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1986 (Filastrocca in dialetto massarosese con traduzione in italiano collocata dopo la firma dell'autrice) Ventosi èrino e boschi e le violette fiorivano ‘n de’ bòri. Rosina e l’agnellìn corévin pe’le piàne. (Immagine correlata) Erimo sotto Pasqua; sonàvin le ‘ampàne e le margheritine erzàvin le testine e ridévin ar zole. Erino tanto amici vé’ cicchini e àvevin tutti ‘due l’occhi cilestrini e ‘nsovànti ricciolini. Su’ mà, di Rosina, vo’di’, istàva a segà l’erbetta e ‘n sàcca der grembiàle chiénìva la merenda ànco pe’ l’animale. Un c’èra fra di lòr fame d’àròsto ed èrino ségùri che la festa sarébbe stata bona senz’agnello, co’ ‘n popo’ di minestra e dell’ova d’uccello. Si, pecché vélli che fàcéa la gallina, sérvìvin a pagà la merendina. Doppo viénse Tonìn e biffàva e la donna e l’agnello àrizzàndosi l’ala der cappello. “Vànto volete vo’ di vélla béstia?… Si pole macellà” “Ve ne volete ‘ndà?!..” “Noi stémo bène sole e un si manca vel pògo pe’ càmpa’! E se l’agnello cresce, alla mi’ bimba ‘ol latte e co’ la lana ni ci pago la scola e la sottana!” Tonìn un voléa ‘api’; si fé’ più àrdìto ma vàndo fu vicìn e allungo’ ‘n dito, si lévo’ la farciàna! E stava pe’ succède’ ‘na desgràzia se l’àgnéllìn un fùsse rotolato dalla piàna. A mò’ d’una mazzata di bastone, ando’ a sbàtte’ Tonino ‘n sur groppone. (Immagine correlata) “Oddio!”– Grido’ Tonin. Fonìto ‘n tèra cor muso drent’a ‘n céspo di ‘ardoni àvéa ‘iàppàto ‘ tutt’e pungiglioni. Le ‘ampàne sonàvin più festose ‘e prima e ridévin, Rosina ‘on su’ mà’ mentre ‘ndàvin l’agnellò a abbèvèrà’. (Immagine correlata) Alberta Rossana Bianchi Traduzione in italiano ERAVAMO SOTTO PASQUA… Ventosi erano i boschi e le violette fiorivano nei borri. Rosina e l’agnellino correvano lungo le balze degli oliveti. Eravamo sotto Pasqua; suonavano le campane e le margheritine alzavano le testoline e ridevano al sole. Erano tanto amici quei piccoli e avevano ambedue gli occhi celesti e tanti ricciolini. La mamma, di Rosina, voglio dire, stava segando l’erba e in tasca del grembiule, aveva la merenda anche per l’animale. Non c’era, fra di loro, fame d’arrosto ed erano certi che la festa sarebbe stata bella anche senza carne d’agnello, con un po’ di minestra e delle uova d’uccello. Si, perché quelli che faceva la gallina, servivano a comperare la merenda. Dopo venne Tonino e sbirciava sia la donna che l’agnello alzandosi la falda del cappello. “Quanto volete voi di quella bestia? La possiamo macellare?” “Ve ne volete andare?!” “Noi stiamo bene sole e non ci manca quanto basta per campare! E se l’agnello cresce alla mia bimba con il latte e con la lana, io le pago la scuola e i vestiti!” Tonino non voleva capire; si fece più ardito ma, quando fu vicino ed allungò un dito, si alzò la falce… (della mamma di Rosina che tagliava l’erba). E sarebbe successo un fattaccio se l’agnellino non fosse ruzzolato dalla piana. Come una mazzata di bastone, andò a sbattere sul groppone di Tonino. “Oddio!” Gridò Tonino. Finito per terra con il viso in un cespuglio di cardi, si era preso in viso tutti i pungiglioni.. Le campane suonavano più festose di prima e ridevano, Rosina e la mamma, mentre andavano ad abbeverare l’agnello. |
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