LE MONDARISO DI VIRGINIO BIANCHI

Massarosa, 18 dicembre 1978 - LETTERA A “LA NAZIONE”
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(testo riveduto) -L'opera a cui si fa riferimento, è l'ultima fotografata in bianco e nero - Ci scusiamo per la pessima qualità dell'immagine

Quando nel 1946 Virginio Bianchi cominciò a dipingere “bozzetti” che gli sarebbero poi serviti per la costruzione di uno dei suoi quadri più grandi, “Le mondariso”, aveva ancora freschi nella memoria i canti ed i colori che avevano animato le risaie massarosesi prima del passaggio della guerra.
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Egli forse non immaginava, allora, che i quadrangolari specchi d’acqua verde-azzurro, assumenti riflessi e bagliori che variavano con le diverse ore del giorno dal rosa all’oro e al rosso fuoco e che per anni avevano costituito una fonte d’ispirazione inesauribile per la sua tavolozza, si sarebbero poi mutati in giacimenti di rifiuti di ogni genere.

Le grandi ruote che erano servite per trasferire l’acqua da una all’altra risaia, rimaste immobili a fare da trampolino alle rane, sarebbero scomparse sotto il falasco.
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Le mondine, dimenticati i cori modulati e gli stornelli gridati quasi a squarciagola, si sarebbero scatenate nelle balere, fiorite all’improvviso come magicamente fioriscono le viole marzoline lungo gli argini; e avrebbero perduto l’odore della terra grassa e nera del padule, per acquistare quello acre della gomma e del cuoio usato nelle fabbriche della zona.

Stava mutando, di pari passo col progresso della meccanizzazione, un mondo di dura fatica accettata con gaiezza, di fame saziata con il cibo raccolto nei campi e consumato in pieno sole, di gioventù abbronzata e soda, sbocciata tra i canti delle raganelle.

Virginio Bianchi, ignaro ma forse presago di tutto questo, preparava dei documenti, colmi di colori e di poesia, che scaturivano senza sforzo dal suo pennello, sorretto da un grande mestiere ma soprattutto da un grande amore per il suo paese.

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Da due anni, l’Associazione Artistica “Virginio Bianchi”, sorta a Massarosa per ricordare il pittore scomparso, ha cercato di farne conoscere le opere, non solo perché meritevoli dal punto di vista artistico, ma anche perché gli abitanti del luogo si rendessero conto di quale valore storico e culturale avessero gratuitamente a disposizione, potendo ogni cittadino liberamente osservare e discutere tutto quanto la famiglia di Bianchi ha permesso di esporre durante i mesi estivi nel Mercato dell’Arte, creato nel giardino che fu del pittore medesimo.

Qui hanno libero accesso artisti e non artisti ma soprattutto popolani e giovanissimi che abitualmente non frequentano le gallerie e che, nel loro ambiente naturale, possono con maggior facilità acquisire domestichezza con la cultura e con l’arte.

E l’Associazione ha chiamato a Massarosa personalità del mondo artistico e letterario, che avessero il potere e l’autorità di convogliare qui un maggior numero di persone, lasciando aperti i cancelli anche durante le sagre paesane, nonostante le critiche di chi ha gridato allo scandalo ritenendo che, nella confusione, si potessero confondere le opere d’arte con le frittelle o con i ranocchi.
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Ancora per questo la famiglia di Bianchi si è accollata pesanti oneri finanziari, tra lo scetticismo di chi conosce soltanto la speculazione ; e ha richiesto l’aiuto dei cittadini e dell’Amministrazione Comunale.

E se a distanza di due anni, a parte qualche privato di buona volontà che ha creduto alle difficoltà dell’Associazione, nessun Ente pubblico si è mosso in maniera veramente tangibile, sarà proprio perché le iniziative della “V.Bianchi” non arricchiscono nessuno, se non spiritualmente.

Le spese sostenute a tutt’oggi per quanto serve a mandare avanti decorosamente questo organismo, che deve necessariamente avere carattere promozionale, vanno ben oltre le possibilità e le disponibilità degli associati e gli Amministratori Comunali, che sanno bene tutto ciò, ancora sono titubanti nel conferire segni tangibili della loro approvazione.

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A parte un esiguo contributo della Regione Toscana, chi avrebbe le possibilità di dare una mano crede forse che tutto quello che è stato fatto debba servire unicamente a valorizzare le opere di V.Bianchi e snobba le iniziative culturali e le mostre, sorridendo a mezza bocca.

Questo significa che c’è ancora troppa gente che non ha capito o che non merita veramente né quanto Virginio Bianchi ha lasciato né quanto l’Associazione ha fatto fino ad oggi disinteressatamente e con enorme sacrificio.

E se ora, tramite le pagine di questo giornale, la famiglia Bianchi si dichiara disposta a privarsi di una delle opere più belle e significative dello scomparso, allo scopo di mantenere una sede per l’Associazione e per offrirle la possibilità di proseguire
la serie delle manifestazioni in programma (che rischiano di naufragare miseramente)
questo non fa onore a Massarosa, madre tanto amata ma che si mostra, ancora una volta, poco generosa con uno dei suoi figli migliori.

Pertanto, comunichiamo che “Le mondariso” di Virginio Bianchi, olio su tela,
cm 175x 225 (cornice compresa), verrà ceduta al maggior offerente, e forse se ne andrà da Massarosa, presso persone dotate di maggiore sensibilità.

Ci auguriamo soltanto che le offerte siano adeguate all’importanza dell’opera e alle necessità dell’Associazione la quale, sia pur con calato entusiasmo, desidera proseguire nel difficile intento di donare al paese qualcosa di “diverso”, per lo spirito “diverso” che ne anima tutte le iniziative.

Per l’Associazione Artistica “Virginio Bianchi”
Alberta Rossana Bianchi

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