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(1990) La bianca gallina andava altezzosa, col petto all’infuori, la zampata lenta… Tronfia e scontrosa, l’occhietto crudele, roteava la testa di rosso coronata becchettando qua e là con molta dignità: E forse si sentiva la padrona di casa, rimasta sola a non esser mangiata perché ci dava l’uovo di giornata. Mio padre la chiamava come una gran puttana del paese, “perché”, diceva, “ha la stessa andatura pettoruta” e perché alle altre femmine non dava relazione. Infatti, la gallina, non sopportava mai di avere una “vicina” e con grandi beccate tutte le concorrenti le aveva spelacchiate. Aveva preso il vizio di saltare sulle spalle di mamma quando le portava il pastone o il grano-turco; e di là starnazzava con indecenza, abbandonata solo in quei momenti, ad un po’ di licenza. Il guaio fu che, pian piano, dalle spalle di mamma svolazzò sopra quelle degli amici, che di certo non erano felici e quindi su di me, che strillavo impaurita. Allora decidemmo che per lei era finita e dopo qualche giorno, la gallina puttana troneggiò su un contorno d’uova sode e insalata nostrana. (Immagine correlata) |
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