A LUISA PETRUNI CELLAI

Artista poliedrica e “Donna di frontiera”.

Pubblicata su PORTOBELLO ROAD agli inizi del 1987.


Eri vestita di nero, la prima volta che t’incontrai, al Circolo “Ancora” del Terminetto.
I ragazzi del G.A.D. ti offrirono un grande mazzo di fiori, baciandoti sulle guance.

“La nostra compagna Luisa Petruni Cellai, che da poco ha perduto il marito”.
Ti presentarono con le lacrime agli occhi ma si vedeva, dalla loro commozione, la felicità di averti in mezzo a loro.

Mi chiesi chi fosse quella donna così semplice e così triste che anche nel dolore sapeva trasmettere tanta serenità.
(Immagine correlata)


Non collegai subito al tuo nome il divertente libro di racconti “Le barbe di catrame” che a scuola, da ragazzina, avevo letto in classe ad alta voce e che mi avevano consigliato come una “lettura utile” per imparare a scrivere meglio e per conoscere meglio “la nostra gente”.

E ancora non sapevo che in seguito avrei collegato alla tua presenza alcuni dei momenti più belli ed emozionanti della mia vita, come quello in cui entrai a far parte dell’ “Associazione Artisti Versiliesi”della quale tu eri la “Presidente” e la “chioccia”.

Infatti, la tua grande mole e la tua calma promettevano protezione e sicurezza a chi, per la prima volta, aveva l’ardire di affacciarsi nel salone del Palazzo delle Muse, dove ci si riuniva per ascoltare l’illuminato parere sui propri scarabocchi da parte dei più conosciuti e stimati artisti figurativi della Versilia.

Trovai in te una sorella-madre-amica e una critica, la più competente e sincera, mai spietata però,-“perché”- dicevi – “non si deve scoraggiare nessuno, tanto meno se giovane e alle prime esperienze: ci deve essere per tutti una possibilità di apprendere, di migliorare!”

Per questo dimostravi tanta passione per i corsi serali di disegno e di grafica, che frequentavi più assiduamente di tutti noi, sempre preoccupata che d’inverno alla modella non venisse a mancare la fiamma della stufetta a gas e che i più scapestrati ed audaci tra i pittori presenti, non avessero a mancarle di rispetto.

E quando alzavi la voce, (sempre con moderazione, però), nessuno osava contraddirti, per quel senso di rispetto e quella consapevolezza di essere amati che tu infondevi in ognuno dei presenti.

Avevi sempre “tempo” per gli altri e trovavi sempre la frase giusta per aiutarci a risolvere un problema; caratteristiche che hai conservate intatte fino ai tuoi ultimi giorni, quando, con un filo di voce e lo sguardo appannato dalla sofferenza mi insegnavi come avrei dovuto comportarmi per “togliermi dai guai”.

La tua cultura, costruita con pazienza, con immenso amore, fatta di esperienze, pagata di tasca propria, stando a fianco delle persone “giuste” (vedi Luigi Russo) nei momenti che contano, era VERA ed infinita.

Alla tua morte, un quotidiano scriveva: “UNA VITA SEMPRE IN PRIMA FILA”

Ho apprezzato quel titolo ma ho dovuto riflettere su quante rinunce, quanti sacrifici deve esserti costato quel “posto fisso”, con tre figli che hai “tirato su bene e senza fisime”, in una situazione economica non facile.

Spesso mi raccontavi di quanto tua madre avesse dovuto lottare per tirare avanti e quanto l’avevi amata, soprattutto per questo.

“Tu le somigli” – mi dicevi. “Era una combattente nata, una donna forte!”
Ed io ero così fiera di ricordartela!

Ma anche tu sei sempre stata una “militante” in un partito che avevi modificato e fatto “tui generis”!
Per questo andavamo d’accordo, pure se mai io ho accettato un tesseramento, per quella smania di libertà che da sempre caratterizza la mia vita e che in te ritrovavo già realizzata, già appagata.

Anche legata ai tuoi familiari, ai “compagni”, la tua identità rimaneva intatta, granitica, sotto le spoglie morbide e dolci della “mamma” per eccellenza.

Nel corso della tua ultima “MOSTRA PERSONALE”, che ho avuto l’onore e la gioia di organizzare e di presentare nell’ottobre del 1984, ho potuto constatare appieno quanto fosse grande l’amore che a Viareggio ti portano, per quanto tu hai saputo donare, sempre e dovunque.

All’inaugurazione, nonostante l’infermità, volesti essere presente e tremavi, per il freddo intenso della giornata, sotto il plaid leggero ed il golfino chiaro, che ti rendeva più giovane, più fragile….

Tu, che non potevi più camminare, avevi dipinto in un quadro un paio di sandali bianchi, lievi come un sospiro!…

Tutti coloro che erano presenti quel giorno, li ho ritrovati poi al tuo funerale, con gli occhi gonfi e le labbra tirate.
Ma, in effetti, non ci hai mai lasciato.

Ci sono i tuoi quadri, calcinosi e tormentati, che tenevi esposti alla pioggia, al sole e al salmastro perché si “temprassero”;
le tue “carte gialle”, popolate da mamme col pancione e con i figlioletti attaccati alla gonna, o da altri personaggi variopinti, simili a quelli partoriti dalla mente del Goya, ma da te riproposti con l’arricchimento della tua fantasia e della tua vena satirica.

Restano le “crete”,dove, più che negli altri lavori, sfogavi i tuoi drammi e le angosce che tanto accuratamente cercavi di nascondere ai figli ed agli amici - “per non farli soffrire inutilmente!” – dicevi.

Rimangono i racconti, molti dei quali su “La resistenza”, premiati a Sant’Anna di Stazzema, ed altri sul “Carnevale”, pure questi sempre premiati;
e i saggi su Lorenzo Viani che tanto ti impegnarono con lunghe e pazienti ricerche su appunti e taccuini quasi indecifrabili!

“Il Dittatore”, dramma tanto discusso e apprezzato, una delle tue creazioni e forse la più amata!
E che dire della poesia? Ti dichiaravi incompetente ma nessuno come te ha mai saputo scoprirne pregi o difetti.

“Taglia..taglia!… Non aver paura di lasciare solo l’essenziale!”
Ed io, pur recalcitrante, seguivo sempre i tuoi consigli, conscia di non sbagliare.

Siamo di nuovo a Carnevale: Viareggio anche quest’anno avrà i suoi corsi in maschera con i bambinelli vestiti da Arlecchino o da Pulcinella, che tanto amavi ritrarre; ed i suonatori delle bande, muniti di mandòla o di trombone!

Se nella mostra dell’A.A.V. non ci sarà il tuo quadro appeso, non mancherà certo il tuo ricordo!

Grazie, Luisa. Le tue radici sono rimaste profondamente abbarbicate sotto la sabbia corposa della Darsena.

Si è soltanto esaurita una fiamma, per consunzione d’amore e per quanto vi ha soffiato il libeccio, durante i lunghi anni della tua malattia

Il giorno non lontano in cui vedremo sul tuo ceppo rispuntare un germoglio, sarà come veder ritornare le rondini, nella certezza di una primavera.

LA “CARTA GIALLA” DI LUISA CELLAI



Luisa,
azzurro dolore
negli occhi di cielo.
Lasciavi, a colori
sulla carta gialla
il tuo quotidiano,
l’altrui quotidiano,
così,
alla portata di tutti.

Bastava allungare una mano,
bastava guardarti un momento;
potevi trovare a ciascuno
il suo nutrimento.

Sapevi scavare nel fondo
dell’animo altrui
per trarne tesori.

Allora il sorriso tirato
era illuminato,
allora la mano sottile
tremava
spargendo colore:
il rosa dei bimbi,
due bianchi gabbiani,
il giallo del sole
e il rosso del cuore.

Alberta Rossana Bianchi

(Immagine correlata)


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