ESTATE

(Poesia di Virginio Bianchi)

Frinisce la cicala nell’orto,
sulla pergola bruna,
sull’arsa limonaia –
più d’una, più d’una –
un’orchestra –
un’orchestra ossessiva –
un crescendo -
nell’afa grigia degli aridi verdi,
nella cenere della terra,
sui tetti polverosi,
sulla palma del giardino.

La strada maestra a cento metri
rugge di scoppi, di motori:
un rullio
ora vicino, ora lontano;
un suono discontinuo,
un brontolio che s’acquieta
e si ridesta
con tinnii di ferraglie,
con strappi di lamiere,
con fruscii.

Il piombo del cielo è grave:
una cappa sulla piatta campagna
tagliata a mezzo dal binario
e dai ponti del treno nero.

E’ l’estate.
La sonnolenza, il caldo,
la pigrizia.
La libellula sul davanzale
picchia il vetro polveroso.
Mi chiama, mi chiama!

Ha un suo linguaggio
fatto d’ali lucenti,
di sogni.
Coraggio!…- mi dice –
Fatti coraggio.

Cerca di vincere
il pigro giorno;
i giorni,
i giorni della pigrizia.

Poi…
Non lontano è l’autunno.

Virginio Bianchi

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