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La sorpresa di Sveva, quell’immediato susseguirsi di ricordi inattesi per l’immagine vista in televisione, aveva provocato in lei l’effetto di una bomba, ed ella si sentiva come frantumata, disintegrata, dispersa. L’anello mancante che le serviva per chiudere definitivamente quella brutta storia vissuta dalla primavera dell’83 al dicembre dell’85, adesso era nelle sue mani, anzi, nella sua testa e stava soltanto a lei saperlo usare nel modo giusto. Ma il tremito che la scuoteva e il pulsare del sangue nelle tempie e la sua assenza di volontà , le impedivano di prendere veramente coscienza della situazione. Così, dopo una notte insonne e tormentata, non potendosi confidare con i suoi familiari, commise la fesseria di telefonare alla giornalista romana, per comunicarle quanto era avvenuto. Ella sembrò molto soddisfatta di quanto Sveva le raccontava, ma anche questa volta l’unica cosa che seppe fare fu sbattere subito in internet la notizia, gonfiata ed arricchita di particolari inesistenti e in più con riferimenti che ne rivelavano piuttosto chiaramente la fonte. Tradita ancora una volta nelle sue attese, consapevole ormai di non potersi aspettare aiuto da chicchéssia, quando, dopo pochi giorni le giunse telefonicamente una convocazione dalla Procura di Perugia, ella si lasciò andare e si confidò con un membro della sua famiglia dal quale attendeva un po’ di conforto. Ma fu un terremoto quello che si scatenò tra le anguste mura della piccola casa, e fu tutto un gridare, un agitarsi, un accendersi di sentimenti per troppo tempo trattenuti, scatenati principalmente dalla “paura”. La paura da parte dei figli di poter perdere la madre, invalida e sempre in cura da molti anni, che poteva in qualsiasi momento andare incontro a complicazioni coronarie. La paura di venire loro stessi coinvolti in un’inchiesta giudiziaria, che avrebbe potuto danneggiare la loro vita, già per molti versi difficile e ingrata! La paura di poter essere presi di mira da quell’essere immondo detto Mostro, che ancora infettava la terra andandosene in giro con sembianze umane! Così anche i fili del telefono divennero bollenti e Sveva, per amore, dovette giurare che mai più e per nessun motivo si sarebbe messa in comunicazione con la giornalista e fu costretta a comunicare alla Procura di Perugia di non poter assolutamente presentarsi davanti al magistrato per fare la sua deposizione sul caso Narducci, per motivi di salute. Era il mese di novembre, languivano i giorni nei rossi tramonti e svolazzavano per strada le foglie brunite dai primi freddi. Sveva venne nuovamente contattata da una gentile dottoressa perugina e trovò la maniera giusta per poter essere ascoltata dagli inquirenti, senza subire eccessivi traumi. Ha continuato per un po’ a seguire con attenzione lo svolgimento delle indagini sul caso di cui sopra, a posto con la coscienza per aver compiuto il proprio dovere ma cercando anche di non toccare più l’argomento entro le mura domestiche, con la speranza di poter passare almeno un Natale tranquillo. xxx Di solito, nel mese di dicembre, dovremmo tirare le somme di tutto quanto è stato fatto durante l’anno e cercare di mettere almeno la bilancia in pari, se non riusciamo proprio a farla andare giù dalla parte del BENE. Tutti dovrebbero essere più buoni: gli avari più spendaccioni, i linguacciuti meno chiacchieroni, i ladri generosi verso il prossimo e così via…. perché ogni piccola creatura umana che nasca sulla terra trovi ad accoglierla un mondo migliore e l’anno nuovo che verrà porti la pace, la fraternità, il rispetto per i propri simili , la libertà... Sveva aveva letto in internet che, in Italia, con un decreto pubblicato sulla GazzettaUfficiale del 12 agosto 2004, si era dato ufficialmente il via ad una missione umanitaria di stabilizzazione e di ricostruzione in Iraq, al fine di fornire sostegno al Governo provvisorio iracheno, soprattutto nell’assistenza alla popolazione, - nell’ambito degli obiettivi delle Nazioni Unite - , con la direzione in loco della missione affidata al capo della rappresentanza diplomatica italiana, per una somma di 20.925.066 euro. In seguito, era stata decretata una proroga della partecipazione italiana a missioni internazionali fino al 31 dicembre 2004, per una spesa di 284.984.563 euro, relativa alla partecipazione di personale militare alla missione in Irak. E Sveva ricominciava a sperare che la guerra potesse terminare presto, anche se l’8 dicembre c’era stata di nuovo una recrudescenza nella distruzione di chiese cristiane; prima una chiesa armeno-ortodossa di Mosul , poi, dopo soltanto due ore,una chiesa caldea di Al Tahira. Centinaia di cristiani, erano stati costretti a fuggire, rifugiandosi nello Stato federale Kurdo, nel nord dell’Iraq, per scampare alle persecuzioni e ai continui attentati terroristici . Ogni giorno la RAI trasmetteva programmi relativi a scoppi di auto-bomba imbottite di esplosivi e ad attentati portati a termine da kamikaze di tutte le età, ma specialmente giovanissimi. E l'Italia figurava sempre al primo posto nelle graduatorie stilate dagli esperti come soggetta al rischio di attentati. Era uno strazio continuo. xxx Sveva spesso si sorprendeva a pregare, cosa che prima succedeva di rado, solo in casi di estrema gravità ; pregava per i suoi cari, per il mondo intero, perfino per il Lupo, rimasto orfano da poco anche della madre, alla quale era stato legato profondamente, pur se in maniera non del tutto normale. Cosa avrebbe combinato, adesso, da solo? La donna aveva sentito dire che ultimamente si era dato perfino all’esoterismo e che, nello scantinato della scuola dove insegnava, erano stati trovati resti di animali, forse usati per le “messe nere”! Però, forse si trattava soltanto di voci, mandate in giro da qualche suo nemico! xxx Ella si stava preparando ad un Natale ancora più povero di quelli precedenti. Aveva fatto la spesa come la faceva ogni sabato, cioè per due giorni consecutivi, con un panettone ed una bottiglia in più; e sarebbe rimasta sempre in casa, considerando che i suoi dolori artritici si erano accentuati ed accusava una tosse insistente. Ma rifletteva sui milioni di persone che anche quel giorno sarebbero morte di fame e di sete in tutto il mondo e si sentiva comunque privilegiata, di avere un tetto sotto il quale poter continuare a muoversi e a dormire, per riposare il suo cervello stanco a causa dei troppi pensieri. In quel periodo c’era stato anche un lutto nella parentela della donna e se ne preannunciavano altri, tra gli anziani fratelli del suo compagno. La tristezza era ormai di casa, a parte le rare occasioni di poter frequentare il nipotino , un piccolo angelo scatenato ma dolcissimo! xxx Il 25 dicembre passò, fortunatamente, bene o male ma senza tragedie in famiglia. Sveva avvertiva però una strana sensazione; era presente in lei un’inquietudine come quando si aspetta qualcosa che dovrebbe giungere da un momento all’altro ma non sappiamo di cosa si tratti. Se ne andò a dormire con un senso di oppressione sul cuore e si ridestò con il televisore ancora acceso. Nel frattempo, qualcosa era successo al largo di Sumatra, in Indonesia, alle ore 7,58 (ora locale?). La terra si stava ribellando alla malvagità degli uomini, come Sveva aveva sempre temuto. A circa 10 chilometri di profondità, nell’Oceano indiano, in una zona ad alta attività sismica, una grave scossa di terremoto aveva rotto l’equilibrio tra 4 placche terrestri in contatto tra di loro, due delle quali , quella indiana e quella birmana, scivolate l’una sotto l’altra, avevano messo in moto una sezione di circa mille chilometri di lunghezza, sollevando di conseguenza il fondale marino da 15 a 30 metri verso l'alto. Questo movimento aveva creato un’ enorme colonna d’acqua, che una volta giunta in superficie aveva generato l’ onda dello “tsunami”. Una “muraglia” liquida viaggiante a una velocità stimata dai 400 agli 800 chilometri orari, che si era abbattuta sulle coste di tutte le isole e delle penisole che aveva incontrato; avrebbe corso fin dove sarebbe potuta arrivare, cioè fino all'Africa, dove sarebbe giunta dopo 6 ore dal terremoto iniziale. Il televisore di Sveva era ancora acceso, quando le prime notizie arrivarono in una trasmissione speciale, che prometteva ulteriori prossime comunicazioni; le località più spesso menzionate erano : la Thailandia, lo Sri Lanka ,le Maldive, le coste meridionali dell'India... Tutti, da tutto il mondo, hanno potuto vedere e sentire quello che le reti radiofoniche e televisive hanno trasmesso quasi senza interruzioni per giorni e giorni, sull’immane catastrofe che ha cancellato o modificato completamente la vita di milioni di persone. Sarebbe inutile tentare descrivere con poche parole l’immensità di un evento di cui nemmeno le immagini possono far comprendere la dimensione. La disperazione dei sopravvissuti va ben oltre l’umana immaginazione. Inizialmente impietrita dal dolore Sveva si era accorta, con il passare delle ore, che pure la sua povera anima lacerata era stata portata via dal riflusso di quell’onda gigantesca, inghiottita da un oceano sulle rive del quale, i sui sogni di ragazza, la vedevano “medico senza frontiere”, a curare i piccoli abitanti dell’India, ancora misteriosa e selvaggia. Non esistevano allora “i paradisi del sesso” dove gli occidentali vanno per abusare dei bambini ed arricchire mediatori bastardi, dove centinaia di fanciulli spariscono ogni anno senza lasciare traccia, destinati ad essere venduti come schiavi, avviati alla prostituzione o, peggio ancora, ai procacciatori di organi umani. Le stupende isole dell’Oceano indiano erano in seguito divenute la meta preferita per un certo tipo di persone, principalmente uomini, che della razza umana avevano ormai soltanto le sembianze; cannibali, che oltre alla tenera carne dei piccoli, usavano per i loro lerci interessi le loro purissime anime profumate di gigli… Ma lo tsunami, generato dal cuore della terra in quella mattina del 26 dicembre , dopo la ricorrenza della nascita del Redentore, nel tempo delle vacanze dalle scuole e dagli uffici per i danarosi viaggiatori, affluenti da tutto il mondo, migliaia di quei bambini destinati a finire tra le mani degli "orchi", se li era riportati via, mentre raccoglievano conchiglie sulla spiaggia, per qualche frazione di tempo divenuta “infinita”, senza dare loro nemmeno il tempo di accorgersi di quello che stava per succedere. I loro piccoli corpi, addormentati per sempre, impigliati tra rami di corallo e verdissime alghe, non conosceranno più la malvagità dell’uomo, non sentiranno più la fame o la sete, non saranno più costretti dai loro genitori-padroni ad elemosinare , non dovranno combattere con le armi dei grandi le guerre inventate da qualche “senza Dio”. L’anima di Sveva, che se n’è andata per sempre con loro, si aggira sui fondali ed accarezza loro i capelli scomposti, riassetta i loro abitini strappati dell’urto dell’onda, prende tra le braccia quelli che ancora non hanno trovato uno spazio giusto per il loro riposo e li adagia piano piano, dopo averli baciati delicatamente sulla fronte. Mentre l'involucro che fu il suo corpo, ormai svuotato e grinzoso , si aggira per casa come un robot, svolgendo le solite faccende di sempre, tentando di togliere la polvere che si accumula negli angoli e sopra gli armadi, ogni giorno di più. |
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