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(SVILUPPI SUL CASO "MOSTRO DI FIRENZE ") IL TITOLO DI QUESTO SECONDO RACCONTO RIPRENDE L'IMMAGINE CHE CHIUDE " I MOSTRI A QUATTR'OCCHI" OSSIA QUELLA DEL "LEPRE" TRASFORMATO NELLA MENTE DI SVEVA DEFINITIVAMENTE IN "LUPO". Quasi venti anni sono strascorsi ormai da quando Sveva ha cessato di frequentare Morty e da quando sembrava terminata la serie degli efferati duplici delitti del mostro di Firenze. Acqua ne è passata sotto i ponti traballanti che dovevano essere quotidianamente attraversati dalla donna inquieta e sofferente ma ancora disposta a vivere con la stessa intensità, la stessa generosità, la stessa voglia di lavorare e di amare. Trovare un punto fermo dove, con pazienza, ricucire gli strappi degli affetti lacerati, trovare nuovi amici, ricostruirsi una credibilità occupandosi ancora dei pittori, dei poeti, parallelamente però ad altre attività che le permettessero di stare più vicino alla vecchia madre e ai suoi figli. Nei rari momenti di relax, la voglia di seguire l’attualità sulla stampa o sul video per mantenere contatti con l’esterno e la curiosità di informarsi sugli sviluppi del caso “mostro”, al quale, nel frattempo, si erano aggiunti i così detti “compagni di merende”. Pertanto, scorrevano sotto i suoi occhi le varie notizie di nuove indagini, con nuovi testimoni, con arresti e sentenze più o meno definitive. Un ventaglio di personaggi sospetti i quali avrebbero avuto in qualche modo a che fare col “mostro” o con “i mostri”! ( Perché adesso non si parlava più di un unico individuo ma addirittura di un “gruppo” ben organizzato di mandanti ed esecutori!) Parecchi altri casi giudiziari per nuovi efferati delitti che a Sveva sembrava potessero essere collegati per alcune particolari caratteristiche agli omicidi fiorentini. A partire da altre uccisioni di coppiette eseguite all’estero, ( vedi ad esempio in Francia e in Grecia, per citare le zone più vicine all’Italia) ; quindi la tragica scomparsa della nipote di “Miranda”, (ex fidanzata del Pacciani) , trovata carbonizzata con il figlioletto nella sua piccola utilitaria. In seguito la morte orrenda di due “sardi” probabilmente legati al caso “Mostro”, anch’essi incaprettati e dati alle fiamme!…E una scia di altri scomparsi tra i sospettati o i sospettabili Su una scomparsa in particolare, Sveva aveva riflettuto a lungo: quella di un medico perugino quasi coetaneo di Morty , che sarebbe stato poi ritrovato nel lago Trasimeno, dopo il mistero del ripescaggio nello stesso lago di un secondo annegato, che i familiari del medico avrebbero inizialmente riconosciuto come il proprio congiunto. La donna si era spesso chiesta se il Lupo , che molte volte aveva espresso il proposito di recarsi a Perugia a trovare un suo diretto superiore, divenutogli anche molto amico nel periodo in cui svolgeva servizio militare nel corpo dei carristi, avesse avuto la possibilità di conoscere in quella città anche il suddetto medico; o se magari quest’ultimo potesse essere stato addirittura la stessa persona (Maggiore o Capitano – Sveva non ricordava bene…), il quale aveva concesso permessi di congedo al Lupo in occasione di alcune mostre di pittura, giustificandoli come “PREMI” , per la bravura dimostrata dal medesimo nel “tiro al bersaglio”! Erano pensieri e supposizioni che a volte impedivano a Sveva di prendere sonno, specialmente nelle lunghe notti d’inverno, quando ella dormiva da sola nel retro del suo laboratorio di artigianato, in una scomoda brandina collocata dietro ad una tenda e soffocata sotto una fila di abiti da riparare. xxx Si, perché la scelta di prendere in affitto un piccolo locale arredato con pochi mobili ed oggetti di buon gusto, (presi in prestito da alcuni amici antiquari), dove ella poteva tenere esposto anche qualche dipinto donatole da persone riconoscenti... - come pure collages piuttosto interessanti di produzione propria - le concedeva di sbarcare il lunario lavorando con la sua vecchia macchina da cucire collocata dietro ad un paravento, oppure sferruzzando maglioni per qualche signora benestante che desiderava lavori fatti a mano. Allo stesso tempo, lì aveva anche la possibilità di incontrare conoscenti o clienti che avevano le sue stesse idee, con i quali poteva parlare di poesia e d’arte, condividere gioie e dolori……. Aveva trovato quel piccolo fondo all’incrocio di due vie piuttosto centrali ma non molto congestionate dal traffico; due vetrine che formavano un angolo retto, due manichini (un bambino ed una fanciullina), qualche bambola degli anni ’30 – ‘40 rivestita con abiti fastosi, una culla di vimini ricoperta di tessuto bianco adornato di pizzo traforato e contornata da gladioli bianchi…. Sveva lavorava anche nelle ore di chiusura del negozio e trovava pure il tempo di scrivere poesie. La sua vena sembrava inesauribile e non poche erano le segnalazioni che i suoi versi ottenevano quando partecipava a qualche concorso letterario. Era l’anno 1990. La sua vita avrebbe potuto essere abbastanza serena se non ci fossero stati i soliti problemi della madre molto anziana e dei figli ormai cresciuti che reclamavano la propria indipendenza! A volte, guardando fuori attraverso le vetrine, aveva visto camminare il Lupo sul marciapiede dell’altro lato della strada, quasi sempre in compagnia di qualche femmina particolare, sul genere della madre di lui. Probabilmente cugine, più anziane, molto sofisticate. Altre volte egli passava di lì con la vecchia macchinina grigio argento e con Tartarughina a bordo! E sempre guardava dentro il negozio con la coda dell’occhio; sembrava quasi che agisse di proposito, per farsi notare, credendo di farle dispetto. Invece Sveva pensava soltanto che mai, nemmeno una sola volta dal dicembre del 1985, quando era andata personalmente a fare la sua denuncia alla Squadra Speciale Anti Mostro di Firenze, ed aveva quindi spedito agli inquirenti alcuni lavori originali di Morty piuttosto compromettenti, aveva ricevuto un benché minimo segnale da qualcuno degli “addetti ai lavori” che scagionasse il sospettato o ne confermasse il coinvolgimento in quel caso che, per Sveva, sembrava complicarsi ogni giorno di più. xxx Il 9 settembre di quello stesso anno, Sveva, scorrendo le pagine di un quotidiano che raccontava come il padre di una delle vittime del mostro si stesse rovinando economicamente, per pagare investigatori privati che ancora non erano riusciti a trovare una qualsiasi prova per incriminare definitivamente qualcuno dei sospetti - e ne trascriveva un accorato appello di aiuto rivolto a quanti “sapevano qualcosa”che potesse servire ad aprire almeno uno spiraglio sulla probabile identità dell’assassino,- si sentì scossa e coinvolta a tal punto che decise di scrivere a quel genitore disperato. Era una giornata grigia, che non prometteva molti clienti, e la donna velocemente stese un “memorandum” riguardante Morty, corredandolo di fotografie e di fotocopie e mettendo in evidenza tutte le coincidenze che ella aveva scoperto durante le frequentazioni con il suddetto individuo e che riguardavano spostamenti, viaggi all’estero, contatti con persone facoltose dedite al sadomasochismo, al sesso di gruppo, alla pedofilia e persino alla magia nera. Un documento buttato giù sulla macchina da scrivere senza badare alla forma e con molte aggiunte e correzioni manuali; ma Sveva lo spedì così, senza trovare il tempo di trascriverlo , raccomandando al destinatario di non consegnare quel materiale alla polizia. Il motivo di questa richiesta conseguiva dal fatto che ella più di una volta aveva cercato invano di contattare la Squadra Speciale Antimostro per avere notizie in merito alla sua deposizione del dicembre 1985, che sembrava ormai inesistente e, specialmente, dopo gli interrogatori subiti in seguito da altri due Marescialli dei carabinieri che avevano agito in autonomia, uno dei quali le aveva sottratto persino alcuni scritti ed immagini relative al caso, con la promessa di restituirle il tutto dopo aver fatto le relative fotocopie. Invece, anche questa volta, forse perché Sveva aveva rivelato loro il nome di un politico molto influente che proteggeva la famiglia di Morty, quei probabili indizi si erano come volatilizzati. Da sottolineare inoltre , in calce alla lettera spedita dalla donna, la dichiarazione di essere disposta a consegnare in seguito anche altre immagini originali, se il destinatario lo avesse creduto opportuno, solo e direttamente nella mani di costui, senza pretendere assolutamente ricompense di alcun genere. Passarono alcuni giorni prima che Sveva, preoccupata per lo strano silenzio sia del telefono come della stampa, che niente di nuovo segnalava di notevole a carico del “mostro”, trovasse su un quotidiano un’ampia dichiarazione di quel genitore sopra menzionato, nella quale egli si rallegrava che “dopo lunghi cinque anni di vane supposizione e di molte chiacchiere,” finalmente aveva avuto notizie da una persona che sembrava in possesso di elementi molto significativi per una decisiva svolta del caso. Sveva era felice e, convinta di aver ridato un po’ di entusiasmo a quell’uomo e a sua moglie, ormai quasi rassegnati a dover rinunciare a qualsiasi speranza di trovare l’assassino della loro unica figlia, attendeva con ansia una comunicazione, che non arrivò; anzi, curiosamente, nemmeno sui giornali uscì più una parola sull’accaduto. Così, dopo un po’, assai titubante, la donna si decise ad usare il telefono, per contattare anche a voce quella disgraziata famiglia ed ebbe risposta dalla madre, la quale affermò di aver ricevuto il materiale che però “ormai” era già in mano ai “poliziotti”, dai quali avevano avuto ordine tassativo di non parlare con chicchessia e in particolar modo proprio con Sveva . xxx Incredibile! Come? Ella si era esposta per loro così tanto da mettere in gioco la propria sicurezza e si sentiva negare persino una telefonata! Era troppo per il carattere impetuoso della donna, la quale, dopo qualche giorno, decise di richiamare, sperando questa volta di trovare il padre. Invece fu di nuovo la signora a rispondere; ma disse soltanto che erano stati convocati ad una riunione della polizia in San Giovanni Valdarno, insieme ad altri genitori dei ragazzi uccisi, e in quella occasione era stato intimato loro di consegnare qualsiasi documento relativo alle indagini. Quindi ribadì che non poteva dirle di più e che desiderava non essere “disturbata”. Sveva era furibonda. Voleva andare più a fondo. Le sembrava impossibile che queste persone che ella aveva cercato di aiutare tanto disinteressatamente le voltassero le spalle in una maniera così scortese e si sentiva veramente tradita. E lo fu ancora di più quando, dopo un breve lasso di tempo, vide entrare nel suo negozio due individui in borghese che si qualificarono “poliziotti”, senza però mostrare il tesserino. Erano di statura media, tendente al piccolo, vestiti con abiti per niente ricercati, anzi ; uno portava una camicia di flanella a quadrettoni e l’altro un giubbetto corto forse di pelle finta. Anche i capelli non erano curati e il più scuro dei due, li aveva piuttosto lunghi, come la barba ed i baffi. Con atteggiamento molto brusco, tentarono subito di intimorirla chiedendole perché fosse tanto accanita contro una certa persona (e alludevano a Morty) da accusarla di avere a che fare col “Mostro”ed esternare le proprie convinzioni fino a cercare di coinvolgere anche i genitori di una delle vittime. Ma Sveva, molto decisa e convinta che i due non fossero affatto poliziotti, semmai investigatori privati o scagnozzi di qualcun altro, li mise velocemente a conoscenza di ciò che evidentemente nemmeno immaginavano, ossia di aver debitamente denunciato già da tempo il Lupo per motivazioni piuttosto serie e di aver cercato di aiutare i due sventurati coniugi di cui sopra unicamente spinta dalla palese sofferenza dimostrata soprattutto dal padre. La constatazione che i due pseudo poliziotti non avevano impressionato per niente la donna, in un certo senso li aveva spiazzati; quindi non seppero aggiungere altro che –“Comunque stia molto attenta, perché se non la smette, sarà sicuramente denunciata per MOLESTIE”.- “Bene – rispose Sveva - vorrà dire che da oggi in poi penserò esclusivamente alla sicurezza della mia famiglia! Aveva ragione mio zio quando diceva di stare attenti mentre si lava il c… all’asino a non prendere calci in faccia! Tanti saluti al Mostro e a chi vi manda!”- E, da quel giorno, ella cercò veramente di pensare ad altro, anche perché un acre odore di guerra che giungeva dal golfo Persico, faceva dolere il cuore di Sveva, consapevole di avere due figli maschi che avrebbero rischiato di essere richiamati sotto le armi. Per lei, che aveva vissuto la seconda guerra mondiale da bambina e al passaggio del fronte, all’età di sette anni, aveva dovuto abbandonare la sua casa per fuggire con i genitori in montagna, dove aveva provato la fame, la paura, il terrore per i bombardamenti e per le incursioni delle S.S. , era spaventoso soltanto pensare che i suoi figli e la sua bella figlia ventenne potessero ritrovarsi ad affrontare addirittura un conflitto nucleare! |
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