SI TORNA A CASA

Continua ancora per un po’ la solita vita: dormire sotto terra, patire la fame, stare in compagnia della paura, notte e giorno.
Osservare dalla grata della piccola camera i soldati feriti che si rifugiano nella Chiesa, lì, sulle panche, come animali randagi.

Ed infine, un giorno memorabile, con scampanii a non finire e tutta la gente che si riversa esultando nella piazzetta davanti alla Chiesa.
E pochi soldati Americani, alti e biondi come il sole, che distribuiscono sigarette e cioccolata.

Le persone si abbracciano, ridendo e piangendo ad un tempo;. è finita…finalmente finita, questa guerra maledetta!

Tra pochi giorni, la famigliola di Virginio sarà a casa!
Prima scenderanno gli uomini, a verificare lo stato delle abitazioni ed accertarsi che a Massarosa non vi siano più pericoli ; quindi, tutti gli altri.

La strada da fare a piedi è lunga, ma ormai la stanchezza non si sente più.
E’ una processione in cammino attraverso i boschi, che scende dalla parte occidentale dei colli fino a raggiungere “la Croce”, che domina dall’alto il centro del paese.
E, appena fuori dalla boscaglia, ecco gli olivi, con le larghe spianate a gradinata!

E tutti giù di corsa, saltando a piè pari con il fiato corto e gli occhi lucidi, mentre appaiono le tegole rosse della case!

Finché, a pochi passi dalla casa di Virginio, posta proprio in fondo alla scorciatoia del sentiero,
appare un soldato negro, alto almeno due metri. che distribuisce fette di pane, perfettamente quadrate…e così bianche!

Bianche come mai nessuno, a Massarosa, avrebbe potuto immaginare; e talmente soffici, da sembrare impastate con petali di fiori…

Il soldatone nero guarda per un attimo la piccola Rossana e sgrana gli occhi grandi ed arrossati;
poi si mette a ridere e la alza improvvisamente da terra per prenderla in braccio e confrontare meravigliato la pelle chiarissima della bambina con la propria, scura e indurita.

Ma Virginio è lì, pronto a togliere la figlioletta da quelle braccia possenti, spaventato da cotanto ardire e già, di nuovo, in apprensione.
“Enrica, dobbiamo stare attenti, ché questi bestioni sarebbero capaci di violentare anche la bimba!”

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I giorni corrono via veloci, nel ritrovare le cose credute perse e le persone che da tanto non si erano viste.
Piano piano, come un amante che si riaccosta all’amata dopo una lunga malattia, Virginio timidamente si riaccosta alla pittura.

I primi quadri vengono dipinti su lenzuola aggiuntate, scuri di vecchie finestre, tavolette di compensato screpolate.
Ma il risultato è meraviglioso, poiché le opere di questo periodo raggiungono livelli di poesia forse mai contemplati prima.
(Immagine correlata)


I paesaggi del “Vecchio frantoio” e i “Cipressi dietro la Caserma”, il “Ritratto della figlia” e “La Madonna della pace”; alcune splendide “Nature morte” come “Il pane e il vino” ed altre ancora, rimangono tra le sue cose migliori.

In paese c’è sempre tanta miseria, ma lo spirito è alto.
I giovani sfogano la grande gioia di essersi ritrovati in vita, ballando come forsennati nelle balere improvvisate e, a poco a poco, si creano a Massarosa nuove occasioni di lavoro.

La ditta Apice riprende l’attività ed il sarto Dino Giannini inizia una produzione di tute azzurre da lavoro con pettorina e bretelle , come quelle degli americani.

L’amico Virginio sarà l’autore del fortunatissimo marchio della ditta Giannini: un simpaticissimo paperino giallo, con le alucce che sporgono festosamente dalle bretelle.
La Jolly-Worck diverrà in effetti una delle aziende leaders del settore, come altre che verranno dopo, sempre sul territorio massarosese.

Anche Virginio avrebbe voluto creare una fabbrica di giocattoli di legno e prepara perciò un interessante campionario lavorando nel capannone dell’amico “Moschino”per tagliare e rifinire i pezzi, che poi vernicia nel giardino di casa.

E quando finalmente inizia la fase di montaggio, la soddisfazione nel vedere la riuscita e la bellezza di quei giocattoli che si muovono facendo tintinnare sonagli e campanelli, è davvero grande.

Ma, dopo alcuni giorni, leggendo il giornale, Bianchi scopre che stanno arrivando in Italia giocattoli giapponesi fatti di latta, a prezzi irrisori.
Di nuovo, è il crollo delle sue illusioni; ed egli si dispera, dicendo che se avesse voluto fabbricare cappelli, tutti sarebbero nati senza testa!
(Immagine correlata)


Comunque, si impegna molto in ogni sua attività, per tirare avanti.
La sera, dopo cena, prepara tavole illustrate con gli acquerelli, che vorrebbe proporre al “Corriere dei piccoli”. Disegna vignette umoristiche, scrive racconti ed inizia persino un romanzo autobiografico che intitola “Il Chiodo”, alludendo alla sua magrezza giovanile.

Il giorno, invece, quando il tempo lo consente, riprende cavalletto ed ombrellone e…via, in “plain-aire”, a dipingere albe e tramonti ; e gli argini dei fossi e le risaie, ormai abbandonate dalle monda-riso, che ora vanno tutte a lavorare “in fabbrica”.

Su www.albertarossana.com troverai informazioni su artisti e arte.
Si parla inoltre di pietrasanta.

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