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Agosto 1985 Dopo l’avvento della Tartaruga, Morty aveva cominciato anche a sparlare di Sveva, con gli amici ed i parenti, raccontando che era gelosa della sua nuova amica. Così che ella, una delle rare sere in cui egli l’aveva riaccompagnata a casa in macchina, uscì proprio dai gangheri e gli fece una grande scenata cacciandolo via. Dopo un po’, sentì suonare alla porta e il Lepre le riapparve davanti con un “regalo, per farsi perdonare…” – disse. Era stato a trafugare uno di quei cartelli dei benzinai, giallo con le scritte blu, completo di telaio e sostegno di ferro. “Tieni…guarda quant’è bello!…Puoi collocarlo davanti alla porta del bagno, così, quando sei dentro metti la scritta CHIUSO; oppure lasci APERTO se vuoi che entrino anche gli altri!” “Sei proprio da legare!…” – E Sveva si era affrettata a nascondere il cartello in cantina, temendo che qualcuno potesse accusare lei di averlo rubato! XXX Si era stancata moltissimo durante la mostra e la sera si ritirava presto nel locale del residence dove era andata ad abitare, per trovare un po’ di pace e di intimità, lontana dalle follie del Lepre e dalla malvagità di sua madre. E non immaginava certamente la nuova disgrazia che stava per piombarle addosso! Tant’è che una notte, destata da un forte rumore d’acqua che scrosciava, aveva soltanto pensato che fuori piovesse e si era rimessa tranquillamente a dormire. La mattina, spalancate le imposte del pianterreno, si era rallegrata vedendo che il cielo era azzurro e splendente di sole ed aveva deciso di uscire per fare la spesa. Intanto, pensò di recarsi prima nello scantinato, dove erano ammassati tutti i suoi mobili ed i quadri di sua proprietà, per aprire anche le piccole finestre in alto che davano sul giardino. A metà delle scale, premétte l’interruttore della luce, ma la lampada non si accese; così, al buio, finì di scendere gli ultimi scalini e si trovò improvvisamente con l’acqua fino al ginocchio. Sgomenta, riuscì a raggiungere le finestre e, aperti gli scuri, si accorse dell’entità del disastro che era successo. L’acqua aveva sommerso tutti gli oggetti posti a livello dei materassi, compresi i bei tappeti di pelouche color oro e stava ora salendo sui muri, che ella aveva pazientemente e faticosamente ricoperto di tendaggi ed altri tessuti, proprio per isolare la stanza dalla preesistente umidità. Un alone minaccioso di fango e sporcizia era già arrivato quasi al soffitto e, sull’acqua maleodorante, galleggiavano miseramente le scatole contenenti le medaglie e le targhe che Sveva si era guadagnata partecipando ai concorsi di poesia, mischiate alle scarpe ed agli stivali quasi nuovi, ai quali la donna teneva tanto! XXX Uscì dall’appartamento disperata per andare a parlare con l’amministratrice del residence la quale, candidamente, le rivelò che una delle idrovore che pompavano l’acqua marina dal sottosuolo, si era guastata. Pertanto, lo scantinato si era riempito fino al livello del mare e non si poteva far niente per togliere l’acqua finché l’ingegnere incaricato del funzionamento delle pompe non fosse arrivato da fuori (abitava in un’altra regione e , per di più, era in ferie). Per Sveva, questo fu il colpo di grazia! Aveva toccato veramente il fondo ed ora non sapeva davvero più come tornare a galla! Cosa avrebbe potuto escogitare per tirare avanti? L’ultimo approdo era stato per lei quell’appartamento dal quale, le avevano promesso, nessuno l’avrebbe potuta far uscire a meno che non si rendesse morosa. E invece, l’acqua aveva distrutto , insieme alle sue speranze, anche gli unici oggetti che avrebbero potuto aiutarla ad uscire dal tunnel: i quadri che gli amici pittori le avevano regalato o lasciato in conto vendita, ai quali, quando si era trovata in difficoltà, era sempre ricorsa per garantirsi un minimo di sopravvivenza. Pensava con immenso dolore alla sua famiglia; ai suoi ragazzi, ai quali aveva fatto delle promesse che non avrebbe potuto più mantenere. E gli altri?…Cosa avrebbero pensato di tutte queste avversità che si accanivano contro di lei? Gli amici forse si sarebbero rattristati ma i nemici….chissà quante risate si sarebbero fatti alle sue spalle! Osvaldo compreso, si capisce! Questa volta, tutto era troppo duro da sopportare. Con molte probabilità, avrebbe dovuto andarsene via per un po’ e trovare velocemente un lavoro da qualche parte dove non fosse necessario raccontare ad ognuno le proprie disgrazie; dove nessuno la conoscesse e potesse gioire del suo dolore e infierire su di lei o, peggio ancora, sui suoi adorati figli. I più piccoli, erano ormai adolescenti ma ancora troppo giovani per poter valutare serenamente la situazione. E ne avrebbero sicuramente sofferto molto! Ma ella che ormai si sentiva distrutta non poteva farsi vedere piangere da loro dalla mattina alla sera! Avrebbe dovuto fingere di essere ancora forte e sicura di sé, come erano abituati a considerarla! Per fortuna, il maschietto era già tornato in campagna dalla nonna e la bambina aveva tante amiche con le quali passava tutto il suo tempo libero! Sveva potè così dare sfogo al suo dolore in solitudine, versando tutte le lacrime che ancora le rimanevano da piangere! XXX Il Lepre era partito per andare a riscuotere, finalmente! Ma Sveva pensava non si fosse recato a Z da solo, poiché si era assicurato, prima di andarsene, che ella non avesse alcuna intenzione di seguirlo. Era quasi certa che si fosse fatto accompagnare dalla Tartaruga, con la quale aveva affermato di “sentirsi in debito” per quanto ella aveva fatto per lui, dimenticando quanto invece dovesse ancora a Sveva di gratitudine, oltre che di denaro! Infatti, al suo ritorno, non si preoccupò minimamente di quanto nel frattempo le era accaduto; anzi, si fece vedere sempre più raramente e faceva in modo di avere sempre delle scuse pronte per non trattenersi che pochi minuti. E, in merito al compenso promesso,la donna dovette accontentarsi di trattenere per sé alcuni dei lavori che erano stati in mostra: opere di carta e plastica, di piccolo formato e senza cornice. Ma si trattenne anche tutti gli studi che egli le aveva affidato dopo il viaggio in Turchia, nonostante il Lepre pretendesse che gli fossero restituiti, comprendendo forse la “pericolosità” di lasciarli nelle mani di lei.. Egli era così teso…così irascibile! Sveva si era accorta che aveva ricominciato ad ungersi e tagliuzzarsi i capelli come un tempo. Stava dimagrendo a vista d’occhio, anche perché si era imposto una dieta contro la foruncolosi, che sua madre gli faceva osservare scrupolosamente. Inoltre, senza l’aiuto manuale della donna per plastificare i suoi dipinti, ne aveva sciupati parecchi ed anche di ottima qualità! Pertanto era nervosissimo per non potere più restare a lavorare insieme a lei, evidentemente intralciato anche dai suoi genitori che gli vietavano di continuare a frequentarla . E perciò si sfogava gridandole: “Maledetta…maledetta! Io non voglio stare con te…però tu mi servi! Io voglio venire qui quando mi pare….e tu devi aspettarmi quando mi fa comodo!” Ma Sveva gli rispondeva con decisione: “Scordatelo!…Adesso che hai trovato chi mi può sostituire, perché non ti fai aiutare dalla tua Tartaruga? Lo vedi che senza di me stai andando indietro come i gamberi!..Non ti guardi allo specchio che occhiaie fonde che hai?..E tua madre…non lo vede come sei ridotto?” “Sei di fuori?…Che cazzo dici?…Io sono bellissimo!…Sono un Dio!…Vuoi fare il sesso con me..eh…!…Dimmi che muori dalla voglia di fare il sesso con me!…Tu sei pazza di me!” La donna lo guardava con aria compassionevole, rammaricandosi al pensiero di quante energie avesse sprecato per lui e ormai conscia di non potere, in nessun caso, aiutarlo ulteriormente. Temeva, inoltre, che lasciandolo alla deriva, in balìa di persone deboli ed inette avrebbe potuto di nuovo nuocere a sé e ed agli altri. A settembre, prima che ricominciasse l’anno scolastico, il Mostro avrebbe potuto colpire di nuovo! E, stranamente, dato che la nuova amica di Morty, la Tartaruga, era insegnante di francese e frequentava molte persone di nazionalità Francese , Sveva pensava che la prossima volta il Mostro avrebbe potuto uccidere una coppia proveniente dalla Francia, confermando così, ancora una volta, le troppe coincidenze che ella aveva notato e si era impresse a fuoco nella memoria. XXX In cuor suo, visto che nessuno era ancora riuscito a svuotare lo scantinato dell’appartamento e che dal sottosuolo si sprigionavano odori malsani e stuoli di zanzare, Sveva aveva ormai deciso di partire da sola per Z, allo scopo di poter organizzare alcune mostre per artisti, amici suoi, i quali le avevano espresso il desiderio di presentare le loro opere nella galleria dove già ella aveva preso contatti per Morty. Ella sperava così di racimolare subito un po’ di denaro, con l’alternativa, in ogni caso, di trovarsi anche un lavoro più sicuro e remunerativo, che le avesse consentito di mandare avanti la famiglia , dalla quale desiderava poter tornare ogni fine settimana per tenere sotto controllo la situazione. Non appena accennò al Lepre di questa idea, egli andò su tutte le furie, imprecando e sbraitando: “Tu non verrai a Z!…Io non ti voglio d’intorno! Tu vuoi venire apposta per dare noia a me!…Per spiarmi ed impedirmi di andare con chi mi pare!…Io voglio fare quello che cazzo mi va!…E nella galleria dove devo esporre io, non ci devi portare nessun altro!…Hai capito!…Si…tu mi vuoi rovinare! Se io sono legato a te dal contratto , anche tu sei legata a me…e non puoi portare un altro dove hai organizzato la mia mostra!” “Certo che posso! Il contratto, come non impedisce a te di avere altri galleristi, non impedisce a me di tenere altri pittori!…A questo punto, starei fresca se dovessi raffidarmi solamente al Prof. Morty!" “Peggio per te!…Avevi trovato un Dio e te lo lasci scappare così?…Perché tanto, non avrai più nessuno come me!…Nessuno…hai capito?…E dove andrai a stare a Z? Voglio sapere dove andrai…perché sono sicuro che verrai per spiarmi!” “ Se è per questo, non saprai mai né dove sarò né cosa avrò intenzione di fare…ora che mi detesti… a tal punto che potresti arrivare anche ad uccidermi!” E si separarono, voltandosi le spalle con rabbia…lui, caracollando e inciampando. Lei, camminando lentamente, stanca, sfinita… XXX (28 Agosto 1985) Sveva era molto triste. Con un sole che invitava ad uscire, a respirare salsedine e vento, se ne stava tappata in casa, a pensare che il Lepre l’indomani sarebbe partito. E così, in un’epoca nella quale avevano il sopravvento la tecnologia e le scoperte scientifiche, la Strega avrebbe vinto di nuovo. Povero Lepre! Dopo la faticaccia dell’ultima sfida con la madre, si era dato una guardatina nel ruscello, s’era rassettato per benino il pelo ed aveva ripetuto a lungo per autoconvincersi: “Io sono il più bello, il più veloce e il più furbo!” E domani se ne sarebbe andato da solo a Z, lasciando in casa di Sveva un flacone di schiuma da barba e qualche lametta usata. La Strega lo aveva tenuto in isolamento per alcuni giorni, allo scopo di ricaricarlo un po’, prima di buttarlo di nuovo allo sbaraglio, più stupidamente che mai. E Sveva, che già aveva gioito per le spalle da uomo e l’incarnato dorato dal sole intorno agli occhi da bambino di Morty, ora sapeva benissimo che egli non avrebbe ritrovato facilmente dopo di lei altre tartarughe tanto rubuste da poterselo caricare sul dorso, pesto e senza fiato, per riportarlo ogni volta a casa e rimboccargli le coperte intorno al collo! A Z, egli non avrebbe trovato ruscelli o specchi d’acqua che ingentiliscono le immagini di chi si guarda, e riflettono, come in una cornice, i colori del cielo ed i rami verdi degli alberi! Sarebbe stato costretto a contemplarsi sotto le luci artificiali e spietate degli agglomerati urbani, che soffocano il respiro della terra. Avrebbe inciampato negli avvallamenti dell’asfalto e si sarebbe aggrappato invano alle maniglie dei trams in moto, strappato dal suolo con violenza, sbattuto contro le vetrate dei mezzi urbani, offeso dall’indifferenza o dalla crudeltà degli ignoti! E, se anche fosse tornato, non avrebbe più trovato Sveva, risucchiata con prepotenza dalla calamita delle necessità quotidiane, lontana da questa spiaggia assolata e confortevole! Ci sarebbe stata sempre la Strega, invece, intenta a preparargli un cesto di insalata avvizzita, un pugnetto di legumi secchi e qualche fetta di pane tostato spalmato di marmellata, la più insipida che si possa trovare. E avrebbe cercato di convincerlo che un leprotto ben educato, che voglia rimanere snello e veloce, non debba desiderare altro che questo, perché tutto il resto potrebbe essergli nocivo. Ogni tanto lo avrebbe accompagnato dal veterinario a controllare che tutti gli organi fossero funzionanti e lubrificati, (compreso quelli sessuali) ; e lo avrebbe spinto a correre sempre più forte; ora che gli ha messo appostata al prossimo traguardo quella testuggine chiara e piena di rughette e di macchioline, con il nasetto rincagnato ed il mento smussato, paurosa e, tremante come una foglia sbattuta dal libeccio, da raggiungere prima che arrivino gli uragani di fine estate! Prima che il Lepre si possa accorgere dell’inganno; e magari torni indietro, a cercare nella tana ormai vuota di Sveva, il caldo ricordo di lei, dura e pesante come il pane di mais, ma resistente a tutte le intemperie e ai denti aguzzi delle streghe iettatrici! |
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