I MOSTRI A QUATTR'OCCHI

OVVERO: La Strega, il Lepre e le Tartarughe.
Lungo racconto inedito semigiallo – Scritto nel 1986


AVVERTIAMO CHE LA LETTURA DEL RACCONTO E' SCONSIGLIATA AI MINORI



INTRODUZIONE



Sveva esce per fare la spesa e il sole la investe e l’avvolge facendole strizzare gli occhi.

“E’ già meno caldo di ieri!”
Commenta guardando i bagnanti in bicicletta che ondeggiano lungo il viale.

Agosto sta per finire ma ancora la folla si accalca sulla spiaggia e invade i negozi del centro.

I pesci, in bella mostra sui tavoli della pescheria “Mare blu”, attirano mosche e persone.

Vicino all’insegna del negozio, una grande testuggine imbalsamata occhieggia con l’iride slavata e smorta e sembra chiedersi quale sia il suo ruolo, in mezzo a quella confusione.

Sveva si sofferma un attimo ad osservare il collo grinzoso, il mento sfuggente, il profilo, insomma, delle testuggine; ed ecco che una vecchia favola si fa strada nel suo cervello collegandosi visivamente elle sue emozioni del momento.

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La fiaba narra che un giorno, un lepre che si riteneva velocissimo e furbissimo, scommise con una tartaruga a chi giungesse per primo in una corsa a tappe ad un certo cespuglio di bosso.

Egli, sicuro della vittoria, si gingillò pavoneggiandosi, si fermò a rosicchiare germogli ma, al termine della prima tappa, vide con stupore la tartaruga che, davanti a lui di alcuni metri, si era fermata ad attenderlo al margine della via.

Sbigottito, accelerò l’andatura ma anche al secondo traguardo, la tartaruga gli era davanti.

Sconvolto, il lepre nemmeno si voltò a salutarla e corse più veloce di prima, drizzando le orecchie per l’ira e rimuginando fra sé la stranezza dell’accaduto.
Ma, per la terza volta, si vide in svantaggio.

“Come cavolo farà quella vecchia scema?” si chiedeva sfiancandosi nella corsa.

Mai aveva faticato tanto:
la lingua gli si stava gonfiando ed il pelo lucido era intriso di sudore.

Tutto inutile! Al traguardo finale, quando stravolto, con gli occhi strabuzzati e il piccolo cuore sussultante, crollò sfinito sul polverone, la tartaruga era già lì ad attenderlo e lo fissava con gli occhietti inespressivi.

Semplice; la vecchia carcassa aveva reclutato alcune sue simili che, dall’occhio inesperto del lepre, distratto dalla foga della corsa, potessero venire facilmente scambiante con lei e le aveva collocate ciascuna vicino ad un traguardo diverso..

Intanto, si era biascicata la quotidiana razione di lattuga, si era fatta un bagnetto nell’acqua tiepida di una pozzanghera, poi si era sistemata all’ombra, sotto il cespuglio che segnava l’arrivo della corsa.

Ora, osservando il leprotto sfinito, considerava quante volte egli l’avesse schernita per le grinze, la goffaggine e la saggezza.

“Come odio tutto ciò che è vecchio, lento e saggio!…La mia massima è: snello, perfetto e veloce!”- era solito gridare il lepre mentre si specchiava compiaciuto nelle bozze, socchiudendo gli occhi lunghi.

E rideva, sporgendo i dentini accavallati!

“Povero piccolo!..Che brutti scherzi possono combinarti l’illusione e la gioventù!!”
Fu il commento della tartaruga che si ritirò nel guscio e si sentì soddisfatta e sicura.

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Sveva conosce una strega, di nome Mamtide, genitrice di un unico figlio che, per gelosia, tiene da sempre prigioniero dentro una pelle di lepre.

La Mamtide, abitualmente nascosta nel guscio di una testuggine, ha tramutato molte donne in tartarughe e le ha collocate lungo la strada dove quotidianamente va ad allenarsi nella corsa il suo leprotto ignaro; cresciuto male dentro quella pelle di bestia che non si è dilatata seguendone lo sviluppo corporeo e lo sta soffocando, stringendolo specialmente ai lati del capo e sui genitali, dove il sangue sembra gonfiarsi, sino a farlo scoppiare!

Presuntuoso ma ingenuo, il lepre non sa che la madre, creduta sempre presente e disponibile per ogni sua necessità o desiderio, se ne sta invece comoda e sonnacchiosa a decidere della sorte di lui, delegando altre “comparse-femmine”, pronte a sostituirla in tutto e per tutto e a “sparire”poi in qualsiasi momento ella decida opportuno, sicura della propria, ineluttabile, vittoria finale.

Anche Sveva era stata tramutata dalla Strega in una tartaruga e, spinta a forza sulla strada polverosa, doveva sorvegliare, prevenire, spiare e riferire fedelmente alla Mamtide, tutte le mosse del figlio.

Ma, per fortuna, è riuscita a rompere l’incantesimo masticando un’erba amara, miracolosamente scoperta tra la vegetazione incolta di un giardino abbandonato.

E oggi che, specchiandosi nel vetro della pescheria, si compiace nel vedersi ancora donna, lenta, pesante, grinzosa, ma donna, pensa sia interessante raccontare questa sua strana esperienza.

In un’epoca tecnologica, dove tutto è meccanizzato, costruito artificialmente, computerizzato, dove nemmeno i bambini, imprigionati, venduti, torturati, uccisi barbaramente persino dai propri genitori, conoscono più le favole, ci sarà qualcuno in grado di ascoltare e capire una storia che potrebbe sembrare proprio una fiaba?

Sveva, appena rincasata, inizia a buttar giù alcune pagine e, nel frattempo, si augura che a seguito di questa fatica, il leprotto riesca finalmente ad uscire dalla pelle di animale, le streghe cambino mestiere e le tartarughe…beh… chi se ne frega!…Tanto, quelle sono corazzate!…

Alberta Rossana Bianchi

(Immagine correlata)






P.s. –Seguono i 21 capitoli del libro “inedito”, scritto nel 1986 , con riferimenti a fatti realmente accaduti negli anni ’83 – ’84 - ’85 - contemporaneamente agli eccidi del Mostro di Firenze.

Soltanto l'introduzione e i primi 2 capitoli, furono pubblicati nel 1988, come inserto della rivista "99" - di Alberta Rossana Bianchi.

Il resto del racconto, mai fatto conoscere se non “oralmente”, tramite letture durante convegni letterari, viene presentato esclusivamente in internet. Pertanto, la pubblicazione in rete è in assoluto un “regalo” per i frequentatori di questo SITO, sperando che essi continuino a visitarlo con interesse.


TUTTI I CAPITOLI, DAL I° AL XXI°, SONO STATI INSERITI NEL SITO PRIMA DEL 18 OTTOBRE 2002


AVVISIAMO I LETTORI CHE IL RACCONTO CONTINUA CON "LA CODA DEL MOSTRO", IN CORSO DI PUBBLICAZIONE DAL 28 MARZO 2005

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I MOSTRI A QUATTR'OCCHI (Introduzione) | I° CAPITOLO - UNO STRANO INDIVIDUO | CAP. II°- UN BAMBOLOTTO DI SEGATURA (Cap. II° - Un bambolotto di segatura ) | CAP. III°- VENEZIA - ED ALTRO (Cap. III°- Venezia - ed altro) | CAP. IV° - IL RITORNO DI OSVALDO | CAP. V°- PROFONDO ROSSO (Cap. V° - Profondo rosso) | CAP. VI° - TEMPO DI VIAGGI | CHE BRUTTA FINE PER UN POETA! - CAP.VII° (Che brutta fine per un poeta! -Cap. - VII°) | CAP.VIII° - IL COLLARINO DI PLASTICA ROSA (Cap.VIII°- Il collarino di plastica rosa) | CAP. IX° - I DUBBI DI SVEVA | CAP. X° - LA VENDETTA E LA CONSAPEVOLEZZA (Cap. X° - La vendetta e la consapevolezza) | CAP. XI° - IL NUOVO ECCIDIO DEL MOSTRO | CAP. XII° - SOLUZIONI AMARE | CAP. XIII° - L'INCONTRO CON GIULIA | CAP. XIV° - RIFLESSIONI - E VENNE NATALE (Cap. XIV° - Riflessioni - E venne Natale) | CAP. XV° - COSE DA PAZZI ! | CAP. XVI° - PERIPEZIE IN TOSCANA | CAP. XVII° - LA MOSTRA DI MORTY | CAP. XVIII° - COLPO DI GRAZIA (Cap.XVIII° - Colpo di grazia ) | CAP. XIX° - UN FATIDICO SETTEMBRE | CAP. XX° - UN' ALTRA GATTA DA PELARE (Cap. XX° - Un'altra gatta da pelare) | CAP. XXI ° - CAMBIO DI FAVOLA E SCAMBIO DI RUOLI (Cap. XXI° - Cambio di favola e scambio di ruoli) | menù principale
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