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Da “Il pennello di Portobello” Rubrica di PORTOBELLO ROAD – Con le spalle rivolte al mare della Versilia, spingendo lo sguardo verso le Apuane nella mnemonica ricerca di giovani artisti da presentare in questa rubrica, come non pensare a Massimo Pellegrinetti, ventiseienne poliedrico la cui attività di pittore, scultore e grafico,aprendosi a ventaglio sullo sfondo montano, colma interamente l’angolo delle mie aspirazioni, con una fantasiosa miscellanea tra la colorita vivacità del “versiliese marinaro” e il dinamico vigore degli incalliti “cavatori” del marmo ! Nel suo capannone-laboratorio e studio in Pietrasanta, divenuto pure Centro di documentazione d’Arte Contemporanea e denominato “ALTROVE”(per proporre ciò che è assai difficile trovare in altri luoghi), Massimo è anche “operatore culturale” e riesce a riunirsi attorno i giovani artisti più impegnati e preparati, italiani o stranieri, che operano nella zona. Pellegrinetti, che tratta inchiostri e colori con ironica e spigliata disinvoltura, si è invece avvicinato al marmo con deferenza e rispetto, dichiarandogli “amore”, come ad una cosa viva. (Immagine correlata) Egli ne conosce e ne “sente” pulsare ogni venatura e riesce a valorizzarne persino le imperfezioni, che si fanno “spunti” per la sua creatività. Tanto che, da questa sorta di “simbiosi” dell’artista con la materia preferita, traspare una continua, appassionata ricerca dell’EROS che, ancora acerbo di giovinezza, si svela tramite un simbolismo fatto di tagli e di forme più o meno scabre, fino a placarsi in qualche dolcissima, candida e misteriosa “anima di conchiglia”. Nel marmo, dal bianco al rosa, dal bruno al nero, l’inventiva e la ricerca di Pellegrinetti, trovano dunque, attraverso il filtro della riflessione, (anche per i “tempi lunghi” necessari alla scultura), sia nel frammento come nel grande “blocco”, materia ideale per la sua massima espressività. (Immagine correlata) Nel bronzo e nella grafica, pure eseguiti con rara competenza, prevale la ricerca ed ha maggior spazio l’ironia dell’artista che gioca nelle piccole dimensioni, rincorrendo nel frazionamento delle forme e delle immagini risultati piacevolissimi, puntualizzati da strani titoli, con riferimenti mitologici o religiosi. Nella pittura, infine, esplode con la fantasmagoria del colore, la parte più giovane, meno mediata, di Pellegrinetti che qui si sente più vicino ai maghi della cartapesta. Ed ecco, come in un palcoscenico, una Pirandelliana commedia della vita che, tra sipari di juta appesantiti da strati di materia, lacerati da colpi di vento, bruciati da improvvise fiammate, aggrovigliati o ammassati da vortici d’acqua e ondate distruggitrici, costringe gli uomini ad allinearsi attraverso i calcinosi e tortuosi sentieri dell’intelletto e a percorrere i labirinti delle convenzioni, delle convenienze, delle stressanti necessità quotidiane. Intanto la violenza, la brutalità, la lussuria, le altre mille imperfezioni umane, intrecciano farse o drammi più o meno circoscritti, che alcune “teste di pietra”quasi casualmente deposte sull’impiantito o sul fondo di tarlati, inutili cassetti di vecchi mobili, vedono perennemente svolgersi davanti ai loro occhi, esterrefatti o pensosi. Alberta Rossana Bianchi |
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