UN INVERNO A VENEZIA - 1983

Dopo l'attesa di una vita
mi sorprendi e mi prendi
nel crepuscolo assorto,
sotto l'ombra d'oro dei voli.
La commozione lega
con le sottili trame i sensi,
s'arrochisce la voce
nell'intrico quieto degli archi
che il gondoliere spezza con il grido.

Ci spia l'umido sguardo
di una donna moresca
dietro le persiane sconnesse
di un'altana traboccante di verde.
Suona sulle pietre consunte
veloce il passo
che conduce
la voluttà di averti.

Scopro i tesori sommersi
serpeggiando tra i pali
confitti nel tuo seno,
spinti nelle tue vene,
che t'iniettano
muschiosi oppiacei;
e dolce e pigra
cedi allo sguardo.

Trema di febbre il cuore,
trema di freddo
sulla prua del battello
che t'apre il grembo.
Onde prima divise,
avverse, ostili
e sempre ricongiunte
dentro la scia schiumosa del ricordo
sospingono i pensieri estranei
sotto il fondo
delle gondole ferme
e galleggia sopita
la voglia d'altro
che tuo non sia.

Dentro l'orbita vuota
le maschere hanno un senso:
un mistero che aleggia
all'altezza del volto,
un pulviscolo, quasi
di vetro di Murano
che buca il viso.

Mentre taglia il nevischio
trine bianche di marmi,
gela il fiato
al centro delle piazze,
posa greve sui pozzi
dove Colombina e Arlecchino
si specchiavano insieme.
Un ventaglio, ora assurdo
sogna le teche di velluto.

E andiamo! Nuovo Teseo
dentro il dedalo oscuro delle calli.
Stavolta il filo è lungo,
s'impiglia nelle guglie,
nei rostri
tra i graspi d'uva seccata al sole
tra i gomitoli vispi del cotone.

Nessuno mi risponde.
Televisori accesi
senza un occhio a guardare;
Venezia, devo andare!
Salirò fino in cima al campanile
e troverò la strada.

No, che dico... rimango.
Trovata ho la mia stanza,
un tiepido riposo dall'amore
lontana dagli sguardi
nell'umido ed acuto profumo
della muffa
che pervade ogni cosa consunta.
Una stanza nascosta ad arte
dove inverno non possa entrare...

M'illudo: sento il gelo che avanza.
È il destino dell'uomo
che non muta.
Dietro le finestre murate
che filtrano comunque
l'odore della morte,
resto, Venezia,
confusa e fusa in te,
senza rimedio
come te perduta.

Alberta Rossana Bianchi

"Donna alla finestra" opera di Virginio Bianchi
Dentro l'orbita vuota
le maschere hanno un senso ...
"Donna alla finestra"
opera di Virginio Bianchi