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(1986) Prendiamoci una sosta: il crepuscolo invita. Dobbiamo digerire Nani-Curie di erbaggi e latticini, ripulirci di scorie radioattive. Già pensavamo di poter realizzare i voli che da tempo inseguiamo ma la cometa d’Halley non ci ha raccolte, neanche con la coda! Vieni qui, figlia, poggia la testa e trova un po’ di sonno. Cosa resta a noi madri del mondo da offrire ai propri nati se non questi sguardi apprensivi, queste rughe profonde tra gli occhi che non ridono più? Era la fede dentro la giovinezza e chiedevamo per voi la terra libera ancora come ai tempi di Eva, con il cerbiatto che venisse a noi, profumato di latte e colorato d’erba novella. (Immagine correlata) Hanna, dai suoi quindici mesi guarda tutti i bimbi del mondo e Margherita dall’isola sua fredda gira l’occhio azzurrino contando aquilotti di ferro. Reagan gira il suo film saltellando fra l'Arabia e Israele e l’Ucraina deserta attende cineasti migliori. Se i figli strapperanno dal ventre delle madri, quanti ne andranno a morire lontano? Sono i tuoi occhi neri buie finestre su città ormai vuote. Nel tuo pallore leggo quello che resta delle nosre speranze. Dormi sulla mia spalla. Nel sonno, ce ne andremo per mano dove il vento non porta scorie. Ora sei qui, ed è tanto… tanto che tu non sai! Alberta Rossana Bianchi |
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