e di tutti!
Voi mi avete letteralmente tolto la voglia di vivere!”





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Si parla inoltre di sonetti.

I MOSTRI A QUATTR'OCCHI (Introduzione) | I° CAPITOLO - UNO STRANO INDIVIDUO | CAP. II°- UN BAMBOLOTTO DI SEGATURA (Cap. II° - Un bambolotto di segatura ) | CAP. III°- VENEZIA - ED ALTRO (Cap. III°- Venezia - ed altro) | CAP. IV° - IL RITORNO DI OSVALDO | CAP. V°- PROFONDO ROSSO (Cap. V° - Profondo rosso) | CAP. VI° - TEMPO DI VIAGGI | CHE BRUTTA FINE PER UN POETA! - CAP.VII° (Che brutta fine per un poeta! -Cap. - VII°) | CAP.VIII° - IL COLLARINO DI PLASTICA ROSA (Cap.VIII°- Il collarino di plastica rosa) | CAP. IX° - I DUBBI DI SVEVA | CAP. X° - LA VENDETTA E LA CONSAPEVOLEZZA (Cap. X° - La vendetta e la consapevolezza) | CAP. XI° - IL NUOVO ECCIDIO DEL MOSTRO | CAP. XII° - SOLUZIONI AMARE | CAP. XIII° - L'INCONTRO CON GIULIA | CAP. XIV° - RIFLESSIONI - E VENNE NATALE (Cap. XIV° - Riflessioni - E venne Natale) | CAP. XV° - COSE DA PAZZI ! | CAP. XVI° - PERIPEZIE IN TOSCANA | CAP. XVII° - LA MOSTRA DI MORTY | CAP. XVIII° - COLPO DI GRAZIA (Cap.XVIII° - Colpo di grazia ) | CAP. XIX° - UN FATIDICO SETTEMBRE | CAP. XX° - UN' ALTRA GATTA DA PELARE (Cap. XX° - Un'altra gatta da pelare) | CAP. XXI ° - CAMBIO DI FAVOLA E SCAMBIO DI RUOLI (Cap. XXI° - Cambio di favola e scambio di ruoli) | menù principale
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