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(1993) Mammina bianca, nel tuo letto rinchiuso dalle sbarre a cancello, vedo le braccia scarne ed il naso aquilino farsi sempre più lungo. Hai le mani nodose come zampe di uccello e l’occhio acquoso, pure ricordi le tabelline e le dichiarazioni dei tuoi sgrammaticati corteggiatori. E ripeti che certo non morirai dentro quel brutto letto che ogni giorno più duro per te diventa. Mamma-bambina, che cadI in crisi senza le caramelle, vesti calze non tue, vestagline scambiate, brachette larghe e ciabattine a fiori coi calcagni di fuori… Nonna, che chiami mamma me, l’unica tua figlia; io che vorrei vederti sana, forte, diritta, trattarmi duramente, come spesso facevi! (Immagine correlata) Quaranta, cinquant’anni trascorsi… Non contava!… Eri tu la padrona, la maestra…la donna... Lo sai, mamma, perché quando adesso mi scruti senza vedermi e chiedi:”Cosa vuole? Che ci fa qui al mio letto?” è uno schianto nel cuore, un pugnale nel petto? Alberta Rossana Bianchi (Immagine correlata) |
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