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(ROSARIA BERTOLUCCI - LUISA CELLAI – MARISA PRIORI) PER LA FESTA DELLA DONNA - MARZO 1992 E così anche tu, Rosaria, ci hai lasciato, ai primi freddi di questo autunno che sarà triste, lo so, senza di voi, amiche carissime: tu, Luisa e Marisa, Tre donne da ricordare, tre combattenti nella prima linea della battaglia per la “vita”. Tre menti aperte, curiose, tre madri dolcissime. Tre femminine con la F maiuscola, bellissime in gioventù, luminose e quasi magiche nella piena maturità dei vostri ultimi anni. Ringrazio Dio di avere goduto il privilegio della vostra amicizia e, se io ancora resto e sono qui a lottare, forte di una ricchezza interiore della quale a volte non riesco a rendermi completamente conto, lo devo in gran parte a voi che, più con l’esempio che con i consigli (sempre generosamente elargiti), mi avete fatto comprendere l’importanza della vita e, soprattutto, l’importanza di essere donna. Con voi ho passato momenti bellissimi, di frasi scambiate, di gioie e dolori divisi, di crescita culturale, di confidenze su argomenti personali, come si usa fra femmine, fortunatamente poco coinvolte in argomenti del tutto futili. Di voi mi facevo scudo nelle manifestazioni alle quali insieme abbiamo partecipato, come di tre “Moschettieri”, perché eravate una garanzia, un avallo alla buona riuscita di ogni iniziativa. La vostra presenza carismatica, la vostra profonda cultura, l’umanità della quale le vostre persone erano intrise ed emanavano profumo e calore, riuscivano ad accentrare su di voi l’attenzione ed il rispetto di tutti i presenti. Maturate attraverso il dolore, l’impegno, la serietà di intenti, il sacrificio che comporta una crescita costante nel lavoro e negli ideali, siete state addirittura eroiche, in casa e fuori, nel momento in cui il destino vi ha costretto a lottare contro il terribile male che vi ha ucciso. Il vostro comportamento verso i familiari e verso gli estranei, è sempre stato quello di un condottiero, di un capitano, consapevole della disfatta ma che, fino all’ultimo, cerca di mettere in salvo gli altri, tutti gli altri, prima di consegnare le armi o di abbandonare la nave che affonda. Personalmente, da voi non ho avuto che sorrisi e, a volte (e mi vergogno di ammetterlo), vi ricambiavo invece con le mie lacrime. Vigliaccheria, forse. Perdonatemi. Non ero certo alla vostra altezza e non avevo ancora sofferto quanto voi. Pertanto mi mancava la vostra capacità di assorbire e neutralizzare il dolore per trasformarlo in serenità da donare al prossimo. Alberta Rossana Bianchi |
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