|
1947 Sull’esempio della vicina Viareggio, nel 1947, un gruppo di giovani appassionati di “belle lettere”, fonda a Massarosa un “Premio Letterario”. Viginio presenta un proprio racconto, audace per quei tempi e molto moderno, che intitola “La luna precipita”. Uno spaccato di vita massarosese, dell’immediato dopo-guerra, quando le truppe di colore avevano stabilito in paese un certo tipo di rapporti con alcune “signorine”. Lo scritto incontra il favore della giuria ed ottiene il terzo premio, oltre all’entusiasmo dei compaesani che non finiscono più di applaudire. Così che, l’anno seguente, Virginio viene invitato a far parte della commissione giudicatrice, insieme a Lanfranco Caretti, Felice Del Beccaro, Nicola Lisi, Elpidio Jenco, Carlo Pellegrini e il giovane Vasco Giannini, segretario del Premio. Questo rapporto certamente importante con personaggi noti del mondo culturale, conferisce al Bianchi una nuova carica. Ed egli si adopera aprendo la propria casa a questi nuovi amici ed organizzandone le riunioni, persino con pranzi e cene a base di tortelli o cacciucchi, pagando a proprie spese una cuoca di mestiere e recandosi personalmente a fare la spesa a Viareggio in bicicletta. Oneri che non sarebbero spettati certamente a lui se, come spesso accade, l’Ente Pubblico non se ne fosse lavato le mani o se gli sponsors dell’epoca si fossero preoccupati più dell’aspetto culturale della manifestazione che non delle toilettes delle relative consorti, che arrivavano alla “serata” del Premio, agghindate come principesse. Succede così che Virginio, dopo un paio di anni, credendo di avere scoperto certi intrallazzi a favore di qualche concorrente poco meritevole, sebbene a malincuore, abbandona la Giuria del Premio Letterario. Rimane, a proposito, un breve manoscritto a testimonianza di quanto è stato detto sopra, che ci sembra piuttosto significativo: RIFLESSIONI DI VIRGINIO BIANCHI L’esperienza rimane comunque molto positiva, se non altro per i rapporti amichevoli e duraturi instaurati con Carlo Pellegrini ed Elpidio Jenco, il quale, in una dedica, definisce Virginio “poeta della più delicata tavolozza”. Come pure per un certo sbocco nel lavoro, avendo ottenuto commissioni dalle ditte sponsorizzatrici del Premio, per l’allestimento di alcuni stands pubblicitari da collocare nelle più importanti Fiere regionali. Inoltre, il quotidiano “La Nazione”, gli affiderà, per un certo periodo, la Cronaca relativa all’Arte sulla pagina di Lucca. Ma anche quest’incarico sarà di breve durata, per le polemiche che i suoi articoli scateneranno a proposito di alcune non molto velate denuncie contro certi “censori” piuttosto noti nel settore. xxx E siamo arrivati al 1950, tra alti e bassi, dovuti sia alla scarsa fortuna che al carattere non certo facile del nostro Virginio, certamente consapevole delle proprie capacità, ma suscettibile come pochi e mai disposto a retrocedere di un sol passo dalle proprie posizioni. Intanto, la continua applicazione al disegno ed alla pittura, gli consentono di arrivare a lavori molto più complessi, con soluzioni nuove. Le “Nature morte” acquisiscono addirittura “movimento”, tramite sapienti giochi di luci , ombre e trasparenze, ed i paesaggi o “scorci” di paesaggio, arrivano ad una luminosità solare; e si coglie, attraverso il fogliame, persino l’intensità del vento. Alcune pitture, inviate a Parigi per una rassegna organizzata da una rivista d’arte moderna, testimoniano già questa nuova interpretazione di Bianchi, giocata su certe tonalità che, come affermerà poi nel tempo Dino Carlesi, egli usa “come se la cromia di un verde, di un viola, di un azzurro, facesse parte delle sue attese d’artista, delle sue speranze, del suo destino”. (Immagine correlata) Ma la vita quotidiana di Virginio, non gli consente grandi voli, nonostante qualche breve lavoro non molto remunerativo. La figlia, ormai giovinetta, comincia a pretendere abiti e sandali alla moda, come quelli delle compagne del Liceo Scientifico di Viareggio; ed è la moglie Enrica che, in definitiva, continua a mantenere la famiglia, mentre il marito si priva di ogni soddisfazione per non sottrarre qualcosa dal bilancio di casa. Inoltre, la salute non lo aiuta, dato il persistere dell’artrosi e l’insorgere di nuovi inconvenienti, come l’allergia ai farmaci, cattiva circolazione e un po’ di diabete. Così, i lavori più importanti li realizza tra le mura domestiche o nel giardino di casa. E sono di questo periodo opere veramente notevoli, come un grande quadro sulle “Mondariso” con figure a grandezza naturale: alcune donne sulla ruota che serviva a trasferire l’acqua da una risaia all’altra, oltre a due di loro sedute sull’argine a riposare; ed altre nello sfondo, curve nella risaia. Della stessa epoca, il capolavoro “Casa mia”, che verrà poi elogiato nel 1958 anche da Raffaele De Grada, nella rubrica della RAI “Arti plastiche e figurative”. (Immagine correlata) Seguono altri “Studi per le risaie”, in prospettiva di realizzare nuove pitture di grande formato. E molti scorci del giardino, con la pergola dell’uva e le piante di agave. I fiori di iris nella brocca di vetro, o gli alberi di ciliegio in fiore, visti dalla finestra della stanza da bagno, nell’orto dei vicini. (Immagine correlata) xxx A volte, vengono a visitare lo studio altri pittori di Viareggio, tra i quali, il più assiduo, è Renato Santini. Oppure è lo stesso Virginio che, la domenica, prende l’autobus e va a visitare le Gallerie di Viareggio o di Lucca, per ritrovare i vecchi compagni dell’Istituto d’Arte. Altre volte, Virginio chiede alla figlia di accompagnarlo, ma lei smania per la compagnia delle amiche e raramente accetta l’invito; anzi, si sente addirittura oppressa da quell’affetto che ritiene soffocante. Nemmeno la moglie, assorbita dalla scuola e dai lavori domestici, lo sprona minimamente ad evadere dalla quotidianità; così, quando ci sarebbe l’occasione per qualche viaggio, anche breve, egli rinuncia, sentendosi sempre più solo ed incompreso e adagiandosi in una situazione di frustrazione crescente. Fino a demolire opere già pronte ed incassate per la spedizione alla Biennale di Venezia o per la Quadriennale di Roma, alle quali ogni volta è invitato a partecipare; o altri quadri iniziati da tempo, ai quali ha lavorato per mesi o per anni e che magari ha già esposto anche in qualche rassegna, come la splendida “Madonna della Pace” e un grande nudo femminile, per il quale la moglie aveva posato una intera estate. Durante gli accessi d’ira, nei quali taglia le tele con il trincetto o spacca con l’accetta intere casse di legno colme di quadri, la sua sofferenza è tale che, dopo, sentendosi egli stesso completamente distrutto, deve lasciarsi andare sul letto, dove rimane in un bagno di sudore, a battere i denti, senza parole, nell’oscurità, con le persiane abbassate. E rimane spossato e svuotato, per giorni e giorni, mentre la sua salute va peggiorando e la tristezza diventa sempre più opprimente. xxx Il romanzo autobiografico di oltre 2000 pagine, scritte con la penna stilografica, dorme dentro lo spazio ricavato in una delle sedie di cucina, ideate come contenitori, mentre le poesie stanno ammonticchiate in un comodino e le tele, o meglio “tavolette dipinte”, si accatastano negli angoli dello studio. Virginio cerca addirittura di ricontattare le Ditte di Milano o di Torino, per le quali aveva lavorato in gioventù, in particolare la “Martini & Rossi”, che gli commissiona alcuni bozzetti. Ma egli si accorge ben presto che i suoi occhi sono molto invecchiati e la mano non è più sicura come una volta, nel tracciare linee. Inoltre gli è stato chiesto di inserire in uno dei bozzetti una frase in Inglese, riportata su un quotidiano stampato in America, dove si reclamizzano i prodotti della Ditta. Ed egli si dispera perché – dice- quelle frasi in neretto gli rovinano il lavoro! Spedirà quei bozzetti invano, perché, al momento, non saranno pubblicati. (Vedi Catalogo del 1997, commissionato dalla Martini & Rossi, ancora proprietaria degli originali). La sera, di solito, Virginio si stende sulla poltrona a sdraio vicino all’apparecchio radiofonico e segue immobile le trasmissioni di “prosa” o di musica classica. Commenta con amarezza e sarcasmo le notizie del “giornale radio” e le trasmissioni culturali. Legge molto e tenta invano di imparare l’Inglese ed il Francese, poiché afferma di non avere abbastanza memoria. Ripete continuamente di aver rinunciato ormai ad ogni propria ambizione e di desiderare soltanto un futuro migliore per la figlia, che vorrebbe diventare pediatra. E per lei continua a nutrire un affetto quasi morboso, cercando di tenerla isolata dai coetanei e superprotetta, sempre col timore che ella possa, in qualche modo, sfuggire un attimo alla sua sorveglianza. LA VISITA AL PITTORE P.s. - Caro Virginio, è appena sfornata e chi sa, quando ci sarà passato sopra del tempo, se mi sembrerà cosa da conservarsi. Ma, nata , in parte, per le vie di Massarosa e tutta piena di impressioni ricevute nella mia ultima visita a te, è giusto che te la mandi. Un affettuoso saluto dal tuo Bruno. |
|
Su www.albertarossana.com riceverai notizie riguardo disegni e canzoni. Si trattano inoltre argomenti quali mostri a quattr'occhi. |