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Intanto, Sveva era venuta a sapere che il Lupo si era fatto trasferire in Toscana, forse a causa della morte del padre, per non lasciare la madre sola, o per altri motivi personali. Pertanto insegnava in una città vicina a T e andava avanti e indietro con il treno. Anche Sveva aveva da poco cambiato abitazione, quindi era più difficile che si potessero incontrare, anche per caso. L'ultimo episodio buffo che le avevano raccontato sul suo conto, era di qualche anno prima, quando un conoscente comune disse di averlo visto sul sagrato di una chiesa di T mentre litigava con la Tartarughina e schiacciava bestemmie a voce alta, finché la sua compagna l'aveva preso a schiaffi. Lui, da buon masochista, felice per per i ceffoni, l'aveva abbracciata e nell'impeto erano ruzzolati ambedue dalla scalinata della Chiesa per finire sdraiati sul ghiaino della piazza a baciarsi come forsennati. Nemmeno per quanto riguardava l’attività pittorica di Morty, a parte qualche immagine a colori apparsa su Eco d’Arte moderna, Sveva non aveva più visto qualcosa che potesse piacerle, come se egli avesse perduto non solo la fantasia ma addirittura la voglia di esprimersi con i colori, la voglia di vivere. xxx Nel 1997, a T. si era ricostituito un gruppo di pittori e poeti, al quale apparteneva anche Sveva, la quale, in virtù delle passate esperienze, riusciva a farsi prestare da un Ente pubblico gli ambienti per le riunioni e per le manifestazioni , unitamente ad ottenere qualche contributo per stampare depliants o piccoli fascicoli di poesia. Le persone che componevano il gruppo, erano dotate di una particolare sensibilità che si dimostrava specialmente ogni qualvolta c'erano situazioni difficili da superare insieme, avvenimenti che toccavano un po' tutti, come ad esempio l'attentato alle torri gemelle di New-York dell'11 settembre 2001. In quell'occasione, i poeti si erano presentati con alcune proprie liriche dettate dall'emozione e dall'orrore provocato da quel terribile avvenimento, ed era stata bellissima quella corale partecipazione di anime, il sentirsi veramente fratelli. La donna, nonostante i mille problemi di salute, aveva bisogno di questi rapporti per non sentirsi definitivamente spenta, tanto più che, dopo tragedie di questo genere, per molto tempo non riusciva più a scrivere nemmeno un verso. Perciò si era impegnata molto in questo suo ruolo di pubbliche relazioni e aveva organizzato interventi notevoli che avevano radunato un gran numero di persone nella Sala dell’Ente, con grande soddisfazione della presidenza. Era un impegno saltuario, che aveva però ridato entusiasmo a Sveva facendola sentire ancora “utile” e considerata . Tutto ciò fino al l’anno 2002, quando cominciò a prospettarsi il rischio che, una volta o l’altra, si vedesse arrivare all’improvviso qualche presenza indesiderata, ora che il Lupo era rientrato definitivamente nella propria abitazione . Infatti, non passò molto tempo prima che egli giungesse a programmare una mostra personale proprio nella sala dove si riuniva l’associazione di Sveva e cominciasse a frequentare l’ambiente con la scusa di preparare il catalogo. Ella si incrociò con lui un paio di volte e, fortunatamente, era in macchina, mentre il Lupo stava camminando a piedi. Ma fu tanto il rigetto che ella provò nel vederlo, che decise immediatamente di abbandonare anche quell’incarico che la teneva in vita, maledicendo il destino che continuava a mettere sulla sua strada un individuo così disgustoso. Possibile che costui se ne andasse ancora in giro, libero di insegnare e di mostrare in giro la sua faccia e le sue aberranti creazioni senza che qualcuno si accorgesse di quanto poteva ancora nuocere, specialmente per gli alunni del liceo artistico in cui svolgeva la propria attività? xxx Sveva usciva ogni volta dalle proprie esperienze con le ossa rotte, ma anche in questa occasione era sopravvissuta. I legami con i suoi figli erano più stretti, adesso; a costo di grandi sacrifici aveva di nuovo una “famiglia”. Era riuscita , lavorando con il computer, a realizzare il grande sogno di creare qualcosa di veramente importante per ricordare il proprio padre, pubblicando un magnifico sito-internet a suo nome; ed anche per conto proprio aveva pubblicato poesie e racconti in internet, accolti con molto interesse dai numerosi ed affezionati visitatori. Forse Dio , per farle dimenticare tutto il male che aveva tentato più volte di annientarla, le aveva fatto arrivare, in una notte di blackout, (buio totale,) uno splendido nipotino, la luce dei suoi occhi stanchi. Valeva ancora la pena di vivere! E così, tra la casa, i figli, il bambino, il computer e tutti i malanni che si trascinava dietro, Sveva trascorreva i suoi giorni, che passavano comunque molto velocemente, sperando di poter trascorrere con tranquillità almeno l’ultima parte della sua vita. Le moltissime cose successe nel 2002, però, tante delle quali rimaste in sospeso, fra cui anche la riapertura del caso "Narducci" con un possibile collegamento al Mostro di Firenze, avrebbero potuto costituire un motivo di preoccupazione. E non sapeva che, nel 2004, un altro ciclone stava per abbattersi sopra di lei e che ancora non era giunto il momento di abbassare la guardia. |
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