|
(Poesia inedita di Virginio Bianchi) Sepolto nella terra rossa ai margini del mare, tra i pini steccosi e le pozzanghere palustri, oso dilatare il fiacco respiro fino a te – cielo – mio cielo mai limpido, corrusco. Oso dilatare le orbite, l’ugola, fino a te – cielo – per chiederti – misterioso – eterno – il perché dei perché ; per vedere in te - fucinatore dell’immensa cappa di piombo che mi grava e sommerge nel fango, mi sotterra. Per chiederti – eterno – un giorno di sole, uno solo ! Un cielo spazzato, limpido; un’alba, un tramonto con l’oro diffuso. Un giorno solo! Ch’io possa sollevare la terra rossa con la forza che darai alle mie mani risorte, al mio cranio scarnito e spento. Ch’io possa con la bocca riarticolata, sputare la terra amara ! Ch’io possa, con una voce nuova che mi darai, cantare con l’orchestra dei pini impazziti dal vento, con il coro del mare, i versi che mi negò la vita. E che, dissepolti con me, getterò sull’arco dei tuoi venti, come un polline che si disperda nel più latente dei mondi o nel pasto dei vermi. Cielo, lasciami cantare! Questo ti chiedo. Poi tornerò nella gelida fossa. Virginio Bianchi |
|
Su www.albertarossana.com troverai informazioni su viareggio e filastrocche. Inoltre, potrai approfondire temi come pietrasanta. |