UN DOMINO TAPPA TUTTO

(Carnevale 1980)


LEI comincia a pensarci su nel pomeriggio, quando le prospettano di andare al Carneval-Darsena insieme al gruppo de “La Polletta”, considerando che, anche quella sera, come tutte le sere di festa, non le sarà concesso di portarsi dietro i bambini e godere della loro gioia.
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Dopo la separazione dal marito, contrariamente alle imposizioni del Giudice che gli aveva vietato di entrare in casa di lei, LUI, ogni domenica, s’installa imperterrito nel SUO salotto, scansa le SUE scodelle, per crearsi uno spazio sul tavolo dove poggiare i gomiti e, eludendo le occhiate avvelenate, s’interna, o finge, nello spettacolo televisivo della “Domenica sport”.

PARTIRA’ QUANDO VORRA! –(fra virgolette); e fino a quell’istante lascerà ai figli il privilegio di strusciarglisi addosso come gatti, litigiosi e graffianti nel contendersi le sue preferenze.

La voglia di andare c’è, ma come?
Senza la maschera, sai i commenti!
“Vedi che sfrontata? Lascia i bambini al marito e se ne va da sola, a divertirsi!”-

Forse la soluzione sarebbe un dòmino. Si, un bel dòmino; serio, ampio, che copra anche il cappotto, ché fa freddo, con un cappuccione e una bella maschera, di quelle col velo, che tappano tutto il viso.

Così i paesani avrebbero una presenza in più nel gruppo, i parenti di LUI non la riconoscerebbero di certo e potrebbe, finalmente dopo tanto, lasciarsi andare nella risata e magari ballare, anche per strada.

No, il ballo meglio no.
E’ molto ingrassata. Sfoga nel piatto le sue ansie, la sua voglia di vivere. Il cibo soffoca la sua rabbia e tende i muscoli del collo quando si rattrappiscono nel desiderio di piangere. Ma stasera si divertirà!
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Comincia il giro per i negozi di Viareggio, dove baleni di raso nelle vetrine le fanno sperare di trovare quello che serve.
“ Mi scusi tanto; avrebbe un dòmino a nolo?-

Strano che ognuno (o sarà un sospetto?) prima di rispondere - “NO !”- le chieda
“Per chi? – scrutandola più da destra a sinistra che dall’alto in basso.

Quando le scarpe cominciano a farsi strette, ricorre al telefono.
Le zie, da giovani, avranno pur ballato!
La zia Franca, poi, è un tipo ancora arzillo!
“Zì Frà, ce l’avete in casa un dòmino grande?…Come per chi? …No, non è per i ragazzi…No, macché,… figurati se QUELLO s’immaschera!..No…IO..IO ! –

Nessuno dei parenti tiene in casa un dòmino.
Avranno gli armadi pieni di soprabiti…; la cugina ha due pellicce e, vedi un po’..manca proprio un dòmino!.
I tempi sono cambiati.

Pensare che, quando andava a scuola a Viareggio, al Liceo, bastava chiedere. E sai…i dòmini a nolo!…
Magari trovasse qualche vecchietta, di quelle che stanno sulla “scranna” impagliata a godersi il sole e che, d’estate, offrono le camere in affitto ai villeggianti! Potrebbe avere anche i dòmini.

Niente vecchiette..; fa freddo… sulle porte.
Solo mocciosetti travestiti da Zorro che ti s’infilano tra le gambe con lo spadino inalberato e ti riempiono la bocca di coriandoli, appenna accenni un sorriso fra i denti. E ora?…

Di nuovo un numero di telefono: MARCELLA.
Marcella che scoppia di vita; Marcella che annusa il gioco come il cane l’osso.
Marcella che canta, balla e ride forte.
Marcella dai capelli a spighe.
Marcella, il cui seno giunge a ogni traguardo, mezz’ora prima di tutto il rimanente!
Marcella ce l’ha di certo un dòmino!

NO, non ce l’ha.
" Ma ho una mantella!… No, rossa… Si, grande…Mi tocca in terra…Si..ti sta..ti sta..! Vieni, ma presto..subito… ché IO… ESCO!”-

LEI aspetta che il marito abbia cenato, che si sia ripulito ben bene le labbra con una mollica, che si sbottoni la cintura in previsione del “secondo tempo”…della partita di calcio, s’intende!

Che c’entra la cintura?
C’entra..c’entra.. perché quando la cintura è sciolta uno si rilassa e quando è rilassato, c’è meno pericolo che faccia scatti.
Perché LEI, gli scatti, non li sopporta proprio più!

Comincia ad alzarsi dalla sedia contando, …piano…piano…
Prima si appoggia sbadigliando allo schienale, si sgranchisce le ossa intorpidite dalla mezz’ora di sosta forzata e butta lì, con una voce a mezz’asta come una bandiera a lutto, rivolta alla vecchia madre che, non avvezza a quelle manovre, la guarda già con sospetto: -“Mamma, vado a Viareggio con il gruppo della Polletta. Non posso dire di no..mi vogliono a tutti i costi..Torno presto.”-

E ai bimbi: -“Voi, appena parte il babbo, subito a letto, eh nì,… ché quando torno, se dormite, vi do un bacino sul naso!..”
Al che, quello decenne, incrocia gli occhi e finge uno svenimento.

Trova Marcella vestita a metà, che sta provando una mezza dozzina di magliette con certi scolli da VEDI-PANCIA. Si è appiccicata sul viso lustrini d’oro per nascondere la foruncolosi e gli occhi le brillano più che mai, pensando al LUNGO CON PORCHE, che stasera se la trascinerà dietro, piccinina, con i tacchi quota dodici e il grosso seno ballonzolante.

“Ecco..tiè!..”
La mantella rossa sbuca da un esiguo armadietto fra sospiri di sollievo
“Oh, no…Marcella! Sei matta?..”
Taglia 44 , tessuto lana tipo-balla; fodera bianca in taffettàs e tante..troppe grinze.

LEI, taglia 52, se la prova per scrupolo,osservando con estrema serietà i 30 centimetri mancanti da terra e la faccia a pagnotta che sta lievitando dal cappuccetto, ridicolmente contornata da un’aureola di capelli sbiaditi e giallastri, piatti come i petali di un girasole!

Dal bordo destro al sinistro della mantella, una fetta di gonna a quadrettoni sporgente dallo “spacco”, sembra una chiostra di denti stretti in un riso di scherno, fra labbra volgarmente dipinte, da bagascia.

Poggia la frontensullo specchio freddo, chiudendo gli occhi davanti ad una verità così oscena.
“Non prendertela..dai…! Metti questa sul tuo cappotto e vai così, che sei carina!”.

Una grande sciarpa trasparente, spruzzata di paillettes , che Marcella le ha avvolto intorno al capo e alle spalle con delicatezza pietosa, riacchiappa a volo un sorriso fuggitivo ma, stonando col cappotto vecchio, (“Tanto,..sotto il domino non si vede!”- era stato l’ultimo pensiero prima di uscire di casa)viene di nuovo posata sul letto col gesto di chi depone un fiore sulla tomba di un carissimo estinto.
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“Ciao, Marcella…divertiti! “- Bacino!

Già è un problema trovare il posto per la macchina, ora, in Darsena! .
Parecchi giri, una botta a rimbalzo contro una Mercedes e, finalmente, un buco di parcheggio! Scende gettando indietro il capo, in segno di sfida alla brezza che, con odori di pesce e di nafta, sale dal Burlamacca, per seccare guance e capelli a quanti, troppo poveri per comprarsi un souvenir, si contenteranno di portare a casa questo odore vivo.

L’ossessiva sarabanda in crescendo le da attimi di paura, quando la folla, troppo compressa,la solleva da terra e la trascina, ansante ed oscillante come un treno in manovra.

Non si vede il volto del cielo che la miriade di luci artificiali ha camuffato da Arlecchino ed ora si diverte a fare sberleffi alla folla con le dita ossute e ferrigne delle GRU televisive.

Le natiche delle ballerine brasiliane (Come faranno..con questo freddo?..)hanno convulsioni all’olio di noce ed i travestiti del Gabbiano si fanno fotografare davanti ad un pene enorme, travestito da cicogna.
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Passa il carro de “La Polletta”. La Pia, la Mariana, la Raffaella, in abiti maschili da cerimonia e cilindri di cartone, scimmiottano le Autorità Comunali, scuotendo la testa avanti e indietro in un segno di assenso perenne, senza tentennamenti, (tanto è un gioco!) felici di assolvere bene l’incarico.

Avranno un premio, per questo.

Sola e senza maschera, nemmeno loro l’hanno notata.
Nessuno l’ha notata, salvo un giovane esilino, sotto un dòmino nero, accompagnato da una figura androgina, vagamente Mastelloniana.
Questo le ha fatto una carezza: forse, a corto di donne, stava pensando alla madre con nostalgia.

Il corteo si allontana verso il mare e LEI, in senso inverso, si fa strada con i gomiti, chinandosi ogni tanto a liberare le caviglie da qualche stella filante pellegrina..

Un barboncino di dubbia provenienza (Tutto è ambiguo!) le si accoda traballante, ubriacato dai coriandoli che turbinano intorno al suo naso.

”Quando salirò in macchina, dove andrà?”-
Si sorprende di sentire fame.
Le vene del collo si sono irrigidite e il labbro inferiore sta scendendo irrimediabilmente.
” Cretina…non vorrai guastarti la festa!” –

Si ferma, inseguendo col naso l’odore dei panini alla porchetta.
Ma le mense sono ormai troppo lontane e tornare indietro….non conviene!


Alberta Rossana Bianchi

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