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C’è un canto che ancora si leva tra il pianto e la fame del mondo, tra i segni dell’odio su i corpi straziati e quelli lasciati dal tempo sui volti e le cose.. Ancora si libra sul vento di marzo tra fiori di pero e di pesco, se esco per poco dal grigio lavoro e vado, nel coro dell’erba che spunta, dell’acqua di un fiume che schiuma, del polline che, come piuma volteggia tra i platani sparsi. E ancora resiste quell’ansia, la stretta di cuore, se torno sui luoghi che insieme scoprimmo quand’era l’amore che urgeva nella giovinezza. La sola carezza bastava a ridurci sconvolti, tremanti. Noi amanti nel primo mattino, nell’ora rubata al lavoro, nell’ombra della prima sera. Si muta nel lungo cammino, tra neve e fanghiglia, tra rovi e scopeti e sassi di cave deserte. I rari guanciali, le lise coperte… E’ amara la vita se è dura, strappata, ferita. ma è vita! Alberta Rossana Bianchi |
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