DOPO LA MORTE

Da quella data, ogni qual volta le opere di Virginio Bianchi sono state esposte al pubblico, la sua figura ha acquisito dimensioni sempre più grandi.

E il suo nome, per tutti quelli che hanno avuto la fortuna di conoscerlo, significa una vita vissuta per “ l’ Arte” e un amore smisurato per tutte le cose “buone” che esistono su questa terra.

La campagna, le risaie, il padule, la vita agreste, con le mondariso, le raccoglitrici di olive, i pescatori sui barchini, i contadini nei campi ; ma, soprattutto, i bambini, ritratti con una dolcezza infinita.

E le madri; da “Maria” fino all’umile madre che, con un bambino in braccio, sta in mezzo ad una risaia desolata, in piedi, all’incrocio tra due argini che s’incontrano al centro della tela.

La donna, scarna e in atteggiamento di estrema stanchezza, ha un vestito rosso, povero e informe.
Il bimbo ha il capino nudo, senza capelli, ed il corpo appena ricoperto da uno straccetto bianco.
Pochi elementi, pochi colori; ma in quel quadro, donato poi dalla famiglia al Museo di Sant’Anna di Stazzema, si legge sicuramente più di quanto Virginio fosse riuscito a narrare della propria vita, nelle 2000 pagine del suo romanzo, distrutto anche quello in un accesso d’ira nella stufa di cucina, dopo il matrimonio della figlia.

C’è un modo di esprimersi personale e singolare, completamente libero da schemi e tradizioni, con sintesi, efficacia e scarsità di “materia”, ed assoluta mancanza di orpelli.
E c’è un profondo senso religioso, in quella croce in diagonale, dalla prospettiva rovesciata!

Questo per quanto riguarda l’artista Virginio Bianchi.
Per quanto riguarda l’uomo, c’è da sottolinearne l’onestà, la perseveranza, ed anche la forza, quantunque le spesse lenti dei suoi occhiali si siano inumidite molte volte di pianto.

Dietro quelle lenti doppie sovrapposte, che lo avevano fatto soprannominare da alcuni paesani il “quattr’occhi”, c’era uno sguardo che ha saputo cogliere, oltre gli strati della terra e la profondità dei cieli, la vera e pura essenza della vita.

Alberta Rossana Bianchi


(Immagine correlata)

(Finito di scrivere il 28 novembre 2002)



Nel corso della prima mostra retrospettiva di Virginio Bianchi, organizzata dalla moglie e dalla figlia nella Galleris SANTA CROCE a Lucca, nel mese di Dicembre del 1971, la Critica d'arte Lucia Toesca, scrisse e fece pubblicare sulla stampa l'articolo seguente:


Dalla rivista “Critica d’arte oggi” - 1971


…tra l’impressionismo che può parere oggettivo (ma non lo è mai in modo determinante) e l’espressionismo che mette a tu per tu oggetto e soggetto (ma che è pur sempre sovrana affermazione dell’io) l’Arte di Virginio Bianchi ha una sua ardua collocazione alle soglie del tempo che stiamo tutt’ora vivendo.

Nei due decenni che vanno dal 1950 al 1970, la pennellata si fa costantemente più distesa, più sintetica, più costruttiva; s’intride di luce ricavandone atmosfere tanto più intime e segrete…

I temi sono in funzione di un desiderio di solitudine in cui avanza, con l’insidiosa malattia, il pensiero della morte.
“Il canale”, “La palude”, “Il Rietto”, paesaggi che rabbrividiscono nell’ora più cupa e deserta, silenzi che preludono la tragica sinfonia di “Aria di temporale”.

Splendide e melanconiche alcune nature morte, come quella dove il coniglio ancora palpitante è rudemente gettato (non posato) sulla carta paglierina, i cui piani obliqui creano opposte situazioni di luce e d’ombra, tutte riportate a quell’unico commovente splendore della piccola vittima, del suo morbido pelame setoso.

Interessante è l’evoluzione stilistica anche nei fiori.

Nei “Crisantemi” la composizione è libera e viva, come se quella cascata di minutissimi petali traesse ancora nutrimento dalla terra; nei “Gigli” la luce si placa in una mite trasparenza opalina e nella immaginosa monocromia dei “Girasoli” l’oro lascia trasparire la tela con preziose dissolvenze materiche.

Fanno spicco, tra l’altro, due autoritratti.
Il più giovanile è stranamente quello che appesantisce, forse d’una cupa rivelazione, la fisionomia dell’artista.

Sotto l’ala del cappello, i tratti si costruiscono in una efficacissima “scherma tonale”.
Ogni colpo di pennello, affilato nel controluce, accentua il gioco espressivo dei muscoli facciali.
La febbre dello sguardo si specchia nel brillìo gelido di quelle lenti, che una dolorosa piega incastra tra ciglio e ciglio.

E’ il documento impressionante di uno stato d’animo che, nel ritratto successivo, sembra visibilmente superato con estrema dignità ma senza rassegnazione…

Da tutto ciò è chiaro che Virginio Bianchi non è artista del passato e la sua opera doveva essere riscoperta, tratta dall’antitesi di modestia e di orgoglio, di vitalità e di angoscia per cui, vivente l’autore, rimase a lungo isolata nell’entroterra di Versilia.

LUCIA TOESCA



AVVISIAMO I LETTORI CHE DAL GIORNO 12 APRILE 2003 E' PRESENTE IN INTERNET IL SITO - www.virginiobianchi.com - COMPRENDENTE L'OPERA OMNIA DI VIRGINIO BIANCHI (Realizzato da Simone Romani e da Alberta Rossana Bianchi)


Per accedere al sito di Virginio Bianchi cliccare qui: www.virginiobianchi.com

Su www.albertarossana.com riceverai notizie riguardo poesia italiana e guerre in Iraq..
Inoltre, potrai approfondire temi come simone romani.

VIRGINIO BIANCHI E LA MADRE | V. B. - DAL 1924 AL 1932 | IL MATRIMONIO CON ENRICA BIAGI | LA PRIMA MOSTRA PERSONALE | IL MARITO DELLA SIGNORINA (Il marito della Signorina - di V. Bianchi) | LETTERE DA MILANO | FIRENZE - LA BETA FILM | MONTIGIANO E FIBBIALLA | IL PREMIO LETTERARIO | SI TORNA A CASA (SI TORNA A CASA) | LA LUNA PRECIPITA (La luna precipita - di V. Bianchi) | ESTATE (Estate - Poesia di V.Bianchi) | NOVITA' - MOSTRE E LETTERE | AUTOPRESENTAZIONE DI VIRGINIO BIANCHI (Autopresentazione di V. Bianchi) | IL CACCHIO (Il cacchio - Poesia di V. Bianchi) | CAMBIAMENTI - LA FAMIGLIA | IL FUNERALE (Il funerale - Poesia di V. Bianchi) | ANIMA NERA (Anima Nera - Poesia di V. Bianchi) | DOPO LA MORTE | IL POETA SEPOLTO (Il poeta sepolto - Poesia di V. Bianchi) | menù principale
pagina iniziale | vedi in modalità grafica