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Il sogno era “partire”. Dove l’erba è più folta e intrecciano le liane ghirlande fino al cielo, sulla sabbia dormire sotto le stelle. Dove il bimbo è più nero e più nera la fame, coltivare di terra fazzoletti, tra i sassi . (Immagine correlata) E, dietro al cacciatore, raccogliere le grida dell’orfana scimmietta, placare con il latte dei cuccioli il dolore. Il destino ha voluto ch’io fossi madre, allevassi i miei figli e spargessi per loro sangue e sudore. Ch’io dormissi in un letto da fachiro, mi fingessi “buffone” per ridere con loro fino a sentire male. Fossi salvadanaio, allargando la bocca a slogar la mascella, per trattener più sodi che potevo… ma son saltati i denti ad uno ad uno. Rimasta per amore incatenata ad un fornello e ad un televisore a cucinare hamburger e patatine, il mio corpo cresceva pari passo col disprezzo dei figli incattiviti. Mamma Televisione, papà Computer, sono ormai i padroni. Da allora sto da sola. Ho ripudiato salse e pasticcini e quando in video appare il volto dei piccini che muoiono di fame in tutto il mondo, s’io fossi cibo per mucchietti d’ossa, umile cibo come pane e vino, vorrei calarmi dentro gli occhi immensi di quei bambini del telegiornale. Alberta Rossana Bianchi. (Immagine correlata) |
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