NOVITA' - MOSTRE E LETTERE

1955

Accade però che la figlia, ormai diciannovenne, prenda la tipica “sbandata” per un uomo di nove anni più grande e intenda frequentarlo, nonostante i divieti di Virginio.
(Immagine correlata)


Sono mesi di pianti e disperazione, litigi furibondi ed imposizioni insopportabili per la ragazza, la quale, sempre rinchiusa in casa a doppia mandata, abbandona l’Università e, appena compiuti venti anni, decide di sposare il giovane che ama anche senza il consenso del padre, con la “Dispensa Vescovile”.

Se ne va di casa nel febbraio del 1957, raccolti pochi effetti personali in una valigia, dopo ulteriori, drammatici scontri con Virginio.

Però, stranamente, la reazione all’accaduto, produce in Bianchi un effetto benefico.
Sentirsi offeso dalla figlia che, in un momento d’ira, lo ha definito “una nullità”, liberato dalla responsabilità di padre che lo ossessionava e trovatosi molto più tempo a disposizione, recupera la voglia di preoccuparsi ancora del proprio avvenire e di quello della moglie, rimastagli devotamente fedele per tutti quegli anni!

Così, dopo aver sfogato definitivamente la propria angoscia facendo a fettine con una lametta il “ritratto della figlia”, che aveva già modificato per ben tre volte ( come attestano le fotografie fortunatamente rimaste), timidamente, lontano dal paese e dalla Provincia di Lucca, ricomincia ad esporre le proprie opere.
(Immagine correlata)


Incoraggiato dalla critica e dal pubblico, riconciliatosi con la figlia che mai ha smesso di cercare i contatti con lui e che, nel frattempo, nel mese di novembre ha dato alla luce un maschietto, Virginio è pronto per una nuova vita.

Nel 1958, compie una mossa coraggiosa e si presenta alla “Galleria Gussoni” di Milano, con una presentazione scritta dall’amico Bruno Fattori, consapevole di dover affrontare una critica attenta ed un pubblico difficile.

Il suo coraggio viene premiato oltre ogni aspettativa e le lettere che egli invia alla sua Ghiga, sono colme di entusiasmo e di soddisfazione.

Conoscerà molti personaggi importanti che definiranno la sua pittura “fin troppo bella” e, Raffaele De Grada, dirà che in “Casa mia”, “Capanno” e in qualche altro pezzo, l’ispirazione del paesaggio versiliano segue i più alti e nobili modelli della pittura di quel tipo, che sia stata fatta in Italia nel “nostro secolo”.



MILANO -1958 –Mostra di VIRGINIO BIANCHI alla Galleria “GUSSONI”
Presentazione scritta da BRUNO FATTORI

Disegno e colore, parole visive che la parola apprende dalla natura, si sono prestati, non diversamente dalle parole della poesia, alle più disparate interpretazioni di artisti e di scuole, perfino condotti ai modi più impensati e strani.

Virginio Bianchi non tenta avventure clamorose: si accosta all’arte per necessità di esprimere l’idillio che, al suo spirito raccolto e mite, suggerisce la contemplazione ingenua della natura.

Disegno e colore sono tutt’una cosa nella sua pittura che, nata dall’accademia dell’impressionismo post fattoriano, se ne è venuta distaccando sempre più;
sia attraverso l’esperienza coloristica dell’impressionismo di tipo francese, sia per effetto della personale sensibilità espansiva e pur scontrosamente delicata.

Così ha serbato l’uso delle terre, che risponde ad un senso solido delle cose, conforme all’origine toscana ma, alleggerendone il peso, è giunto ad un neo impressionismo ove gusto moderno dei colori squillanti e tradizione disegnativa paesana si armonizzano in modi propri.

Ciò soprattutto nel paesaggio, dove l’artista ha meglio riconosciuto il proprio mondo lirico: paesaggio della sua Versilia tra mare e monte, dove egli silenziosamente ha lavorato in un ritiro di decenni, in un raccoglimento di ricerca interiore e di affinamento tecnico.

In questa mostra si presenta tutta una vita che, schiva delle risonanze della solita fama, si è bruciata nel silenzioso amore per l’arte.

La liricità di questi paesaggi si incentra, ora nella solitudine di un capanno, ora di un ponticello, ora nella chiara sequenza di poche case poste in secondo piano.
Solitudine che spazia, costì, nell’aprirsi della pianura verso una barriera di monti turchini; colà, in un lento ascendere e snodarsi di valloni sfumati dalla lontananza.

Ma sempre e dappertutto, in un particolare respiro della luce che avviva i colori anche attraverso diafane ombre, si distende sul suolo coltivato o selvatico e sulle acque; di qui risale riflessa in bagliori attoniti: luce che vibra nella trama del cielo, quasi sempre in sordina fra nuvole leggere e foschie, ma, a volte, di un nitore prezioso.

Una luce, talvolta, come di miele che impregna aria, vegetazioni, mura; oppure tale da inquadrare, sempre sommessamente, a crudezza di berillio, tutto il paesaggio...



BRUNO FATTORI


STRALCI DI LETTERE E CARTOLINE SCRITTE DA MILANO NEL 1958
DURANTE LA MOSTRA DI VIRGINIO BIANCHI ALLA GALLERIA “GUSSONI”

1° MAGGIO 1958 – (Cartolina indirizzata alla moglie)

Carissima,
(Immagine correlata)


domani è il gran giorno!
Ieri ho lavorato come un bue ed ho sudato come un macchinista.
Oggi ho conosciuto un sacco di gente, poi ti dirò.
Le mie cose piacciono assai. L’artista che mi ha preceduto da Gussoni è la moglie del Ministro Carli che ho conosciuto ieri……
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LETTERA DEL 2 MAGGIO (Sera)

Mia cara Enrica,

stasera apertura della mostra con un discreto pubblico ma mancanza assoluta di quello preferito, cioè critici, pittori, intenditori ecc…
Gussoni dice che verranno poi.

Però mi conforta il fatto che la mia pittura piace a tutti (qualcuno è entusiasta) e non lesinano complimenti. In complesso è una bella mostra.

Bruno Fattori mi ha fatto la sorpresa di venire a Milano e l’ho presentato a Gussoni, Di Ciolo e Signora, presenti all’apertura.
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Sono all’albergo “la Fenice” in piazza Venezia e mi trovo abbastanza bene.
Ho già vuotato una bottiglia di camomilla con ottimo effetto.
Lepore, il noto critico d’arte, scriverà un articolo sul “Corriere d’informazioni”.
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Peccato che gli inviti siano stati spediti in ritardo ! (il 1° Maggio ha rovinato tutto).
Poi ho rimproverato Gussoni che aveva messo in soffitta tutte le mie buste e i cataloghi che gli spedimmo; (700 lire buttate via per la spedizione) ma mi sono fatto sentire!

Ho messo la coda del diavolo ovunque. Gussoni ora è docile come un agnello.
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LETTERA DEL 4 MAGGIO

Mia cara Ghiga,

ieri per me, è stata una grande giornata.- La mia mostra ha visto un numero imponente di visitatori, tutti concordi nel trovare le mie cose troppo belle, (Scemi!) moderne ed interessanti.

Ho avuto la gradita visita di Carlo Carrà, di Raffaele De Grada (parlerà alla Radio) – di Spilimbergo, di Greppi, di Ferrari, di Barbieri e di tanti pittori e pittrici ch’è inutile ti dica, tanto non li conosci!

Tutti hanno messo la loro firma nel mio registro e Gussoni ora mi dà del tu.
Gli artisti di qua mi vogliono socio del loro sodalizio “La Permanente” e mi inviteranno spesso alle loro mostre collettive.
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Le richieste d’acquisto sono molte ma…nessuno si decide a dare il via.
Sono momentacci, con queste elezioni; anche chi dovrebbe spendere, non sa come regolarsi.
A De Grada, ( ch’è candidato al Parlamento per il P.C.) gli hanno imposto, per tutto il periodo elettorale, di trasmettere solo pezzi anonimi (senza firma) per escludere anche una minima parte di propaganda personale. Che mondo!.
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Questa mia mostra serve a diradare i miei complessi d’inferiorità di fronte agli altri e certi cialtroni che mi guardavano dall’alto in basso non faranno mai, almeno a Milano, quello che ho fatto io.
E questa è la migliore risposta!
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LETTERA DEL 7 MAGGIO

Enrica cara,

ricevo la tua affettuosa lettera con l’articolo che, immagino, abbia scritto la Cestari; ringraziala.

La mostra continua ad andare bene. Ho un gran numero di visitatori, anche illustri.

Ieri ho avuto Giorgio Nicodemi, uno dei più grandi critici d’arte.
Le congratulazioni non mancano.

Il successo è evidente, ma le vendite sono un caos.
A Milano sono 46 le mostre attuali e nessuno vende un quadro.
De Grada ha detto poco ma bene: non può parlare per 46 pittori per volta!
E’ già molto se mi ha selezionato.

Per le vendite, per ora siamo a tre pezzi ed alcune richieste di prezzi che non so dove sfoceranno.
Un quadro è stato venduto ad un collezionista di Parigi, uno a Livorno ed uno a Milano.

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TUTTE LE LETTERE SONO FIRMATE CON LO PSEUDONIMO “VUBI”




Nel corso di un’altra personale, a Montecatini, Virginio conosce anche Francesco Amato, un avvocato palermitano che lo consiglia di esporre a Palermo.
Sarà costui ad occuparsi di trovare l’ambiente adatto e ad introdurlo negli ambienti culturali della città.
(Immagine correlata)


Così, dopo un’ulteriore mostra a Livorno, nel marzo 1959 Bianchi è a Palermo, dove espone nel ridotto del Teatro Massimo, al Circolo della Stampa, ottenendo un grande successo e trovando amici generosi e disinteressati.

Preso in considerazione dalla cronaca dei quotidiani e dai numerosi visitatori, osannato dai ragazzini che fanno a cazzotti per contendersi l’onore di portargli il cavalletto e la cassetta dei colori, dopo tanto tempo, ritrova il sorriso.
(Immagine correlata)


Il tenore Franzini, detto “Saturnino”, milanese ma al momento protagonista di un’opera al teatro Massimo, anch’egli pittore, lo accompagna in giro per la città ed insieme vanno a disegnare al porto o sulla spiaggia.

“L’ora”, giornale siciliano, gli dedica ampi servizi e la Regione Sicilia gli acquista alcune opere.

Quando rientra a Massarosa, è dimagrito, ringiovanito, cotto dal sole ma felice.

L’esperienza siciliana porta sulle sue tele colori più accesi, pennellate più nette e decise, tagli più rapidi ed incisivi.






LETTERE DALLA SICILIA

CARTOLINA POSTALE DEL 26/02/59
(Immagine correlata)


Enrica cara,

ti scrivo in fretta, poi seguirà una lettera, per dirti che il viaggio l’ho fatto con TE, come nel ’36, sulla stessa linea e nelle stesse ore notturne.
Sono arrivato con le ossa rotte e a grandi sbadigli.
Oggi ho dovuto subito lavorare come un dannato per gli indirizzi e per i quadri.
Il Dazio vuole impormi una forte tassa, Vedremo!

Qua è una gran banda! Devo fare tutto da me.
A Palermo è tutto più caro che altrove . Stasera dormo in albergo, ma da domani andrò in una pensione a prezzi ragionevoli.
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PALERMO – 04/03/59

Carissima,

scrivo brevemente perché sono stanco.
Rientro a casa molto tardi, alle dieci di sera; devo cenare a quell’ora e poi vado a letto per rialzarmi alle sette del mattino.

La mia mostra piace assai……Molti elogi, molte chiacchiere che non fanno farina, articoli sui giornali dell’isola ed un lungo servizio a Radio Palermo.
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Ora al mattino vado a disegnare le barche al porto ed i principali monumenti con un pittore di Milano che è anche tenore e canta al “Massimo” in un’opera.

Non penso che a voi e sogno spesso Tampussino. (Il nipotino Marco)…………………………


PALERMO – 06/03/59

Mia cara,

ho letto oggi la tua lettera; il tuo affetto è tutto, per me.
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La mia mostra piace, è visitatissima; i giornali hanno fatto articoli in terza pagina e la radio mi ha dedicato un servizio completo sul “Gazzettino siciliano.


Mi sono fatto dei simpatici amici che mi tengono divertito.
Il celebre tenore della Scala, che attualmente canta al “Massimo”, Carlo Franzini, si è fatto mio grande amico e con lui si va in giro in macchina nei dintorni di Palermo.


Oggi siamo andati a Mondello, una località balneare stupenda, ed abbiamo mangiato pesce freschissimo sulla terrazza a mare di fronte al Monte Pellegrino.

Franzini ha voluto che fumassi anche la sigaretta e ci siamo fatti fotografare a colori, seduti al tavolo del ristorante. …………………………………………………………………

Il successo morale, per ora, è alto, anzi, altissimo.
Sentirai poi cosa hanno detto alla Radio.
Ho l’estratto dattiloscritto che porterò a casa.

Per le prossima estate sarò invitato in Sicilia per un soggiorno, pagato, di quindici giorni a Naso, presso Messina, per un concorso di paesaggio.
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PALERMO – 09/03/59

Mia cara,

ti scrivo dalla panchina di un giardino.
Stamani, come sempre, mi sono alzato alle sette ed ho disegnato fino ad ora, le dieci.
Faccio disegni rapidissimi, impressioni, come meglio posso.


In settimana andrò a trovare, su invito, il famoso pittore Camarda.
E’ un Dio dell’arte siciliana ed anche nazionale.

PALERMO – VENERDI’ 13/03/59

Carissima Ghiga,

ti scrivo per l’ultima volta da Palermo, città conturbante.
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Faccio scorrerie sul porto e negli angiporti della città; scopro cose meravigliose e le disegno con tutta 'anima.

A Palermo non mi conoscono ed io ne approfitto per fregarmi della timidezza: infatti disegno in mezzo al marciapiede, contornato da un gran numero di curiosi, da preti, frati, fattorini e donne racchie.

Parecchi signori vogliono conoscermi; mi sto facendo reclame.

Martedì sera, con un biglietto d’invito dell’amico tenore, sono stato a tetro, al Massimo, in una poltrona delle prime file.
Si rappresentava “Il ratto al serraglio” di Mozart: uno spettacolo meraviglioso!

Mai avrei pensato di assistere ad un’opera. Molte signore seminude e signori in nero.
Cose che mi erano concesse, fin’ora, alla TV.
Mi è sembrato di sognare.
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Per domani, sono invitato dai signori Savini ed alla sera, su invito dell’attore Annicelli, sarò ad uno spettacolo di prosa.
Come puoi capire, c’è qualcuno che mi stima assai!
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In Sicilia la primavera è inoltratissima e fioriscono certi cavolfiori gialli ch’è una meraviglia!

Spero che Marchino e Rossana stiano bene. Tu starai benissimo…spero.
Ti bacio con tutta l’anima!
Nulla cambia fra noi, cara Ghiga: cambiano solo i giorni che passano.
Ma che speranza mi riserverà la vita? Quando potrò essere qualcuno?

Il tuo VUBI.





Nel Luglio dello stesso anno 1959, Virginio tornerà a Capo d’Orlando, gratuitamente invitato ad una mostra estemporanea e, pure in quell’occasione, si farà onore.
Sarà il Sindaco della città ad acquistare i suoi quadri.






CAPO D’ORLANDO – 21 LUGLIO 1959

Mia cara Ghiga,

sono fuori dai gangheri!
Stanotte ho fatto un viaggio da cani! In piedi da Roma a Capo d’Orlando; puoi pensare come sono ridotte le mie gambe e le mie camicie: sono arrivato zuppo!

In piedi nel corridoio, vicino alla latrina, con i cafoni che vanno e che vengono e chi ti pesta a destra e chi a sinistra….
Una notte d’inferno che non vorrei augurare a nessuno!
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Il Sindaco è molto gentile.
Sono in un albergo con pasti alla carta; posso mangiare ciò che voglio, ma male.

Capo d’Orlando è un paesetto carino con molte ambizioni: c’è calma, pulizia e gentilezza.
Il mare è bello.-Dipingo sul mare….
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Il mio pensiero è per Marchino, ché me lo vedo sempre davanti; povero Tampussino!
Penso a te, a Rossana, a voi tre, insomma!
Tutta la mia povera vita spesa in illusioni ed amarezze.

Non potrò sperare nulla da questa mostra: ci sono dei cannoni.
C’è anche Spampinato, Zancanaro, dei romani e dei milanesi.
Domani comincia il carosello.
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Credo che non resisterò per quindici giorni; è troppo caldo, soffoco!


CAPO D’ORLANDO – 25 LUGLIO 1959

Carissima,

stasera ci sarà la “tavolata” degli artisti: siamo tutti invitati per una presentazione al comitato d’onore, al Sindaco ed al consigliere comunale; dovrò andare in “ghingheri” con tutti gli altri e non puoi pensare con che seccatura.

Ieri sono stato a Naso, che dista da qui circa quattordici chilometri, con la corriera e con un vecchietto che ha voluto portarmi la cassetta.
Abbiamo mangiato insieme.

Ho fatto due quadri in poche ore…Passo gran parte del giorno sul mare ed ho fatto diverse conoscenze.
I ragazzini sono tutti con me.
Ce ne sono di veramente carini, veramente degli idoletti siculi.

Nella mia camera non faccio che sudare.
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Come te la passi, o bischera!?
Ci sarà una donna più meravigliosa e scanzonata di te?!

Verrò presto per dirti tante cose, per ripeterti senza stanchezza quanto mi sei cara e necessaria in ogni ora e in ogni luogo.
Ciao nonnina!

Bacia per me Tampussino, guarda come cresce e come dice di no col ditino alzato.
Ma ci sarà un topino così, uguale al nostro?
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CAPO D’ORLANDO – 31 LUGLIO 1959

Mia cara Enrica,

ti scrivo alla svelta perché sono molto occupato ad ultimare i miei lavori e poi perché è un caldo insopportabile; pensa che raggiunge i quaranta all’ombra!
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Qui hanno fatto diverse riprese del paesaggio e dei pittori, me compreso. – Se non sarà uno scherzo…
Stai attenta alle “attualità”…e guarda come sarò buffo!

Io sto bene. Sono cotto dal sole e qui hanno dell’affetto per me.
Ho conosciuto tanta brava gente!
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Tuo VUBI.





Così, sorretto da un nuovo entusiasmo, Virginio promette di tornare presto in Sicilia.

Intanto, nel mese di dicembre, espone alla Galleria d’Arte Internazionale di Firenze; quindi , nel 1960 ad Arezzo e a Montevarchi.
E, nel 1962 è a Grosseto, dove tornerà nel 1964.

Su www.albertarossana.com potrai approfondire argomenti quali viareggio e toscana.
Si parla inoltre di la coda del lupo.

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