|
Da“Il pennello di Portobello” (Giovani pittori di Versilia) Rubrica condotta da Alberta Rossana Bianchi Aver abbandonato la facoltà di medicina per l’Accademia di BELLE Arti significa avere una “vocazione” artistica che prevale su ogni altra ambizione, pur encomiabile come era quella di Luchini, di natura sociale ed umanitaria. Ma Luchini non si è tradito, riuscendo a fare, anche della sua attuale prevalente attività, una questione sociale, di educatore, capace di comunicare con un linguaggio altamente impegnato, lontano da facilonerie e improvvisazioni, coinvolgente, nella sua sfera culturale, per essenzialità e forza espressiva. Le immagini, anzi gli “oggetti” che egli ci propone, hanno le caratteristiche di elementi del tutto nuovi, embrioni di “cose” risorte da un cataclisma, dalla completa disgregazione della materia e delle forme. Niente casualità, né narrazione, né simboli; né “fantastico”, né decorativo. Per un lettore disattento, le sue opere potrebbero apparire addirittura monocromatiche; hanno invece, dal bianco, al bruno, al verde, ogni sfumatura della terra, oltre allo spessore delle balze coltivate a oliveto e a vigna, alla forza calma ed impetuosa ad un tempo della risacca, all’ampiezza degli orizzonti, visti dalle cime tondeggianti dei colli di Massarosa. Anti-retorica, anti-graziosa dunque, questa pittura del “nuovo” che mantiene però intatte le sue radici, attanagliate alle zolle brune, conficcate nelle cave petrose e nel silicio delle spiagge di Versilia. Le stesse radici profonde di tutta la cultura della zona, impressa nella pietra e nel marmo che, quotidianamente, l’uomo aggredisce, dilania, frantuma, perché altri uomini, in ogni parte del mondo, possano poi usufruirne per creare opere superbe, irripetibili. Credo non sia un caso, se Luchini lavora anche la cartapesta. Infatti, questa “materia” risponde alle caratteristiche essenziali della sua personalità di artista: “distruggere per ricostruire”. Creazione, cioè, non “dal nulla”, che è prerogativa divina, ma dall’inerte e dall’inutile, usando la forza della mente umana, ingegnosa, operosa. Quella forza che, da ogni più tragica rovina, riesce ogni volta a far risorgere meravigliose, intere, interminabili città. Alberta Rossana Bianchi |
|
Su www.albertarossana.com troverai informazioni su virginio bianchi e mostro di firenze. Inoltre, potrai approfondire temi come disegni. |