MICHELE RIBECAI - DETTO MISCELLA


Nato a Lucca il 10/03/1970
Diploma di Geometra
Ha seguito corsi privati di pittura, scultura e ceramica.
Attualmente vive a Viareggio



Alcuni soprannomi, si adattano a pennello agli individui che li portano, anche se, originariamente, possono essere stati inventati per motivi che niente hanno a che fare con la personalità di chi se li è sentiti attribuire.

E’ il caso di Michele, detto “Miscella” dai compagni di scuola, il quale, con il tempo, si è affezionato a questo nomignolo, tanto da volerlo in Internet, al posto del nome di battesimo.

E la produzione artistica di Michele è, per l’appunto, una “miscellanea” di esperimenti, i più disparati!
Egli, infatti, spazia dalle vignette a china dedicate alle più usuali “chiacchiere da Bar”, ai graffiti in chiave moderna; dal carboncino all’aerografo, dalla ceramica alla scultura, dal semplice “acquerello” ai “punti di vista” e le “astrazioni.

Fino all’idea di farsi un “manifesto” personale, nel quale potersi ipoteticamente arrotolare o srotolare come in un coltrone, in un susseguirsi di percezioni conoscitive che hanno un andamento sinuoso ed avvolgente, quasi musicale; tra lampi luminosi dal bianco al giallo e al rosso fuoco, ma sempre su uno sfondo azzurro come il cielo.

Indice, questo, secondo me, di una profonda sensibilità poetica e di un forte desiderio di astrazione dalla materia, che si rivelano poi maggiormente in molti degli acquerelli che introducono la sua raccolta sul proprio SITO INTERNET.

Già nel primo acquerello della serie, denominato “In movimento n. 3”, un uomo si libra, quasi senza peso, in un’atmosfera colorata, appena trattenuto in basso dai lacci sottili delle calzature affusolate.
Come fosse un aquilone o una mongolfiera, tenuti a terra da fili o cavi sottilissimi, che un lieve alito di vento potrebbe spezzare all’improvviso.

Forse lo stesso uomo che, poi, trasformato in un Santo (San Michele!), si stacca dal tetto della sua Chiesa lucchese, per volare planando sulla città.

E qui mi riferisco alla serie di disegni acquerellati chiamati “Punti di vista” dove, in questa carrellata “virtuale” di immagini, Lucca si offre ai nostri occhi come trasformata da un ciclone;
il quale, dopo aver schiacciato e deformato le antiche costruzioni del centro storico, continui a far
muovere ondeggiando le torri ed i campanili, costringendo gli “Spiriti” medioevali ad affacciarsi occhieggianti e curiosi dalle bifore distorte.

Alcune di queste immagini hanno la lievità ed i colori della primavera; altre la densità ed i grigiori delle nebbie autunnali. Altre, infine, presentano il fasto ed i colori vivi ed orientaleggianti di un aggraziato “Carnevale Liberty”.(Vedi la Chiesa di “Sant’Anna”o “San Michele nella sua città”)

Le piazze e le Chiese, risultano quasi smaterializzate dalla leggerezza del segno, che si snoda sicuro e pulito, a narrare queste “storie di Provincia” che evocano forse leggende lucchesi del passato.

E, dove la “formazione tecnica” dell’autore lo ha evidentemente aiutato ad usare prospettive ed interessanti scomposizioni di piani, egli sembra avere raggiunto la massima espressività e la migliore qualità della “forma”.( Notevoli anche “Roma” e “Pieve a Elici”)

Pure la serie delle “astrazioni”, meno disegnata ma ugualmente leggibile, presenta alcune opere
gradevoli.
Tralasciando poi di commentare i lavori sotto la voce “olio”, che per il momento non riconosco come“figli legittimi” di Michele, ritenendoli un po’sopra le righe, andiamo invece ai graffiti, (San Miguel, Seni e Anfiteatro), dove ancora possiamo gustare appieno la grande armonia che esiste fra segno e colore.

Gradevolissimo ed ironico anche il “Ritratto di Nonno Aurelio”, eseguito con l’aerografo ed il carboncino colorato : “Gli occhi ci guardano”.
Ed un altro acquerello che si ricorda per l’intensità drammatica del colore, è certamente: “Notte a San Quirico- Pescia”

Infine, godiamoci le piccole sculture, dove viene fuori anche l’ottima manualità del giovane, che sa arrotondare e levigare il marmo con maestria, (vedi “testa volante”); e come tagliare e levigare il legno e sovrapporne vari strati di colori diversi, traendone deliziose forme di animali (gufetto – avvoltoio – galletto – cavalluccio) , ed una strana forma denominata “man”, che è un piccolo capolavoro d’inventiva.

Certamente è troppo presto per azzardare accostamenti e paragoni tra questo poliedrico, giovane “sperimentatore”, come egli stesso si definisce, con artisti di fama nazionale o mondiale.
Tuttavia, voglio soltanto dire che i lavori di Michele, (o Miscella, come preferite!), mi portano incosciamente a pensare, seppure in tono minore, alle deliziose ed ironiche invenzioni di Folòn o alle delicate e divertenti follìe di Fellini o di Dario Fo.

Auguri, Michele!
Ché i tuoi meravigliosi occhi di un incredibile blu, ti aiutino a scoprire la strada giusta per arrivare lontano!

Alberta Rossana Bianchi

(Immagine correlata)



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