CARRI NEMICI - AMICI CARI

(Correva l’anno 1986)

Licia e Marcello erano nati da due amiche d’infanzia, cresciute al sole, sulla spiaggia di Viareggio.
La Mirta e la Maria, una bionda, l’altra bruna; sempre in bici insieme, sempre nell’acqua a sbracciarsi, guizzanti come pesci.

Ambedue si erano sposate molto presto, una a diciotto anni, l’altra a venti, con due marittimi discendenti dal ceppo dei “vageri”. Ragazzoni allegri e robusti, cotti dal salmastro e schietti come il pane.

La Maria aveva partorito il suo Marcello dopo sette mesi di matrimonio e lo aveva coccolato più del normale, proprio perché era il “frutto dell’amore”. E il ragazzo era venuto su bene, affettuoso ed ottimista, d’intelligenza pronta e vivace.

La Mirta, invece, aveva fatto la Licia dopo un paio d’anni dal matrimonio, quando già aveva un gruzzolo da parte; e l’aveva avvezzata un po’ troppo a signorina, sempre col vestitino di “sangallo” e il fiocco in testa.
(Immagine correlata)


Le sposine si tenevano spesso compagnia, quando i mariti erano in navigazione sulla stessa petroliera, che rimaneva in mare anche due o tre mesi di seguito.

Avevano in affitto due appartamentini al Varignano, dalle parti del De Sortis: uno al primo
piano, l’altro al secondo, in un vecchio casamento ristrutturato.

D’inverno uscivano insieme per fare la spesa e d’estate portavano i bimbi al Bagno Teresa; e chiacchieravano come cince fino a sera, stese su di un unico telo di spugna, sotto il medesimo ombrellone.

Forse anche per questo Marcello si era tanto affezionato alla Licia. L’aveva vista crescere sotto i propri occhi e ne aveva spiato le poppate e i primi passi.

L’aveva condotta per mano a fare i primi bagnetti, sulla battima, sedendo vicino a lei che, con il culetto affondato nella rena fradicia, strillava di piacere, mostrando due dentini e arricciando il naso sotto il cappellino rotondo, di piquet rosa.

Ma, ogni anno, c’era un periodo di distacco, addirittura di dissenso, fra i due nuclei familiari: solo e sempre per Carnevale, perché il marito della Maria era amico di un carrista che, nemmeno a farlo apposta, era il maggior antagonista di un altro costruttore di carri, amicone del marito della Mirta.

Così, per non guastarsi l’affetto dei rispettivi compagni, le due spose, durante i corsi mascherati, travestivano i figli in maniera diversa e seguivano carri diversi, intristite per la forzata separazione ; col naso intirizzito e voltato in su, per controllare Marcello e la Licia che soffiavano a più non posso nelle trombette, appollaiati in mezzo ai mascheroni.
(Immagine correlata)


Erano cresciuti, i due ragazzi, prima gomito a gomito, poi guancia a guancia, da quando le madri avevano permesso loro di organizzare le prime festine da ballo nella soffitta ripulita dalle “telazzore” e profumata con l’hair-spray.

Ed era logico che si fossero innamorati, belli e freschi di giovinezza.

Lui , bruno e riccio come un Dio del mare e lei, impastata con l’oro dei tramonti e con gli occhi azzurri come le sirene.
Il neo, dicevo, era dunque, ogni anno, il corso mascherato.

Quindi, per tre domeniche e un martedì, i due giovani si tramutavano in nemici e tifavano per il “proprio” carro, divisi nel pomeriggio e troppo stanchi alla sera per andare a ballare o al “cine”, a ritrovare un po’ d’intimità.

Le madri, però, una chiacchierata la facevano, la sera, a metà delle scale, stufe di questa “storia” che ormai si trascinava da anni come un rito obbligato e che, sebbene per poco, riusciva a sconvolgere il loro legame.

La Licia, anche in maschera, mentre saltellava sul carro, continuava ad essere “elegante”. I suoi capelli erano sempre vaporosi e lucidi di shampo e il visetto sempre roseo e morbido.
Merito pure dei massaggi e delle creme! Sarebbe stata bella lo stesso, però, bella e aristocratica, come una regina!

E così la vedeva Marcello, che si sentiva struggere, considerando che sul carro della Licia c’erano certi fusti!

(Immagine correlata)

Lui, di solito, si trascurava un po’: scarpe tennis e maglioni giro collo, troppo larghi per la sua taglia. E spesso dimenticava di lavarsi i riccioli bruni, che s’infittivano, diventando lanosi ed arruffati.

E venne l’anno 1986 e, come sempre, nel mese di gennaio, la Maria e la Mirta erano indaffarate a cucire gli abiti di raso per i due ragazzi.

La Licia quell’anno sarebbe stata una fantastica Dea, con le chiome sciolte e tanti fiori nei capelli, come il mascherone centrale del carro del Vannucci che, a dire il vero, era proprio uno splendore.

Marcello, invece, dato che il Galli aveva un carro intitolato
“I ROMPI BALLE”, ispirato da vari uomini politici del momento, rosei ed ignudi, in atto di orinare, si sarebbe travestito da Bettino Craxi, goffo ed ingombrante, con un paio di occhialoni dalla montatura nera ma senza lenti.

Già si vedeva, scialbo e serioso, troppo in contrasto con l’aura magica che sprigionava il volto di Licia, la vera immagine della primavera!
E, nonostante l’ottimo carattere, si sentiva pungere il petto da una grossa spina, a sinistra, dalla parte del cuore.

Alle 13 in punto, la prima domenica di Carnevale, pronti per la “parata” delle maschere, i due si ritrovarono insieme in fondo alle scale, di fronte allo specchio grande, nell’ingresso del casamento dove abitavano.

Marcello, guardando lei riflessa, invece di una puntura, questa volta accusò proprio una “strizza”; e divenne paonazzo fino alla punta delle orecchie.
“Oh Dio, come sei bella!..” Ebbe appena il fiato di esclamare.

Licia rise, civettuola, scuotendo la lunga chioma carica di fiori; poi fece una piroetta e corse via, gettandogli un bacio frettoloso stampato su due dita.

Marcello rimase lì per un po’, come un allocco, a rimirarsi : così rosso e imbarazzato,
si sentiva pesante come un peperone ripieno. Gli occhialoni senza lenti, gli divennero ad un tratto ostili e dovette toglierli, mentre si avviava a piedi e sconsolato verso la lontana “stazione”, per incolonnarsi nella “parata”.

Marciando poi lungo la via Mazzini, vedeva davanti a sé di qualche lunghezza, la sua Licia che, fra due giovinastri in maschera, agitava la chioma d’oro a ritmo di danza.

Arrivati ai carri, sulla passeggiata a mare, uno dei due accompagnatori della ragazza la sollevò con le braccia per issarla sulla costruzione di cartapesta e, nel fare ciò, la tenne per alcuni secondi sospesa a mezz’aria, mentre tuffava il naso tra i lunghi capelli di lei per aspirare la fragranza dei fiori.

Marcello, che per la prima volta nella vita sentiva i morsi acuti della gelosia , credette quasi di svenire e per tutta la durata del corso mascherato fu depresso e distratto.
Ondeggiava svogliatamente seguendo la musica e fu persino rimproverato dal Galli che lo apostrofò in malo modo, sfottendolo, alla “viareggina”: -“A tè…guarda un popo’ se ti scordi l’amore e ti dai da fa’ a move l’ingranaggio dello Spadolini di sinistra, ché sennò un piscia più!…”

A sera, dopo che il cannone ebbe segnato con tre botti la fine della festa, il ragazzo, piano pianino se ne tornò a piedi al Varignano e, distrutto, se ne andò subito a letto, cupo, taciturno e senza cena.

Alla Maria che, preoccupata, gli aveva portato di corsa il termometro, rispose malamente, come non aveva fatto mai.
E lei se ne andò dalla camera piangendo, convinta che fosse successo chissà cosa!

Nei giorni che seguirono, i quotidiani riportavano notizie sulle preferenze espresse a favore dei carri tramite schede allegate al giornale e, ahimè !…il carro del Vannucci era sempre in testa alla graduatoria.

La Licia, ogni volta che incontrava Marcello, gli faceva “marameo!” e scappava via; e lui, sempre più triste, si rannicchiava in sé e ammutoliva.

La Mirta vedeva la figlia girellare per casa solo all’ora di colazione; poi, la osservava rimirarsi a lungo nello specchio del bagno, prima di scappare fuori con mille pretesti, per trattenersi fuori fino al pasto successivo; e così via, un giorno dopo l’altro. Ed era molto in pena per questo insolito comportamento.

E, più pensierosa ancora era Maria, che si struggeva vedendo il figliolo senza appetito e privo di qualsiasi desiderio, tappato in casa da mattina a sera, a deperire rapidamente.

Era così triste quel Carnevale…e così lungo…; più di una Quaresima, per le due donne e per il ragazzo, che aveva cominciato ad abbassare lo sguardo se per caso incontrava la Mirta per le scale e a nascondersi dietro l’uscio se sentiva il passo della Licia sul pianerottolo.
(Immagine correlata)


Intanto, prima del terzo corso, era rientrata in porto la “TIRAMOSI SU”, la petroliera dove erano imbarcati Tonio e Beppe, i quali, arrivati pieni d’entusiasmo “odorando la biada”, come si dice da questa parti, si attendevano dalle sposine la solita dose di effusioni dopo i due mesi d’imbarco.

Poi sarebbero andati a festeggiare in Darsena , al “Baccanale”, come tutti gli anni.

Si trovaro invece in mezzo a musi lunghi e sguardi fuggitivi.
“O che storie sono?…Un ce lo volete di’cos’è successo?..”

Ma le mogli non rispondevano, i figli nemmeno e così, immaginando litigi gravi avvenuti in loro assenza tra le due signore, i due uomini cominciarono pure loro a guardarsi in tralice e a lanciarsi motteggi e lazzi cattivelli, sempre con la scusa delle graduatorie dei carri.

Si davano le spallate se scendevano le scale insieme e si tiravano gli scappellotti al bar, mentre giocavano a scopone fino a tardi, tanto, in casa, non c’era niente di meglio da fare!

Però, la sera del “martedì grasso”, le parole corsero più pesanti del solito e, nel baretto pieno di clienti, alticci per i festeggiamenti dell’ “addio al Carnevale”, si poté assistere ad un vero incontro di lotta libera fra Beppe e Tonio, che se le suonavano di santa ragione, soltanto perché il primo dei due, forte del verdetto riportato da “IL TIRRENO”, aveva gridato all’altro che il carro dei “ROMPI”non era altro che una “pisciata”!

Un finimondo. Le urla e i tonfi si sentivano da un miglio di distanza; figurarsi se non li sentirono la Maria e le Mirta, che se ne stavano zitte zitte sul divanetto davanti al televisore della prima, costretta a rimanere in casa per “vegliare”il suo Marcello, come già aveva vegliato il suocero, avanti che morisse di vecchiaia qualche mese addietro!

“O Gesù e Maria, che succede di sotto?”E scesero di corsa le scale, stringendosi intorno alle spalle le “mantelline all’uncinetto”.

Il Beppe aveva già un occhio nero e Tonio perdeva sangue dal labbro inferiore, spaccatosi sotto il pugno robusto dell’ ex amico.

“Aiuto…aiuto…!” Gridavano le due spose, aggrappandosi con tutta la loro forza alle cinture dei mariti scalmanati nell’intento di dividerli, mentre gli avventori del bar non si spostavano di un capello per non perdersi il divertimento gratuito.
(Immagine correlata)


Fu solo quando Marcello, anch’egli sceso dal letto perché richiamato dal baccano, si avventò contro l’avversario del padre, ricevendone in cambio un tremendo sganascione, che la lite finì di botto, lasciando gli antagonisti pesti e psicologicamente distrutti.

Marcello intanto, mentre si bagnava la guancia dolorante per il pugno ricevuto, dato che da due settimane aveva le lacrime che gli premevano dietro le palpebre, trovò l’occasione per lasciarsi andare in un pianto dirotto e singhiozzava forte fra lo sgomento dei presenti, convinti che piangesse per il dolore.

E, a quello spettacolo, anche Beppe e Tonio si rappacificarono come per incanto e si presero in mezzo il ragazzo per riaccompagnarlo in casa, mentre la Maria inciampava nelle gambe di tutti e tre per pigiare sulla guancia del “bimbo” uno straccio bagnato e la Mirta li inseguiva per le scale con in mano un bicchiere colmo di grappa strillando: “Bévelo…bévelo tutto che ti fa bene!”

Soltanto quando Marcello fu sistemato di nuovo sul letto, ben disteso e stordito dall’alcool e smise finalmente di singhiozzare, Beppe si guardò intorno e chiese stupito alla Mirta:
“O la pillaccherona delle tu’ figliola dov’è andata a finì a quest’ora di sera?”

Non l’avesse mai detto! Il “bimbo”cominciò a gemere e singhiozzare un’altra volta e lo faceva con una convinzione tale che i quattro adulti, fissandosi tra di loro in un attimo di riflessione, compresero immediatamente quale fosse l’arcano che aveva distrutto l’armonia del gruppo.

Nel frattempo la “pillaccherona”, che arrivava saltellando e canterellando su per le scale,
del tutto ignara dell’accaduto, si fermò di botto davanti alla porta spalancata dell’appartamento di Marcello, vedendo le figure dei quattro genitori immobili nella camera del ragazzo, lungo e disteso sulla coperta.

“Oddio!…Che c’è?” Urlò con tutto il fiato che aveva temendo una disgrazia e si precipitò verso il corpo dell’amico gettandovisi sopra e inondandolo di lacrime e di baci.

“O scema!…” Si scherniva Marcello, già guarito del tutto.
“O scema…che fai?”
Ma tutti capivano che era al massimo della felicità ed ora era di nuovo rosso e pesante come un peperone cotto al forno ma, questa volta, per la contentezza.

Giù nella strada, gli accompagnatori della Licia attesero invano che lei riscendesse per andare con loro all’Ottovolante del Lido.

Marcello e la Licia, quella sera, avevano già anticipato i “fuchi d’artificio” per l’addio al Carnevale e, teoricamente, bruciavano il loro mascherone tra le fiamme del caminetto, sul quale arrostivano castagne grandi come noci; mentre Beppe e Tonio si davano con l’unica mano libera, ché l’altra reggeva un bel quartuccio di “Rosso del Chianti”, affettuose pacche sulle schiene robuste.
(Immagine correlata)


E Marcello scopriva negli occhi della Licia tutte le luci e tutti i lampioni che a notte si riflettono nel Burlamacca e lei arricciava con l’indice i capelli di Marcello come per farne gomitoli di stelle filanti.

Poi Beppe esclamò con aria decisa:”Un altr’anno…un altr’anno…(e giù una parolaccia..) tutti sul carro del Maggini!..(e giù un’altra parolaccia!) E’ uno che vién su òra; bisogna dagli spago!.. E così un si litiga più! Tanto, quell’altri du’ caristi, di premi n’han avuti assai!”

Gli altri cinque, sbucciando le castagne, annuirono tutti in silenzio, dondolando la testa avanti e indietro, più volte.
E infine, la Maria chiese, rivolgendosi al suo Tonio: “A Tonino, che dici, ce la volemo fa una bella partitina a scopa?”

Ma lo disse a mezza bocca, perché l’altra metà era ripiena di caldarroste.

Racconto inedito di Alberta Rossana Bianchi

(Immagine correlata)



Su www.albertarossana.com riceverai notizie riguardo poesie inedite e racconti inediti.
Inoltre, potrai approfondire temi come guerre in Iraq..

UN DOMINO TAPPA TUTTO (Un dòmino tappa tutto) | SEMINERAI RUBINI | L'ONDA DI RITORNO | L'AVVOCATO DEL CA...VOLO | LE ALBICOCCHE MANGIATE DI NOTTE | UNA BREVE STORIA D'AMORE (Una breva storia d'amore) | UN BAGNO FORZATO | MARTEDI' GRASSO SULL' HIGH-GATE (Martedì grasso sull'High-Gate) | CARRI NEMICI - AMICI CARI | menù principale
pagina iniziale | vedi in modalità grafica