|
(Aprile - 1980) La primavera è universalmente il simbolo di un rinnovarsi di speranze e di sorrisi, perciò ogni anno, al suo arrivo, diventa quasi un obbligo affrontare la realtà con uno spirito diverso, come se i primi tepori avessero il potere magico di cambiare l’aspetto delle cose, di convincere i misantropi ad uscire di casa, le donne attempatelle a vestirsi di colori sgargianti, una folla amorfa dagli occhi spenti dall’uggia a mettersi lenti a contatto splendenti di verdi e turchini e sperimentare nuovi sguardi, magari maliziosi. (Immagine correlata) Con tale spirito Viareggio si desta definitivamente dalla costretta indolenza invernale, scossa già dal periodo carnevalesco, preparandosi all’assalto dei turisti che, come di prammatica, domenica, Pasqua 1980, si riverseranno sulla spiaggia saggiando a piedi nudi la sabbia ancora disseminata di straccali; offrendo alla brezza che alla sera sale dal mare, il fardello delle fatiche settimanali come un agnello al dio dell’oblio. Quest’ansia di rinnovarsi e di mutare, incide chiaramente anche sui galleristi. Stimolati da questa fioritura di presenze, tentano di offrire cose nuove, possibilmente rare, al pubblico avvezzo ai soliti nomi:le solite “firme” che si pregiano di adornare i muri di ogni casa di “gente bene”, magari rappresentati dalla novantanovesima delle novantanove copie di una “lito” che fa molto “chic”. Rapuano, da ragazzo onesto ed intelligente, si preoccupa di presentare nella sua Galleria in piazza Dante, pezzi di valore, possibilmente in esclusiva, ed è riuscito a procurarsi una ghiottoneria da offrire alla sua clientela, sempre alla ricerca di un investimento oculato e sicuro. Così da oggi, presso di lui, accanto a pittori più o meno noti ma di indubbio interesse, figurano alcune opere di Virginio Bianchi, che la famiglia del pittore scomparso gli ha volentieri concesso di esporre. (Immagine correlata) Di questo onesto e sensibile pittore massarosese, molti conoscono ormai il raro mestiere, acquisito attraverso una formazione scolastica d’eccezione ed un disciplinato lavoro di decenni. La capacità di dosare il colore, di schematizzare e sintetizzare, di conferire a paesaggi e nature morte, luci, dimensioni e prospettive nuove e personali. Il tutto permeato da una poetica che alleggerisce la materia senza mutarne l’essenza, suggerendo allo spettatore interpretazioni varie e, il più delle volte, rapporti addirittura affettivi con le immagini scarne ed efficaci. (Immagine correlata) Tra i molti pregi della pittura del Bianchi, anche quello, importantissimo, di non avere, in cinquant’anni di attività, duplicato un soggetto o commercializzata una sua creazione, a meno che non fosse appositamente ideata per la“pubblicità” di un determinato prodotto, nel quale caso egli preferiva sempre firmare con uno pseudonimo. Ricorrendo quest’anno il decennale della morte di questo artista, quale occasione migliore per Rapuano di presentarne alcune opere preziose, mai esposte prima a Viareggio, nonostante questa città abbia segnato l’esordio di Bianchi, sia come cartellonista nel 1927 con uno splendido “Manifesto ufficiale” del Carnevale,che come pittore, ospitandone la prima “Mostra personale” nel 1932 nella storica “Locanda La Pia” del rione Marco Polo. La manifestazione vide allora riuniti intorno a Virginio Bianchi i più bei nomi della pittura versiliese, da Lorenzo Viani a Catarsini e Darliano ed ai giovanissimi Uberto Bonetti e Renato Santini. Artisti che rimarranno nella storia di Viareggio come pietre di paragone per i molti principianti che cercano di emularne l’impegno e la serietà professionale. Auguri dunque a Rapuano e alle sue interessanti iniziative. In Galleria, un catalogo su Virginio Bianchi con testi di Dino Carlesi, Tommaso Paloscia e Rosaria Bertolucci. Alberta Rossana Bianchi |
|
Su www.albertarossana.com riceverai notizie riguardo mostro di firenze e virginio bianchi. Inoltre, potrai approfondire temi come filastrocche. |