FIRENZE - LA BETA FILM

1942

Poi, finalmente, nel 1942, ecco un lavoro per lui!
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A Firenze, cercano un disegnatore di cartoni animati.
Virginio si precipita alla Beta Film e viene assunto.

Non sarà una gran paga, ma il suo cuore scoppia di soddisfazione pensando ai piccoli regali che potrà fare alla moglie e a Rossana, che già frequenta la scuola elementare e inventa monologhi che recita da sola in giardino, indossando i vestiti della mamma!

Così, ogni sabato, Bianchi torna a Massarosa, ogni volta con una o due marionette per la bambina e, al lume di candela, per via del coprifuoco, diverte le sue “donnine” imitando le voci di Pulcinella, Arlecchino, la Strega e Fagiolino.

E la domenica, racconta della proprietaria della casa dove sta a pensione, (una bella casetta – dice), che è una signora tedesca sessantenne, molto gentile.
E parla dei colleghi di lavoro, della Beta-Film e di quanto sia apprezzato dai dirigenti.
Addirittura c’è la possibilità che lo promuovano vice direttore; ed egli sembra quasi felice.

Ma i padiglioni delle orecchie di Virginio si assottigliano sempre di più e lasciano trasparire la luce incerta delle candele, mentre Enrica toglie dal forno della “cucina economica” una teglia appena unta con un po’ di margarina e ripiena di crusca impastata con latte, un cucchiaio di zucchero e lasciata cuocere per una mezz’ora.

Virginio allora si alza dalla sedia e comincia a ballare girando intorno, come fosse un orso e canta, con gli occhiali appannati dalle lacrime; “La mamma ha fatto il dolce…la mamma ha fatto il dolce!…”

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Nelle lettere inviate da Firenze durante la settimana, traspaiono le tante difficoltà quotidiane:
i documenti richiesti al Podestà di Massarosa per l’abbonamento ferroviario, che tardano ad arrivare; la tessera con le cedole alimentari a nome della moglie, portata per errore a Firenze invece della propria…quattro lire perdute…

Nonostante ciò, un sabato arriva a casa con il “teatrino” per le marionette, tutto intero, da montare.
Ha ottenuto la promozione che aveva tanto desiderato!

E si mette a dipingere gli scenari, allegro come un fringuello.

Ma anche questa apparente serenità sta per avere fine!
La guerra ora è alla soglia di casa e, una sera, Virginio torna improvvisamente ed è sconvolto.
La Beta-Film non esiste più!
Le bombe cadute sulla stazione ferroviaria di Firenze, hanno distrutto anche l’intero edificio dell’azienda.

Addio lavoro…addio sogni e speranze!
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Dopo pochi giorni, viene bombardata anche la stazione di Viareggio, proprio mentre Virginio si trova lì in cerca di una nuova occupazione.
La moglie e la figlia di Bianchi, assistono all’evento da un piccolo colle vicino a casa.
Le fiamme altissime, i boati, il rombo degli aerei, terrorizzano la piccola Rossana che grida a più non posso e continuerà a gridare fino a quando il papà non sarà tornato a stringerla tra le braccia, a rassicurarla.

Ora bisogna proteggersi, nascondersi…far sparire i pochi oggetti di valore che ancora rimangono dei regali di nozze ; e i giocattoli della bambina.

Virginio chiama in aiuto un bracciante del luogo, detto “Lilli” e si mette a scavare due grandi fosse.
Una vicina al muro di cinta, sotto la pergola dell’uva e l’altra, molto più grande, fra il pozzo e lo studio, sotto l’albero del fico.

Nella più piccola sotterra il vasellame, le argenterie, i giocattoli.
L’altra diventa un rifugio per circa sei persone, con le panche di legno ed i travicelli, sempre di legno, per sorreggere il terreno sovrastante.

La notte, quando le sirene iniziano a suonare per segnalare il passaggio degli aerei, Enrica ed il marito si alzano in fretta dal letto, rinfasciano la bambina dentro la mantella nera della mamma e corrono giù, dentro quel tunnel umido e freddo, dove rimarranno accovacciati, spiando le luci dei bengala che disegnano grappoli nel cielo, fino al cessato allarme.
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Altre volte, invece, correranno verso i boschi della “Pieruccia” per nascondersi tra gli alberi ed i cespugli, lontano dalla zona abitata, con molti altri paesani.
E reciteranno o seguiranno solo con la mente il rosario e le giaculatorie, intonate da qualche pia donna della zona.

Poi, un bel giorno, arrivano le truppe tedesche ad impiantare un quartier generale nelle scuole elementari di Massarosa ed a spadroneggiare in ogni occasione.
Virginio che, come abbiamo detto, era stato dichiarato inabile al servizio militare, è uno dei pochi uomini rimasti in paese; ma ai tedeschi non interessa il suo stato di salute.

Lo prelevano dalla sua casa, gli impongono di spaccare i mobili della scuola per ricavarne cartelli stradali: lo obbligano a caricarsi sulle spalle tutto quel legname e portarlo nel suo studio , dove dovrà lavorare sodo…per giorni e giorni, sotto la minaccia delle armi.
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Non è più vita…

Bianchi decide di fuggire, su verso i monti, dove già sono sfollati alcuni suoi conoscenti.

Trova un ometto con un carro ed un asinello e, di primo mattino, la moglie Enrica prepara le valigie e arrotola lenzuoli e coperte che vengono caricate sul carro insieme alla figlioletta, troppo gracile per affrontare a piedi la salita del Monte Pitoro.

E via, verso Montigiano; il conducente tira l’asino riluttante per le briglie ed i due coniugi spingono il carro dalla parte posteriore, con grande fatica.



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Si parla inoltre di simone romani.

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