|
1988 Dove l’ora si ferma nel biondo girasole tra gli sparuti e bassi ciuffi di verde e l’olivo che sorveglia Maremma disposto in rada schiera s’inarca immergendo le braccia dentro quel giallo mare, madre terra ha il seno odoroso di fieno e il palmo caldo, per lenire le assenze. Incastonati fra i girasoli, brillano i reperti d’argilla. i rossi, gli ocra e i bruni. Su Magliano si addensano le nubi come broncio improvviso, fastidioso ronzìo d’api giganti. Ma intorno, il sole è ovunque, sulle tonde cime. Poi l’Argentario; trasparenze di ruvide scogliere sotto l’acqua mossa e le creste trinate di querule servette ciàncerine. Si allarga il gonnellino del gabbiano, le zampe tese e…via!… planando in larghi giri. A pelo d’acqua piccoli pesci amici volti l’un l’altro in cerchio raggruppati, assaporano lo stesso cibo. Hanno color di pace, l’armonioso ventre d’argento, come da poco il salutato olivo. Sullo scoglio spostando il dorso lucido, caracollante avanza il granchio, fino al verde muschio. Riflessi d’oro nero, quasi bucchero etrusco ostenta nel meriggio quieto. E le vele…gli scafi sereni e sonnolenti… “Forse potrei restare, fermare il trito viaggio, alleviare la fatica dei giorni dentro il respiro vasto…” Già cinguetta il crepuscolo mentre torna una vela riflessa in grigio-azzurro, piano piano. E vanno le lampare, mentre l’onda s’inviòla. Ma, all’improvviso, ecco che tuona. Nuovamente è deserto il mio tempo e dai vetri dell’occhio specchio d’acqua si fa malinconia. Alberta Rossana Bianchi (Immagine correlata) |
|
Su www.albertarossana.com potrai approfondire argomenti quali nuvole e pittori. Inoltre, potrai approfondire temi come racconti. |