VACANZA IN GARFAGNANA.-CAP. 9°


Dopo cinque lunghi anni trascorsi nella banale routine di tutti i giorni, senza mai staccare la spina, come si suol dire in certi casi, finalmente Sveva è tornata per qualche giorno di vacanza sui monti della Garfagnana.

Commossa e felice nel rivedere la verde sinfonia delle ampie vallate, l’oro dei prati scoscesi dove fioriscono i cardi violacei o bianchi e lucenti come stelle, le scure abetaie, dense d’ombra e di mistero, le mucche al pascolo con i vitellini, le caprette saltellanti e ribelli, i torrenti che, dalle fonti del Serchio, scendono impetuosi e limpidi tra enormi sassi di pietra e lussureggiante vegetazione lacustre, le maree di felci alte quasi due metri, che il vento fa ondeggiare come masse compatte d’acque oceaniche e profonde…..

E l’aria frizzante della sera, che dilata i polmoni e fa pulsare il sangue nelle vene…e le notti ammantate di silenzio, rotto soltanto dal cri-cri di qualche grillo solitario….

Gli enormi castagni di Metello, la strada che da via Pradarena porta a Dalli Alto, le faggete punteggiate dalle colorate “colombine" o dalle banche “lattare”, i gialli “galletti” smerlati, che si affacciano qua e là tra spianate di mirtilli, il riservato e profumato “porcino”, più in alto, su, vicino alle vette!

E le siepi di more e di lamponi, i fiori azzurri come il cielo…e la raccolta di “spinaci selvatici” dal sapore di asparagi, che nascono nei pressi delle vecchie stalle abbandonate!

E ancora il colore e l’incantesimo dei laghi, a Vagli e a Gramolazzo o il laghetto di Ponte Cosi, più in basso, vicino a Castelnuovo…; e la chiesetta di Villette di San Romano, incastonata nella roccia, visibile dalla strada…

Questa è la Garfagnana che Sveva si portava nel cuore da quando, per la prima volta, ancora abbastanza energica per fare escursioni nei boschi oltre i mille metri di altitudine, si arrampicava senza problemi a scoprire ogni giorno nuovi sentieri, nuovi piccoli torrenti , nascosti dalla vegetazione…rischiando di non trovare più la strada di casa, prima che il sole scendesse dietro le alte cime delle Apuane, rosate o bianche di marmo.

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Purtroppo però il tempo si è guastato all’improvviso, con un forte acquazzone seguito da una fitta nebbia, che ha seppellito in una bambagia grigiastra la grande casa a Capanne di Careggine, dove era ospite Sveva, nascondendo ogni cosa.

E il giorno seguente, si è reso necessario accendere il caminetto, dato il sensibile calo della temperatura; ma è stato bello comunque sentirsi tanto vicino alla fiamma quanto vicino al cielo, schiaritosi a poco a poco, fino ad offrire un morbido tramonto rosa e celeste, di rara bellezza.

Una vacanza breve, ma resa ancora più dolce dalla presenza dei figli di Sveva e dalla visita del nipotino, come al solito vivacissimo protagonista di una domenica indimenticabile.


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Nel frattempo, ancora drammi e disastri in tutto il mondo, dalla “striscia di Gaza” alla caduta di molti aerei carichi di passeggeri, dalle alluvioni e le inondazioni nel centro Europa agli ormai purtroppo “quotidiani “attentati terroristici soprattutto in Iraq e in Palestina…..

E del “mostro” di Firenze, che si dice?

Sveva non ha seguito le trasmissioni condotte dalla Pivetti, poiché l’unico apparecchio televisivo della casa in montagna era “requisito” dai giovani che avevano giustamente ben altre preferenze, che non fossero delitti o tragedie collettive!…..

E nemmeno sui quotidiani reperibili nella zona, vi erano riportate notizie a proposito.

Così, al suo ritorno, è andata a consultare il sito “lagiustainformazione.it”, convinta che la Carlizzi avesse senza dubbio scritto tutto, anzi “più del tutto”, di quanto è successo nelle due serate previste per il 18 ed il 22 agosto.


Come si aspettava, ha constatato che niente di nuovo o di importante ai fini della soluzione del caso è arrivato ad aprire un benché minimo spiraglio di luce nell’intricato labirinto dei mille depistaggi, che ancora stravolgono le motivazioni, i tempi e gli impulsi assassini di un “unico” omicida, il quale ha usato un’unica pistola e ha seguito un unico, logico disegno, preparato con cura e , purtroppo, con grande intelligenza.

Se poi esistessero veramente i mandanti, andrebbero trovati nella cerchia delle amicizie di quel particolare personaggio che ancora sembra nascondersi dietro le sue importantissime protezioni, elargitegli da managers, politici e forse perfino “ecclesiastici” la cui "buona fede" potrebbe essere stata, fino ad oggi, sapientemente e furbescamente ingannata.

E intendiamo quel "Lupo", già "Leprotto", già Falchetto" ecc..ecc... che ancora non compare tra gli indagati, a dispetto
di quanto egli abbia dimostrato più volte di avere commesso
in realtà.



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C'è un investigatore privato che da molto tempo segue le inchieste ed i processi legati al mostro di Firenze e la pensa quasi esattamente come Sveva.

Il suo nome è Davide Cannella, della Falco Investigazioni, con sede a Lucca.

Egli, in uno scritto del 15 dicembre 2004, pubblicato in internet, dopo aver ripercorso varie vicende in cui racconta in maniera ironica avvenimenti legati ai nomi dei compagni di merende e relative "donnine", compagne di bagordi, che avrebbero anche affermato di aver conosciuto Francesco Narducci , fa una sosta per riflettere ed afferma:

"C'è una cosa della quale non ho mai avuto dubbi, ed è che l'intera indagine è priva di ogni minima logica e di un minimo buon senso.

Nella storia del mostro di Firenze, pochi sono i punti fermi su i quali bisogna affidarsi. Il primo è quello che la pistola Berretta calibro 22 è sempre stata la stessa per tutti i delitti.
Delitti che iniziano nel lontano 1968.

Se è vero che quella pistola che ha sparato nel 1968 era in possesso di Stefano Mele, come egli stesso ebbe a dichiarare al processo dov'era imputato dell'omicidio di sua moglie Barbara Locci e del suo amanta Antonio Lo Bianco, mi si vuol spiegare una volta per tutte come ha fatto a passare nelle mani di Pietro Pacciani?

Nessuno fino ad ora ce lo ha mai detto, anzi la mitica SAM, ora ribattezzata GIDES, ci ha provato in ogni modo. Il risultato è sempre lo stesso: niente di niente, trito e ritrito con NIENTE!

Probabilmente Stefano Mele non ha mai sparato a nessuno e le pistola è sempre stata nelle mani del suo legittimo proprietario e cioè IL VERO MOSTRO DI FIRENZE.

Soltanto lui poteva avere la pistola nel lontano 1968 e solo lui ha potuto sparare a Barbara Locci e a Antonio Lo Bianco, cosa che ha continuato a fare fino al mese di settembre del 1985, anno in cui ha firmato il suo ultimo capolavoro, con l'uccisione dei due ragazzi francesi.

Forse è stato anche un amante di Barbara Locci, anzi probabilmente è stato un amante mancato e deriso da Barbara Locci per la sua impotenza.

Forse la sua furia omicida è nata proprio dopo aver tentato inutilmente di possedere fisicamente la Barbara Locci.

La sua impotenza, dal basso del suo corpo si sarebbe "elevata" verso la sua testa e il suo cervello, trasformandosi in una potentissima, lucida sete assassina.

Sete di vendetta e odio sordo verso le donne e verso gli uomini normo-dotati.

La sua mente deve essere letteralmente scoppiata quando si è accorto che non sarebbe mai riuscito a possedere una donna in un modo normale.

Nel 1974, dopo aver osservato furtivamente due ragazzi che si appartavano e si avviavano a fare l'amore, ha sceso un altro gradino della scala del suo inferno.

Uscito dal buio dei cespugli, sparava ai poveri Stefania Pettini e Pasquale Gentilcore.
Non contento, pugnalava la ragazza con 96 pugnalate al pube.
La profanava a spregio con un tralcio di vite.

Pareva che egli volesse dire: "Io non ho una vita sessuale normale...Non posso avere una donna come te, quindi ti posseggo lo stesso ma in modo diverso...anzi, volevi fare all'amore ma ora non potrai più farlo con gli altri, dopo di me...Io sarò il tuo ultimo uomo, per sempre."

Questa è la vera natura del mostro di Firenze; altro che compagni di merande "commercianti" facenti parte di una setta assetata di sangue!


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Per Sveva, questa di Davide Cannella è una tesi delle più probabili, anche se la pistola Berretta cal. 22 potrebbe benissimo essere stata raccolta dal mostro, dopo l'uccisione della Locci.

Acquattato nel buio a fare il guardone, come era solito fare negli anni della giovinezza, allorchè andava a trascorrere le estati nella casa di campagna della zia, abitante a Vinci, poteva aver visto tutto e, magari, avrebbe potuto anche riaccompagnare il bambino che si trovava addormentato nell'auto con i due amanti, dato che mai si è saputo chi lo avesse riportato fino alla soglia di casa.

Come invece, la pistola potrebbe ssere riaffiorata dopo uno dei numerosi incendi che egli appiccava nei campi della zona, per
causare scompiglio tra i contadini che lo avrebbero inseguito poi con le forche...
Da buon masochista, il pericolo lo eccitava sempre enormemente!
Forse anche di più che il guardare le coppie di innamorati, abbracciati in una automobile.

L'ipotesi, poi, che la pistola fosse andata a finire nelle mani del "Vampa" reggerebbe, se in effetti, come pensa Sveva, egli fosse stato veramente l'uomo col barroccio che portava le valigie della famiglia Scorpio avanti e indietro, da e per Vinci, durante le vacanze estive!

Considerando inoltre che, in casa del Pacciani, sono state trovate anche le giacche che Morty affermava di aver regalato agli "amici di Firenze" e, in più, i porta-sapone rosa e gli album da disegno provenienti dal camper dei due ragazzi tedeschi, sarebbe pure plausibile che Morty gli avesse affidato la pistola "in custodia".

Infatti, quando da Sveva gli fu chiesto se possedeva una pistola, egli aveva risposto con decisione: "Sì, ma non la tengo
qui!" intendendo per "qui" la località dove egli normalmente risiedeva.

E allora, bisognerebbe anche dedurne che, ogni qual volta il Lupo
avesse deciso di "uccidere", il Pacciani ne sarebbe stato al corrente. Sempre che Morty non avesse anche le chiavi di casa del Vampa o il libero accesso al garage o all'orto, dove, in seguito, per merito di una lettera anonima, furono ritrovati un proioettile ed un pezzo della famosa Berretta.

Del resto, senza le indicazioni fornitegli dal Vampa o da Vanni, come avrebbe potuto il "mostro", proveniente da fuori, arrivare così velocemente sul posto di incontro delle varie "coppiette" e svolgere i suoi "programmi" di morte in un lasso di tempo variabile da 12 minuti ad un massimo di mezz'ora, compresi i tempi necessari alle "escissioni" e alla "messa in posa" delle povere ragazze, disposte ogni volta con gambe e braccia allargate , in forma di X ?

Da tenere presente che i tempi dei vari delitti sono indicati con sufficiente chiarezza nelle immagini create nel 1984 dal Lupo e che già sono in possesso degli investigatori e della polizia!

(Quando poi il Lupo partiva per le sue escursioni omicide dalla Versilia, aveva la necessità di essere per forza a casa entro la mezzanotte, altrimente la madre lo avrebbe lasciato fuori dalla porta|)

Su altre cose, Sveva concorda pienamente con Cannella, poichè la motivazione primaria dei vari omicidi, parte proprio dalla consapevolezza di Morty di non essere capace, in situazioni "normali", di possedere una donna, specialmente se giovane e inesperta.

Dal momento che, proprio la "MADRE", ne aveva sempre condizionato le scelte mettendogli vicino donne molto più grandi di lui, che poi allontanava traumaticamente dal figlio quando accadeva che egli se ne innamorasse, si era creata in lui la convinzione di non potere più raggiungere l'appagamento sessuale, se non attraverso scenari di violenza e, specialmente,
tramite la vista del sangue.

Forse, anche per questo, egli, durante l'anno scolastico, cercava di introdursi nei bagni delle allieve per cercare
i tampax o i pannolini delle ragazze in mestruazione, adducendo come scusa che desiderava riprodurne "il colore esatto" per
utilizzarlo nelle proprie creazioni pittoriche!


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Così, tra il dire e il fare, siamo arrivati al settembre. Ormai i nostri lettori sanno quanto Sveva non riesca più a sopportare il caldo estivo, soprattutto in agosto, quando è già molto provata dai due mesi precedenti. Per di più, quest'anno, l'ottavo mese ha lasciato dietro di sé una larga scia di lutti e disperazione.

Sicuramente, quelli che hanno fatto parlare maggiormente, sono: l'uragano Katrina che ha colpito il golfo del Messico , devastando la Louisiana , il Mississipi e l'Alabama e principalmente le città di New Orleans, Biloxi e Gulfport.

Una immensa tragedia che ha messo in ginocchio gli Stati Uniti e che influirà negativamente sull'economia nazionale americana per moltissimi anni ; senza poter ancora conoscere, sia pure approssimativamente, il numero delle vittime; dato che alcune zone sono ancora completamente sommerse.

L'altro terrificante episodio, riguarda la strage in Iraq, voluta e rivendicata da Al Quaida, di oltre mille pellegrini fra i più di un milione che si erano recati in visita alla moschea di Al Kazimiya.

Diffondendo tra di loro la voce che alcuni kamikaze erano mescolati alla folla e si sarebbero fatti esplodere e sparando colpi di mortaio tra la gente, é stato seminato il panico che ha spinto molti di questi poveretti a gettarsi giù da un ponte sul fiume Tigri, calpestando tutti gli altri che ancora resistevano sulla strada.

Sono morti suprattutto bambini, le scarpette dei quali sono rimaste ammucchiate per terra, nello spazio fra le due spallette del ponte: centinaia e centinaia di paia di scarpe.

E di bambini ancora si è parlato, per i corpicini di neonati rinvenuti negli ultimi giorni di agosto nei cassonetti della spazzatura.

Come ci possiamo meravigliare di tutto questo "male" che si è così diffuso in ogni parte del mondo, se addirittura le madri sono le prime ad uccidere i propri figli!



continua

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